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  • Come riconoscere i problemi comportamentali di un bambino plusdotato

    Come riconoscere i problemi comportamentali di un bambino plusdotato

     Il talento è una caratteristica straordinaria di cui alcuni bambini sono dotati, ma che al tempo stesso può influenzarne la crescita sia sociale che emotiva.

    PROBLEMI DOVUTI AD UNO SVILUPPO ASINCRONO
    Si parla di sviluppo “asincrono” quando le competenze del bambino si sviluppano a velocità diverse; è possibile, infatti, che alcuni bambini plusdotati sviluppino preventivamente capacità intellettuali superiori rispetto ad altre abilità:

    • i bambini plusdotati possono essere in grado di comprendere intellettualmente i concetti astratti, ma non saperli affrontare emotivamente, generando così preoccupazioni per il futuro e per altre argomentazioni avanzate.
    • a livello fisico possono non essere in grado di completare alcuni compiti, che a livello intellettuale invece riescono ad apprendere pienamente, generando così frustrazione.
    • sono in grado di conversare con gli adulti su questioni avanzate, come il riscaldamento globale e la fame nel mondo, ma subito dopo possono anche mettersi a piangere perché il fratello ha rubato loro un giocattolo. Questi comportamenti contraddittori potrebbero confondere i genitori o gli adulti in generale, i quali a loro volta potrebbero reagire eccessivamente a comportamenti in realtà adeguati alla loro età.

    PROBLEMI DOVUTI AD ABILITÀ VERBALI E DI RAGIONAMENTO AVANZATE
    I bambini plusdotati sono in grado di leggere, parlare e scrivere ad un livello superiore rispetto a quello scolastico, ma tali capacità non sempre vengono usate in maniera positiva. Ad esempio:

    • possono essere polemici o manipolatori (a volte descritti come “piccoli avvocati“). È importante che gli adulti educhino questi bambini in maniera adeguata, a prescindere dai loro comportamenti e dal loro livello intellettuale superiore rispetto agli altri.
    • spesso tendono ad utilizzare l’astuzia per “prendersi gioco” dei genitori ed insegnanti.
    • l’utilizzo di un vocabolario avanzato e di uno spiccato senso dell’umorismo può portare ad un’incomprensione di questi bambini, che a loro volta potrebbero sentirsi respinti ed inferiori agli altri (per questo motivo preferiscono stare con adulti o bambini più grandi).

    PROBLEMI LEGATI AL PERFEZIONISMO ED ALLA SENSIBILITÀ EMOTIVA
    Alcuni bambini plusdotati possono diventare perfezionisti, aspettandosi di ottenere il massimo punteggio in ogni test e scaturendo a volte problemi comportamentali:

    • il perfezionismo può generare una paura di fallire, portando il bambino a non svolgere alcuni compiti o a evitare qualcosa di nuovo per evitare il fallimento.
    • alcune qualità del bambino plusdotato, quali in particolare un’ottima osservazione, immaginazione e la capacità di vedere oltre l’ovvio, potrebbero farlo sembrare un bambino timido, impedendogli di coinvolgersi in situazioni nuove, in modo da poter considerare prima tutte le implicazioni possibili relative ad esse.
    • i bambini plusdotati, prima di rispondere a domande o offerte, devono avere in mente tutti i dettagli circa queste ultime, apparendo cosi socialmente inattivi o timidi.
    • essendo molto sensibili, potrebbero prendere le critiche o le arrabbiature troppo sul personale e starci male per un tempo prolungato.
    • avendo una sensibilità ed un senso del giusto e sbagliato piuttosto sviluppati, se coinvolti troppo repentinamente in conversazioni relative a problematiche, quali guerre, bambini affamati, inquinamento, violenza ed ingiustizia, possono diventare introversi o ritirati ed addirittura soffrire di “depressione esistenziale“.

    Tutte queste caratteristiche dei bambini plusdotati possono farli sentire diversi rispetto agli altri. È dunque necessario far si che possano rapportarsi con bambini uguali a loro e con persone comprensive, in grado di capirli.

