Tag: bambini gifted

  • Caratteristiche degli studenti gifted

    Caratteristiche degli studenti gifted

    Gli studenti gifted si differenziano dai coetanei per diverse caratteristiche peculiari. Per esempio possono mostrare una precocità nella lettura (o in altre abilità strumentali) con un livello di abilità doppia rispetto ai coetanei ed utilizzano un vocabolario avanzato. Hanno una capacità di memoria molto alta e si distinguono anche per velocità di apprendimento di nuove informazioni. I bambini gifted sperimentano situazioni di così intensa concentrazione nelle attività eseguite, tali da non accorgersi dell’ambiente circostante. Presentano un ampio spettro di interessi e di curiosità, trovandosi spesso coinvolti contemporaneamente in più iniziative. Hanno una forte abilità di pensiero critico ed astratto, elaborano informazioni complesse in rapporto all’età e, per questo, preferiscono relazionarsi con adulti e persone più grandi di loro. I bambini gifted sono molto creativi ed esplorano approcci alternativi di fronte alle difficoltà incontrate.
    Al fine di un’identificazione precoce dei bambini gifted, esistono alcune caratteristiche che emergono fin dalla prima infanzia. I bambini ad alto potenziale cognitivo riescono a riconoscere precocemente le figure di riferimento, hanno reazioni intense in risposta ai rumori ed al dolore e hanno un ridotto bisogno di dormire. Presentano un alto livello di attività ed alta capacità di attenzione e di memoria. Si distinguono dai coetanei per uno spiccato interesse per i libri, elevata curiosità, entusiasmo negli apprendimenti e per la velocità con cui riescono ad imparare. Fin da piccoli riescono ad intraprendere ragionamenti di tipo astratto e di problem-solving. Dal punto di vista emotivo, i bambini gifted si caratterizzano per un’alta sensibilità.
    In conclusione, facendo riferimento al mondo della scuola, gli studenti gifted emergono per un’estrema curiosità, idee stravaganti, alta capacità inventiva, utilizzo di astrazioni nei ragionamenti, preferenze relazionali con gli adulti ed entusiasmo nell’apprendere e conoscere sempre più concetti, informazioni ed abilità pratiche.

  • La curiosità come predittore del successo scolastico

    La curiosità come predittore del successo scolastico

    La curiosità, strettamente connessa alla ricerca, all’esplorazione e al desiderio di eventi nuovi e stimolanti, negli ultimi anni è stata anche collegata alla felicità, alla creatività, a relazioni intime soddisfacenti, ad una maggiore crescita personale e ad un maggiore valore alla vita. Purtroppo, però, nelle scuole odierne gli insegnanti tendono a sottovalutarla, non incoraggiando gli alunni ad essere desiderosi di apprendere e preoccupandosi unicamente di portare a termine il programma scolastico prefissato ad inizio anno.
    La curiosità è anche quasi totalmente assente intesa come dote o talento “innato”, come viene sottolineato nell’articolo “Come allevare un genio” della Scientific American. Esso descrive uno studio condotto per 45 anni su bambini che all’età di 12 anni avevano ottenuto punteggi elevati ai test avanzati, supportati poi, durante il loro percorso scolastico, da programmi di arricchimento come il “Center for Talented Youth” della John Hopkins University (che vanta anche come ex alunni Zuckerberg e Lady Gaga). Dai risultati è stato confermato quanto atteso dai ricercatori: questi bambini sono cresciuti diventando adulti brillanti. La maggior parte ha conseguito il dottorato in alcune delle università migliori del mondo, altri invece hanno ottenuto risultati letterari e scientifico-tecnici impressionanti, quali brevetti e pubblicazione di libri. Si evince dunque come i primi punteggi ai test avanzati, e in particolare l’aspetto cognitivo, possa essere considerato un indicatore del talento, il quale deve essere certamente supportato.
    In un altro studio durato 30 anni, detto “Fullerton Longitudinal Study”, i partecipanti erano bambini di un anno, scelti sulla base di criteri quali un peso normale e la totale assenza di anomalie visive e neurologiche – non quindi unicamente sulla base dei punteggi ottenuti a test avanzati-.
    Le valutazioni sono state poi effettuate nel corso del tempo attraverso una serie di variabili in diversi contesti, come ad esempio il rendimento scolastico, il QI, la leadership e la felicità. Dai risultati è emerso come i bambini dotati intellettualmente (con un QI maggiore di 130) non differivano dal gruppo di confronto per quanto riguardava il loro funzionamento comportamentale, sociale ed emotivo, ma per quello sensoriale, motorio e per la loro capacità di comprendere il significato delle parole e di comunicare con il mondo esterno, ottenendo così performance migliori in diverse aree tematiche alle elementari. Anche i genitori di questi bambini sostenevano come fossero maggiormente stimolati nel richiedere lo svolgimento di attività extracurricolari intellettuali. Da ciò è possibile sottolineare come questi bambini siano maggiormente coinvolti nell’ambiente e come quindi riescano a trarne maggiore beneficio. Inoltre è emerso anche che studenti con una spiccata curiosità abbiano sovra performato i loro coetanei in risultati educativi, come matematica, lettura e risultati universitari. La curiosità, dunque, può essere considerata un predittore fondamentale del successo scolastico, e insieme alla motivazione intrinseca, dovrebbe essere vista come criterio necessario per aumentare la selezione degli studenti in programmi per persone dotate e di talento. Le attività scolastiche che stimolano gli studenti all’apprendimento e alla curiosità sono attività nuove, complesse, che consentono una maggiore autonomia e scelta e che li incoraggiano a porsi domande, fare ipotesi e acquisire maggiore padronanza, anziché il classico test in stile di giudizio. Anche l’ambiente familiare, oltre a quello scolastico, è fondamentale; infatti anche i genitori possono far sì che i bambini sviluppino una maggiore curiosità e motivazione intrinseca alla scienza o più in generale all’apprendimento, coinvolgendoli in nuove esperienze stimolanti, quali per esempio visite ai musei. In sintesi, dallo studio di Fullerton, è possibile affermare come la dote non sia casuale, ma sia frutto di un processo di sviluppo che richiede una stretta coesione tra capacità cognitive, motivazione, curiosità ed ambienti che plasmano il bambino.

