I bambini plusdotati sono bambini che presentano un quoziente intellettivo molto al di sopra della norma e rientrano nella categoria della “giftedness”. Quello che spesso non è risaputo, è che questi bambini possono avere una doppia diagnosi: oltre ad avere un Q.I. molto alto, possono presentare anche bisogni speciali o vere e proprie disabilità come disturbi del linguaggio e della comunicazione, disturbi dello spettro autistico, deficit di attenzione e/o iperattività, disturbi emotivi/comportamentali, disabilità fisiche, ecc…Questi bambini vengono infatti chiamati “2E”, che sta per “2 volte eccezionali” (o “doppiamente eccezionali”). Come molti bambini plusdotati, i bambini “2E” possono essere altamente esperti o avere un grande talento in un particolare dominio, tuttavia questa cosa può essere offuscata dalla loro disabilità o viceversa il loro talento può nascondere il fatto che dietro ci sia anche un bisogno speciale. Molto spesso infatti i bisogni di istruzione speciale di questi bambini vengono trascurati o identificati in tarda adolescenza! Questi bambini rischiano quindi di incontrare problemi nel contesto scolastico a causa della difficoltà a tenere il passo con le richieste scolastiche, con conseguenti prestazioni accademiche incoerenti e frustranti, nonostante possano essere altamente creativi, verbali, fantasiosi, curiosi e con forte capacità di problem-solving. Questa situazione può creare nei bambini “2E” dei forti vissuti emotivi negativi che li portano ad avere una scarsa autoefficacia, un basso livello di motivazione e ad essere etichettati come pigri e disorganizzati.
Per poter sostenere i bambini “2E” è necessaria una forte collaborazione tra l’ambiente scolastico e quello famigliare, in modo da riconoscere i punti di forza del bambino e creare ambienti intellettuali, fisici, sociali ed emotivi che possano nutrire le loro capacità e sostenerli nelle difficoltà.
Per quanto riguarda la scuola, è essenziale che vengano riconosciuti i punti di forza del bambino e vengano costruite “impalcature” per sostenere le loro debolezze in ambito didattico. È fondamentale che vengano istituiti dei percorsi individualizzati che possano far emergere le capacità di questi bambini. Potrebbe essere utile concentrarsi sui loro interessi speciali, perché i bambini “2E” (e non solo loro) traggono beneficio dal poter scegliere come dimostrare le loro conoscenze. È possibile stimolarli, partendo da un argomento che piace, per sviluppare abilità di base di cui possono essere carenti, attraverso un tipo di apprendimento basato su simulazioni, giochi di ruolo, attività pratiche (video, minecraft, lego, canzoni, arte…). Può essere utile in questi casi eliminare la ripetitività che normalmente caratterizza i percorsi scolastici, evitando metodi di insegnamento tradizionali, riducendo la mole di lavoro, alternando il lavoro individuale a quello in piccolo gruppo, usando strumenti visivi e grafici e tecnologie assistive in modo da rendere loro più semplice l’organizzazione. È importante inoltre organizzare lo spazio fisico: molto spesso infatti questi studenti possono presentare difficoltà in ambienti troppo illuminati, rumorosi, scomodi a causa di un’elevata sensibilità sensoriale. I genitori devono collaborare con la scuola per aiutare gli insegnanti a comprendere le esigenze fisiche, organizzative e di altro tipo dei loro figli. Ciò può includere:
- l’identificazione della posizione ottimale in classe;
- trovare un luogo alternativo e silenzioso per fare i test;
- rispecchiare le stesse strategie organizzative a casa e a scuola, ecc.
Tutte le strategie che vengono offerte agli studenti “2E” dovrebbero poter essere utilizzate anche dagli altri studenti per evitare che si sentano etichettati come diversi. È importante che nell’ambiente scolastico venga promosso il rispetto per le differenze individuali e venga evitato che i propri studenti diventino vittime di atti di bullismo. La scuola dovrebbe includere anche la formazione sulle competenze socio-emotive legate all’autoefficacia, alla motivazione, alla definizione degli obiettivi e alla gestione delle relazioni interpersonali in modo che gli studenti possano sentirsi liberi di esprimere sé stessi, le loro emozioni e possano gestire le difficoltà senza paura di essere rifiutati o di ricevere risposte negative.
È molto importante che la scuola renda partecipi i genitori delle strategie utilizzate per favorire l’apprendimento dei loro figli e che ci sia quindi una collaborazione e uno scambio di informazioni reciproco. I genitori dovrebbero infatti sostenere i propri figli riconoscendone i punti di forza, le debolezze e lo stile di apprendimento e comunicarli alla scuola. È importante infatti che i genitori adottino uno stile collaborativo e non combattivo, per aiutare la scuola a comprendere il funzionamento del bambino e ottenere quindi gli interventi necessari per favorirne l’esperienza scolastica. Può essere utile condividere le osservazioni da casa sui punti di forza del proprio bambino e suggerire modi alternativi per farli emergere.
Molti scienziati famosi, atleti e leader mondiali sono anch’essi “due volte eccezionali”. Usare la biblioterapia per trovare storie di persone di successo, aiuta i bambini a rendersi conto che altri come loro hanno superato sfide personali per raggiungere obiettivi importanti nella vita.
In conclusione, se c’è una cosa che gli insegnanti e i genitori possono fare per aiutare i bambini “2E”, è aiutarli a identificare e nutrire i loro talenti e punti di forza. Comprendendo i propri talenti, i bambini “2E” costruiscono fiducia in sé stessi, creano identità positive e trovano amici con gli stessi interessi e che la pensano allo stesso modo. Questi sono elementi essenziali per affrontare le sfide, trovare un percorso di vita e poter inseguire i propri sogni!

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