  • Come aiutare i bambini plusdotati con doppia diagnosi

    Come aiutare i bambini plusdotati con doppia diagnosi

    I bambini plusdotati sono bambini che presentano un quoziente intellettivo molto al di sopra della norma e rientrano nella categoria della “giftedness”. Quello che spesso non è risaputo, è che questi bambini possono avere una doppia diagnosi: oltre ad avere un Q.I. molto alto, possono presentare anche bisogni speciali o vere e proprie disabilità come disturbi del linguaggio e della comunicazione, disturbi dello spettro autistico, deficit di attenzione e/o iperattività, disturbi emotivi/comportamentali, disabilità fisiche, ecc…Questi bambini vengono infatti chiamati “2E”, che sta per “2 volte eccezionali” (o “doppiamente eccezionali”). Come molti bambini plusdotati, i bambini “2E” possono essere altamente esperti o avere un grande talento in un particolare dominio, tuttavia questa cosa può essere offuscata dalla loro disabilità o viceversa il loro talento può nascondere il fatto che dietro ci sia anche un bisogno speciale. Molto spesso infatti i bisogni di istruzione speciale di questi bambini vengono trascurati o identificati in tarda adolescenza! Questi bambini rischiano quindi di incontrare problemi nel contesto scolastico a causa della difficoltà a tenere il passo con le richieste scolastiche, con conseguenti prestazioni accademiche incoerenti e frustranti, nonostante possano essere altamente creativi, verbali, fantasiosi, curiosi e con forte capacità di problem-solving. Questa situazione può creare nei bambini “2E” dei forti vissuti emotivi negativi che li portano ad avere una scarsa autoefficacia, un basso livello di motivazione e ad essere etichettati come pigri e disorganizzati.
    Per poter sostenere i bambini “2E” è necessaria una forte collaborazione tra l’ambiente scolastico e quello famigliare, in modo da riconoscere i punti di forza del bambino e creare ambienti intellettuali, fisici, sociali ed emotivi che possano nutrire le loro capacità e sostenerli nelle difficoltà.
    Per quanto riguarda la scuola, è essenziale che vengano riconosciuti i punti di forza del bambino e vengano costruite “impalcature” per sostenere le loro debolezze in ambito didattico. È fondamentale che vengano istituiti dei percorsi individualizzati che possano far emergere le capacità di questi bambini. Potrebbe essere utile concentrarsi sui loro interessi speciali, perché i bambini “2E” (e non solo loro) traggono beneficio dal poter scegliere come dimostrare le loro conoscenze. È possibile stimolarli, partendo da un argomento che piace, per sviluppare abilità di base di cui possono essere carenti, attraverso un tipo di apprendimento basato su simulazioni, giochi di ruolo, attività pratiche (video, minecraft, lego, canzoni, arte…). Può essere utile in questi casi eliminare la ripetitività che normalmente caratterizza i percorsi scolastici, evitando metodi di insegnamento tradizionali, riducendo la mole di lavoro, alternando il lavoro individuale a quello in piccolo gruppo, usando strumenti visivi e grafici e tecnologie assistive in modo da rendere loro più semplice l’organizzazione. È importante inoltre organizzare lo spazio fisico: molto spesso infatti questi studenti possono presentare difficoltà in ambienti troppo illuminati, rumorosi, scomodi a causa di un’elevata sensibilità sensoriale. I genitori devono collaborare con la scuola per aiutare gli insegnanti a comprendere le esigenze fisiche, organizzative e di altro tipo dei loro figli. Ciò può includere:

    • l’identificazione della posizione ottimale in classe;
    • trovare un luogo alternativo e silenzioso per fare i test;
    • rispecchiare le stesse strategie organizzative a casa e a scuola, ecc.

    Tutte le strategie che vengono offerte agli studenti “2E” dovrebbero poter essere utilizzate anche dagli altri studenti per evitare che si sentano etichettati come diversi. È importante che nell’ambiente scolastico venga promosso il rispetto per le differenze individuali e venga evitato che i propri studenti diventino vittime di atti di bullismo. La scuola dovrebbe includere anche la formazione sulle competenze socio-emotive legate all’autoefficacia, alla motivazione, alla definizione degli obiettivi e alla gestione delle relazioni interpersonali in modo che gli studenti possano sentirsi liberi di esprimere sé stessi, le loro emozioni e possano gestire le difficoltà senza paura di essere rifiutati o di ricevere risposte negative.
    È molto importante che la scuola renda partecipi i genitori delle strategie utilizzate per favorire l’apprendimento dei loro figli e che ci sia quindi una collaborazione e uno scambio di informazioni reciproco. I genitori dovrebbero infatti sostenere i propri figli riconoscendone i punti di forza, le debolezze e lo stile di apprendimento e comunicarli alla scuola. È importante infatti che i genitori adottino uno stile collaborativo e non combattivo, per aiutare la scuola a comprendere il funzionamento del bambino e ottenere quindi gli interventi necessari per favorirne l’esperienza scolastica. Può essere utile condividere le osservazioni da casa sui punti di forza del proprio bambino e suggerire modi alternativi per farli emergere.
    Molti scienziati famosi, atleti e leader mondiali sono anch’essi “due volte eccezionali”. Usare la biblioterapia per trovare storie di persone di successo, aiuta i bambini a rendersi conto che altri come loro hanno superato sfide personali per raggiungere obiettivi importanti nella vita.
    In conclusione, se c’è una cosa che gli insegnanti e i genitori possono fare per aiutare i bambini “2E”, è aiutarli a identificare e nutrire i loro talenti e punti di forza. Comprendendo i propri talenti, i bambini “2E” costruiscono fiducia in sé stessi, creano identità positive e trovano amici con gli stessi interessi e che la pensano allo stesso modo. Questi sono elementi essenziali per affrontare le sfide, trovare un percorso di vita e poter inseguire i propri sogni!

     

  • Il “Locus of control”

    Il “Locus of control”

    Probabilmente molti di voi non avranno mai sentito parlare del locus of control, nonostante ognuno di noi lo sperimenti e lo utilizzi ogni giorno nella vita quotidiana. Si tratta, per definizione delle scienze psicologiche, della modalità con la quale un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano prodotti da suoi comportamenti o azioni, oppure da cause esterne indipendenti dalla sua volontà. In poche parole si tratta della nostra assunzione di responsabilità per gli eventi buoni o cattivi che ci capitano nella vita. Il locus of control di ognuno di noi può essere di due differenti tipi: interno oppure esterno. Le persone che si ritengono in grado di agire per massimizzare i risultati buoni e minimizzare quelli meno buoni possiedono un locus of control interno, invece coloro che si sentono maggiormente in mano al destino e alla fortuna e tendono a non riconoscersi artefici dei fallimenti o dei successi possiedono un locus of control esterno. 

    Dunque il locus of control appare molto importante nella nostra vita per valutare obiettivamente i nostri risultati e dove possibile riuscire a migliorarli cambiando qualcosa. Ma da dove trae origine questo meccanismo mentale?
    Secondo numerosi studi si sviluppa a partire dalle esperienze di apprendimento infantili tramite le quali alcune persone possono sviluppare un sistema di credenze interne che punta a migliorarsi costantemente, mentre altri tendono a sentirsi più trasportati dalla fortuna e dagli eventi esterni che non dipendono da loro. Il locus of control è tendenzialmente stabile, tuttavia quando si presentano eventi fortemente negativi o traumatici tende a spostarsi verso l’esterno.
    Partendo da questa definizione appare molto probabile che questo sistema di credenze possa influenzare in maniera significativa l’apprendimento e l’istruzione, difatti è molto diverso se ad esempio un bambino prende un brutto voto e lo giustifica come “causato dalla sfortuna” oppure se analizza obiettivamente la situazione prendendosi le proprie responsabilità e cercando la volta successiva di impegnarsi maggiormente dove è stato carente. Un locus of control interno sembra favorire quindi maggiormente un miglioramento ed un impegno costante a differenza di quello esterno, che ritenendo non dipendenti da noi gli eventi negativi o positivi non spinge all’impegno e al costante miglioramento; vero è che non mina l’autostima in caso di insuccesso, ma allo stesso tempo non fornisce feedback positivi fondamentali in caso di successo.

     

  • Le illusioni cognitive

    Le illusioni cognitive

    Un’illusione fa riferimento a un errore di percezione della realtà, a una distorsione della comprensione sensoriale o cognitiva causata dal modo con cui il nostro cervello è solito organizzare le informazioni che riceve dall’esterno. Le illusioni possono coinvolgere tutti i sensi, anche se le più note sono quelle ottiche, poiché la vista spesso prevarica gli altri; queste ultime portano a vedere figure dove non sono realmente presenti o a non vederle dove invece ci sono. L’illusione si differenzia dall’allucinazione per il fatto che in quest’ultima si percepisce qualcosa che non è empiricamente presente nella realtà in quel preciso luogo e in quel dato momento. L’illusione cognitiva risulta più “insidiosa” rispetto all’allucinazione, soprattutto se si fa riferimento a quelle illusioni del sapere che emergono dai pregiudizi culturali, o da conoscenze errate, o da informazioni incomplete che vanno a generare processi mentali capaci di modificare la realtà rendendola una verità assoluta. Le illusioni portano le persone a creare informazioni errate o fuorvianti, che possono andare a influenzare i comportamenti e a determinare conclusioni inaspettate considerando i dati esatti. Più precisamente questo genere di illusioni fa riferimento a una serie di percezioni alterate circa situazioni precise appartenenti alla realtà, la quale viene modificata in base alle azioni e, prima ancora, ai processi cognitivi di chi agisce. 

    Per capire meglio come funzionano le illusioni cognitive, viene di seguito presentato un breve esempio:
    Un samurai doveva affrontare una battaglia decisiva, era convinto della vittoria, ma i suoi soldati erano sfiduciati e pieni di timore poiché erano in inferiorità numerica. Il samurai li portò in un tempio e disse loro: “Lancerò questa moneta davanti alla statua del dio, se verrà testa vinceremo, se verrà croce perderemo”. Lanciò la moneta in aria e venne testa. I soldati si caricarono di entusiasmo e vinsero la battaglia. Dopo la vittoria un anziano si avvicinò al samurai e gli disse: “Ancora una volta è dimostrato che il destino non si può cambiare”. “Non mi sembra”, disse il samurai. E mostrò la moneta che recava testa su entrambi i lati.


    Dunque, le illusioni cognitive possono portare la persona ad agire, inconsciamente, sulla realtà in modo da renderla coerente con l’illusione stessa; infine, i risultati che derivano dai suoi comportamenti possono essere positivi o negativi, in grado di influenzare le credenze future della persona stessa.

     

  • Lo sviluppo cerebrale dai 0 ai 6 anni

    Lo sviluppo cerebrale dai 0 ai 6 anni

     La memoria

    Il primo tipo di memoria che i bambini piccoli manifestano nei primi anni di vita è quella esplicita, che si divide in memoria episodica (ricordo di esperienze) e in memoria semantica (ricordo di fatti). Inizialmente la memoria dei bambini risulta essere molto confusa, ma in grado di migliorare lentamente nel corso dello sviluppo. Mano a mano che il piccolo cresce aumenta la capacità di ricordare fatti e informazioni, incrementando anche l’abilità di prendere decisioni e di creare nuove idee. I genitori possono contribuire allo sviluppo della memoria del piccolo attraverso l’uso di semplici strategie, quali il racconto di una storia da parte del bambino, la ripetizione di alcune informazioni e l’uso di associazioni tra un dato e l’altro.
    Lo sviluppo emotivo
    Dopo la nascita, il bambino risulta già in grado di reagire alle emozioni della madre, dimostrando una capacità emotiva di base che col tempo aumenterà sempre più grazie, prima di tutto, alle interazioni con i genitori e, successivamente, con gli altri. Questa capacità è l’empatia, ovvero l’abilità a comprendere come un’altra persona si sente. Gli elementi importanti che derivano da tale abilità sono l’intelligenza intrapersonale, che fa riferimento al senso di sé e alla percezione delle proprie emozioni, e l’intelligenza interpersonale, ovvero la capacità di comprendere le emozioni e gli stati d’animo altrui. Esistono alcune fasi importanti che mostrano come si sviluppa l’intelligenza emotiva nei bambini molto piccoli: la prima di queste è il sorriso manifestato dal neonato a partire dai 2-3 mesi di vita, seguito dall’ansia da separazione intorno ai 9-10 mesi, dallo sviluppo delle abilità emotive (intelligenza inter e intrapersonale) intorno ai 18 mesi-2 anni, e dalla capacità di essere sempre più socievole con gli altri bambini, di condividere e di collaborare con loro a partire dai 3-4 anni. L’intelligenza emotiva risulta essere molto importante per lo sviluppo del bambino, in quanto lo porta a comprendere quello che prova, a gestire le proprie emozioni, a riconoscerle e a manipolarle.Inoltre, è anche coinvolta nell’apprendimento, poiché bambini emotivamente competenti risultano eccellere di più a scuola, dimostrando come il coinvolgimento emotivo aiuti a ricordare meglio informazioni acquisite precedentemente.
    Lo sviluppo della lingua
    Gli studiosi ritengono che i bambini nascano con una serie di strumenti linguistici innati che, con l’esposizione alla lingua madre o a più lingue, si sviluppano rapidamente, ampliando in tempi brevi il loro vocabolario di parole. La lettura di libri è una componente molto importante in questo periodo, poiché aiuta il bambino a sviluppare le proprie capacità cognitive e ad aumentare la conoscenza dei diversi vocaboli della lingua cui viene esposto. Intorno ai 18 mesi, il bambino inizierà a sviluppare le parti del cervello deputate all’apprendimento di una o più lingue e per questo motivo si consiglia di esporre il piccolo a più di queste possibili. Sono numerosi i benefici che possono trarre i bambini da questo tipo di apprendimento, come ad esempio il miglioramento delle capacità cognitive e la possibilità di espandere le proprie competenze comunicative.
    Sviluppo del cervello e capacità fisiche
    Ormai è noto come e quanto il cervello sia coinvolto nel controllo dei movimenti corporei. Lo sviluppo neuromotorio nel bambino si manifesta in due modi: vi sono le abilità motorie grossolane e le capacità motorie fini, che comprendono le capacità di eseguire movimenti sintonizzati e precisi. Le prime permettono al bambino di gattonare, di alzarsi e di camminare mano a mano che cresce; lo sviluppo motorio fine, invece, richiede più tempo e permette al bambino di manipolare gli oggetti e di compiere movimenti coordinati e precisi. La coordinazione occhio-mano è molto complicata per i bambini piccoli, dal momento che implica l’uso di informazioni provenienti dagli occhi necessarie per guidare il movimento delle mani; questa abilità sensoriale e motoria migliorerà man mano che il cervello diventa più veloce nel ricevere ed elaborare l’input sensoriale.
    Lesione cerebrale traumatica
    Quando un bambino prende un colpo alla testa, nella maggior parte dei casi, si tratta di una ferita superficiale in grado di guarire nell’arco di pochi giorni. Nonostante ciò, è sempre meglio accertarsi che il colpo non abbia provocato danni più profondi, che in un primo momento non sono evidenti, ma che possono diventare tali dopo alcuni giorni. Si raccomanda, quindi, di sincerarsi sempre che il bambino stia bene, monitorandolo o andando dal medico, e non manifesti i sintomi di un trauma cranico. Esistono due tipi di lesioni: esterne (a livello superficiale e cutaneo) e interne (più profonde). Le prime non sempre risultano gravi come possono sembrare inizialmente, mentre le seconde sono spesso quelle più pericolose e richiedenti un immediato controllo medico. Una delle lesioni cerebrali interne più conosciute e più comuni è la commozione cerebrale: essa si traduce in una perdita temporanea della normale funzione cerebrale, ma, se si verificano più commozioni cerebrali nel corso del tempo, queste possono portare a danni permanenti al cervello. I segni più comuni utili a riconoscere una commozione cerebrale sono i lividi sulla sua testa, le difficoltà a dormire, i pianti, l’irritabilità, il vomito, la perdita di interesse nel gioco e l’esibizione di comportamenti insoliti. In generale, i colpi alla testa rappresentano una situazione comune e normale del percorso di indipendenza del bambino, ma una maggiore protezione e una costante attenzione da parte dei genitori possono aiutare a prevenire eventuali disagi.

  • Le strategie della leadership

    Le strategie della leadership

    La leadership è considerata un insieme di abilità apprese che tutti i membri possono acquisire. Essa può dipendere da: un comportamento flessibile della persona, che consiste nella capacità di saper combinare l’abilità di parola e ascolto, di rispetto degli orari e di attenzione per i processi del gruppo; dall’abilità a diagnosticare quali comportamenti sono necessari in un particolare momento affinché il gruppo funzioni in modo efficace; infine, dalla capacità di impegnarsi e di adempiere questi comportamenti o di ottenere che altri li adempiano. Esistono differenti tipi di leader: alcuni risultano più efficaci rispetto ad altri nel raggiungimento degli scopi e nel mantenimento di un buon clima relazionale. Gli studiosi Johnson & Johnson hanno elaborato un grafico con lo scopo di individuare queste diverse tipologie, in base all’importanza attribuita alle relazioni con gli altri membri del gruppo e a quella attribuita al raggiungimento degli obiettivi. Il grafico è costituito dalle ascisse e dalle ordinate: sulle prime sono state collocate gli obiettivi, intesi in termini di volontà di raggiungimento, mentre sulle ordinate sono state collocate le relazioni. Gli studiosi, inoltre, hanno associato le diverse personalità proprie della leadership a differenti tipologie di animale, ciascuna delle quali descrive le caratteristiche e le modalità di agire tipiche del leader. 

    La foca
    La personalità tipica del leader che attribuisce molto valore alle relazioni e poco valore al raggiungimento degli obiettivi, viene descritta attraverso l’immagine di una foca. Questa persona fornisce un’attenzione smisurata ai bisogni degli altri membri, crea un’atmosfera confortevole e amichevole e lavora con un buon ritmo. Cerca di facilitare la comunicazione tra i membri del gruppo, di mediare i conflitti, di ridurre le tensioni e di fornire sostegno e apprezzamento. Ma raramente contribuisce al completamento del lavoro, concentrando le energie nel sincerarsi che i membri del gruppo interagiscano con cura e sostegno.
    Il lupo
    La personalità che attribuisce molta importanza sia alle relazioni che agli obiettivi viene identificata con il lupo. Il suo impegno consiste nel fornire e ricercare informazioni, nel riassumere e integrare ciò che i membri conoscono e nel controllare che tutti abbiano capito; cerca di facilitare la comunicazione, di mediare i conflitti e di incoraggiare gli altri membri a partecipare. In questo modo, gli scopi vengono raggiunti e le relazioni vengono mantenute sane all’interno del gruppo.
    Lo struzzo
    La personalità che viene rappresentata dallo struzzo attribuisce poca importanza alle relazioni e agli obiettivi: più precisamente, non contribuisce al raggiungimento degli scopi, non aiuta gli altri a costruire e a mantenere relazioni di lavoro efficaci e non compie tentativi affinché il lavoro del gruppo sia portato a termine; non si coinvolge, partecipa poco attivamente alla risoluzione dei problemi e non interagisce. Per questi motivi, tale personalità non ha alcuna influenza sul gruppo.
    Il castoro
    La personalità del castoro vede un impegno moderato nel raggiungimento degli obiettivi: alterna periodi di intenso lavoro a periodi di rilassamento. Allo stesso tempo mantiene relazioni moderate con i compagni: anche in questo caso si hanno periodi caratterizzati da un lavoro intenso sulle relazioni e periodi in cui il leader mostra indifferenza alle interazioni con gli altri. Spesso può arrivare a trascurare il raggiungimento dell’obiettivo per concentrarsi sul miglioramento delle relazioni di lavoro o viceversa; non cerca o non trova il modo per integrare le azioni necessarie per raggiungere gli scopi e mantenere buoni legami.
    L’ape
    Questo tipo di personalità attribuisce molta importanza agli obiettivi e poca alle relazioni. L’attenzione in questo caso è volta alla conclusione del lavoro, senza mostrare preoccupazione per le relazioni tra i membri. Fornisce informazioni e ricerca negli altri tutte le conoscenze necessarie per concludere il compito, riassume e dirige il lavoro del gruppo, assegnando i ruoli e infondendo energia agli altri membri, con lo scopo di raggiungere l’obiettivo il prima possibile.

     

  • Può la poesia trasformare la paura della letteratura in amore?

    Può la poesia trasformare la paura della letteratura in amore?

    Sempre meno ragazzi si rilassano leggendo libri, magari prima di andare a letto o in riva al mare. La lettura è sicuramente tra le cose meno preferite dalle nuove generazioni, in quanto possono contare su strumenti più tecnologici come telefoni e televisione. La lettura, a differenza di un film o una serie TV poi, richiede impegno e tempo finendo per risultare noiosa. Tuttavia la letteratura è molto importante per la formazione e per la cultura delle nuove generazioni…come fare quindi a far avvicinare i giovani ai libri? Secondo l’autore americano Jason Reynolds un possibile mezzo da utilizzare è rappresentato dalla poesia. Reynolds afferma come l’avvicinarsi ad una cosa che ci incute timore e che preferiamo evitare sia molto difficile, così come ad esempio una persona può avere paura dei cani…e gli adolescenti d’oggi possono averla della letteratura: difficilmente otterremmo dei risultati se ci presentassimo con un branco di pitbull dalla persona che ha paura dei cani, ma, forse, potremmo ottenere qualcosa se casualmente facessimo incontrare a questa persona dei simpatici cuccioli innocui che possono dar solo affetto. Secondo questo stesso principio, per i ragazzi che temono i grossi libri da leggere si potrebbe presentare loro piccole poesie per stimolarli alla scoperta del mondo della letteratura: il ritmo piacevole, gli spazi, le pause e la brevità delle poesie potrebbe far sì che la letteratura non sembri più così minacciosa. In questo modo l’idea minacciosa della lettura può iniziare a ristrutturarsi nella mente dei ragazzi che, incuriositi, inizierebbero ad avvicinarsi sempre più a questo mondo.
     

  • Lo sviluppo della leadership

    Lo sviluppo della leadership

    Negli ultimi anni i cambiamenti verificatesi all’interno dei diversi contesti ambientali hanno messo sempre più a dura prova le capacità di apprendimento degli individui: infatti, le modalità attraverso cui è possibile apprendere e accrescere le proprie conoscenze dovrebbero avvenire in tempi molto più rapidi e sempre più ristretti per favorire lo sviluppo non solo del contesto in cui è collocata la persona, ma anche di quest’ultima. Il processo di apprendimento e di sviluppo dell’individuo deve essere considerato come il risultato di una relazione e di uno scambio tra la persona, avente tutte le caratteristiche proprie che la rendono unica, come le capacità cognitive, quelle socio-relazionali, affettive ed emozionali, e l’ambiente in cui è collocata, che può riferirsi alla famiglia, alla scuola, etc. I modi con cui è possibile apprendere possono essere spiegati attraverso tre modelli principali:

    • il modello competitivo, secondo cui ogni sforzo da parte di una persona tende a ridurre la possibilità di conseguire gli obiettivi da parte degli altri (“se tu vinci, io perdo/se io vinco, tu perdi”);
    • il modello individualistico, secondo cui il conseguimento dei propri obiettivi non influisce o ostacola il conseguimento degli obiettivi da parte degli altri (“siamo tutti qui, soli/ognuno lavora per sé”);
    • infine, il modello cooperativo, secondo il quale gli sforzi orientati all’obiettivo da parte di ciascuna persona contribuiscono al conseguimento degli obiettivi anche da parte dei compagni (“affondiamo o nuotiamo insieme”).

    Quest’ultimo modello di apprendimento si basa sull’interazione all’interno di un gruppo di persone che collaborano al fine di raggiungere un obiettivo comune attraverso un lavoro di approfondimento, che porterà alla costruzione di nuova conoscenza. Gli studiosi David e Johnson hanno approfondito questo modello identificando cinque competenze necessarie per effettuare un lavoro di gruppo efficace: la leadership, la comunicazione, la gestione dei conflitti, la capacità di prendere decisioni e la fiducia tra i membri del gruppo. Ci focalizzeremo in particolare sulla leadership.

    La leadership distribuita
    La leadership è considerata un insieme di abilità apprese che tutti i membri possono acquisire. Essa può dipendere da:

    • un comportamento flessibile della persona, che consiste nella capacità di saper combinare l’abilità di parola e ascolto, di rispetto degli orari e di attenzione per i processi del gruppo;
    • dall’abilità a diagnosticare quali comportamenti sono necessari in un particolare momento affinché il gruppo funzioni in modo efficace;
    • infine, dalla capacità di impegnarsi e di adempiere questi comportamenti o di ottenere che altri li adempiano.

    Lo scopo principale è quello di mettere in atto una serie di azioni volte ad aiutare il gruppo a svolgere il proprio compito, mantenendo al contempo buone relazioni tra i membri che lo costituiscono. Le funzioni della leadership sono valide se contribuiscono all’efficacia del gruppo nell’esecuzione del compito (raggiungimento di un obiettivo comune); se favoriscono relazioni di gruppo funzionali al conseguimento di un compito successivo qualitativamente superiore (mantenimento di buone relazioni); e infine, se ogni componente del gruppo ha ricoperto tali funzioni. La leadership distribuita viene applicata in quei gruppi in cui si predilige la cooperazione tra i membri: in questo caso, ciascuna persona appartenente è in grado di apprendere dagli altri o alle diverse situazioni che si presentano, di mettersi in gioco e di rendersi disponibile alle esigenze, in modo da raggiungere insieme agli altri l’obiettivo comune. Nel gruppo cooperativo non viene scelto un solo leader, ma tutti i membri esercitano le competenze di leadership quando è necessario. Al contrario, nei gruppi tradizionali un unico individuo viene scelto dal gruppo per ricoprire il ruolo di leader: egli è responsabile dell’esecuzione e del completamento dei diversi compiti; esercita tutte le competenze proprie della leadership e assegna i compiti e i ruoli a ciascuna persona del gruppo.

     

  • Litterati: un’app per pulire il pianeta

    Litterati: un’app per pulire il pianeta

    Jeff Kirschner è il creatore di un’applicazione ormai diffusa in tutto il mondo, che rende la pulizia del pianeta un gioco per tutti. Il suo scopo è quello di rendere il pianeta un luogo senza immondizia e con la creazione di Litterati ha dato vita a una comunità sempre più grande, che condivide lo stesso sogno e contribuisce giorno dopo giorno a renderlo possibile. L’idea di avviare questa iniziativa fu pensata da Kirschner durante una passeggiata insieme ai suoi due figli: ipotizzò che se tutti quanti iniziassero a raccogliere una certa quantità di rifiuti da terra, si arriverebbe ad avere un mondo più pulito. Attraverso il suo profilo Instagram, Kirschner ha iniziato a condividere le immagini dei rifiuti che trovava per terra e a buttarli dopo aver pubblicato la foto: facendo così, si è reso conto che non solo contribuiva a rendere più pulito il pianeta, documentando il suo impatto positivo sull’ambiente, ma spingeva altri a fare come lui. Da qui, l’ispirazione di creare una comunità attraverso un’applicazione che portasse le persone di tutto il mondo a dare il proprio contributo. Ogni foto che veniva scattata e pubblicata raccontava la storia di quel rifiuto grazie a una serie di informazioni che la app rendeva note: era possibile sapere chi aveva raccolto che cosa, quando lo aveva fatto e in quale luogo. In questo modo sono stati individuati tutti i posti in cui i vari rifiuti venivano raccolti e di come Litterati si sia diffusa giorno dopo giorno. Un altro obiettivo importante che si è posto Kirschner è stato quello di scoprire la tipologia di rifiuti presenti nelle strade, in modo da intervenire su quegli aspetti e su quelle azioni che possono essere modificati a priori, evitando una dispersione di rifiuti inquinanti nell’ambiente. Ad esempio, la città di San Francisco ha voluto stimare la quantità di immondizia proveniente dalle sigarette e, attraverso un’indagine, ha stabilito una tassa sulla vendita di questi prodotti, ottenendo una denuncia da parte dei tabacchifici. Grazie alla possibilità di localizzare i mozziconi di sigarette, attraverso Litterati sono stati ottenuti dei dati e delle prove che hanno permesso di creare un incasso annuo ricorrente di quattro milioni di dollari utilizzati in seguito per ripulire San Francisco. Kirschner sostiene inoltre che i rifiuti di ogni città presentino quella che lui definisce un’impronta, che è considerata sia la causa che la soluzione al problema dell’inquinamento. Infatti, i marchi famosi dei prodotti, che dopo il loro uso vengono trasformati in rifiuti, potrebbero contribuire a non inquinare l’ambiente, adottando comportamenti più sostenibili, ad esempio utilizzando materiali riciclabili per i loro incarti. 

    Quello di Kirschner è un sogno comune a molte persone nel mondo, dal momento che a tutti è chiara la situazione ambientale che coinvolge l’intero pianeta: sono numerose le iniziative che, come la sua, tentano di coinvolgere le persone a riciclare i rifiuti e a pulire le strade, cercando anche di intimare i grandi marchi a produrre in modo più sostenibile. In molti paesi sono stati fatti dei grandi passi in avanti, ma in molte parti del pianeta la situazione rimane ancora critica, peggiorando di giorno in giorno. Quella che manca è la conoscenza e la consapevolezza delle conseguenze a cui possono portare comportamenti di per sé insignificanti, come buttare per terra un mozzicone di sigaretta o un pezzo di carta, i quali nel corso degli anni diventano sempre più ripetitivi e diffusi, spargendosi a macchia d’olio su tutta una comunità e, successivamente, su un paese intero. È necessaria un’educazione che renda consapevoli e consce le persone circa la situazione attuale dell’inquinamento ambientale, affinché vengano informate sugli eventuali cambiamenti in positivo o in negativo resi possibili dai comportamenti di ciascuno. È importante rendere noto che chiunque ha la possibilità di mettersi in gioco e di prendere l’iniziativa, ponendosi come esempio per altri, proprio come ha fatto Kirschner. Anche se tutti sono importanti per migliorare il mondo, particolare importanza viene data ai bambini: a loro può essere insegnata la differenza che ognuno può fare sia singolarmente che in un piccolo gruppo, dando rilievo all’impatto positivo sull’ambiente e ai cambiamenti a lungo termine che si possono ottenere per preservare il loro e il nostro futuro.

     

  • La tombola delle sillabe e delle parole

    La tombola delle sillabe e delle parole

    Le modalità di apprendimento dei bambini che frequentano la prima classe della scuola primaria risultano essere molto diverse e disomogenee tra loro: non tutti gli alunni affrontano ugualmente le nuove richieste scolastiche, alcuni di loro possono essere ancora poco abituati ai cambiamenti che gli si presentano. In generale, le attività più complesse con le quali i piccoli si confrontano nei primi mesi scolastici sono la lettura e la scrittura, due competenze che vengono acquisite attraverso la successione di diverse fasi, raggiunte con tempi e modi differenti gli uni dagli altri. Per alcuni bambini l’acquisizione di queste competenze può richiedere più tempo e risultare maggiormente difficoltosa, nonché provocare il conseguente ritardo all’accesso alla lettura e alla scrittura; in questi casi è molto importante facilitare il processo di acquisizione di tali abilità e dare la possibilità a ciascun bambino di progredire con gli stessi tempi dei coetanei. Con questo obiettivo è stata creata la Tombola delle sillabe e delle parole, che sfrutta le attività ludiche per aiutare i piccoli a migliorare nel riconoscimento e nella memorizzazione di sillabe e parole.

    Che cos’è?
    La Tombola delle sillabe e delle parole è uno strumento operativo che si propone di intervenire a livello fonologico e metalinguistico, con lo scopo di effettuare un lavoro di rinforzo e di recupero in coloro che presentano difficoltà, disturbi o ritardi dell’apprendimento. Ciò viene effettuato attraverso una serie di attività ludiche (non solo la Tombola, ma anche Memory, Trova l’intruso, …) che spingono i bambini a identificare e memorizzare le sillabe e le parole. I partecipanti hanno la possibilità di manipolare le tesserine, di accostarle le une alle altre, di verificarne la somiglianza e di collocarle al loro posto sulle cartelle: inoltre, grazie alle immagini presenti sul retro delle tessere, essi possono rievocare alcune parole che iniziano con una certa sillaba, promuovendo l’abilità di recupero lessicale. Tutte le attività possono essere effettuate a casa, a scuola o in contesto riabilitativo. Il gioco è costituito da cinque tipologie di tombola (Azzurra/Rosa/Verde/Viola per le sillabe e Arancione per l’abbinamento di parole e immagini) con le relative cartelle e le corrispondenti tessere-sillabe e tessere-parole. Le cartelle si succedono in base al livello di difficoltà: la più semplice è la Tombola Azzurra, che favorisce la memorizzazione delle varie consonanti, seguita da quella Rosa, Verde, Viola e Arancione. Quest’ultima propone un compito di abbinamento di immagini alle parole, incoraggiando la lettura automatica del bambino.

    Come si gioca?
    La Tombola, più familiare e gradita ai bambini, viene effettuata con le regole classiche del gioco. Si distribuiscono una o due cartelle ai partecipanti, considerando che, in base alle cartelle utilizzate, si dovranno selezionare le tessere corrispondenti (se si utilizzano la Tombola Azzurra e quella Verde, si selezionano le tessere azzurre e verdi e le altre si lasciano da parte). A turno ciascun partecipante pescherà una tessera, leggerà ad alta voce la sillaba scritta, quindi osserverà le immagini sul retro. Tutti i bambini dovranno cercare e trovare la sillaba sulla loro cartella; la tessera viene poi consegnata al bimbo che la trova per primo, il quale la posizionerà sulla cartella sopra la sillaba uguale. Vince chi fa tombola, quindi chi completa tutta la cartella. Per arricchire il gioco, i partecipanti possono essere incoraggiati a ripetere di volta in volta le varie sillabe e a denominare le figure, in modo tale da favorire ulteriormente il consolidamento della fusione sillabica e la precisione nel denominare le diverse immagini. Si può giocare con un solo bambino o con piccoli gruppi di partecipanti aventi competenze omogenee: in compagnia, si favorisce la collaborazione, l’ascolto delle risposte dei compagni, l’apprendimento dagli errori altrui e si assicura il divertimento. Inoltre, spinti dalla motivazione a vincere, i bambini beneficeranno del lavoro di gruppo sentendosi più stimolati ad apprendere in un contesto ludico.