  • Comprensione della complessità emotiva di un bambino plusdotato

    Comprensione della complessità emotiva di un bambino plusdotato

    Può accadere spesso che il lato emotivo del bambino plusdotato venga trascurato.
    Nel rapporto con i coetanei, i bambini plusdotati non si sentono “più” degli altri, bensì diversi: il mondo viene spesso visto in modo diverso da questi bambini, presenta caratteristiche opprimenti e viene percepito maggiormente.
    Questi bambini sono dotati di una significativa complessità emotiva che viene espressa in vari modi:
    • Intensità dei sentimenti amplificata, sia positivi che negativi.
    • Le emozioni vengono espresse anche a livello somatico, sul corpo.
    • Maggiore autocoscienza. Essendo più consapevoli emotivamente, di solito, sono anche più consapevoli di se stessi e dell’effetto che possono avere sulle altre persone o di come appaiono ai loro occhi. Questo può portare a maggiore timidezza o a sentimenti di inferiorità dovuti a fenomeni di frequente autocritica.
    • Memoria affettiva molto sviluppata. Questi bambini tendono a ricordare molto vividamente eventi che hanno suscitato particolari emozioni, tendendo a riviverle e a percepirle anche molto successivamente.
    • Maggiore ansia. Questi bambini spesso sono predisposti alla preoccupazione.
    • Depressione e consapevolezza della propria possibile mortalità. Questi bambini contemplano argomenti legati alla morte e questo accade anche quando non si è ancora pronti a far fronte a questi pensieri.
    • Forte empatia e attaccamento verso il prossimo. Spesso si preoccupano per gli altri e dimostrano maggiore sensibilità nelle relazioni.

    Molte volte la loro complessità emotiva viene interpretata erroneamente come instabilità, dato che nella società occidentale è radicata la convinzione che intelletto ed emozioni siano entità separate.
    Cercare però di eliminare o denigrare la loro complessità emotiva, potrebbe minare la loro stessa dote. Bisognerebbe insegnare a questi bambini a percepire e a vivere la loro maggiore sensibilità come una parte normale della loro personalità, creando intorno a loro un ambiente di accettazione.
    Di fondamentale importanza nell’educazione di un figlio plusdotato, è la comprensione della coerenza e dell’appropriatezza nel seguire un sistema di regole, insieme all’incoraggiamento per aprirsi emotivamente senza minimizzare ciò che prova.
    Data la tendenza all’autocritica di questi bambini, i genitori possono aiutarli non enfatizzando eccessivamente i successi scolastici o premiandoli specialmente per l’impegno impiegato, piuttosto che per il risultato stesso.
    Crescere un bambino plusdotato non è sicuramente facile, ma invece di essere frustati dal compito, è bene cercare informazioni, consigli o anche consulenza professionale a seconda delle necessità.
    In conclusione risulta fondamentale far accettare al bambino il suo ricco e variopinto mondo interiore.

     

  • 3 dubbi tipici dei genitori che hanno figli plusdotati

    3 dubbi tipici dei genitori che hanno figli plusdotati

    Nessun genitore conosce le risposte a tutto e quando il bambino si distingue da ciò che è “tipico”, viene intensificata tutta la normale angoscia e confusione genitoriale.
    Osserviamo tre dei principali dubbi che generalmente affliggono i genitori di questi bambini:

    1. Potrei fargli del male a causa delle mie scelte?
      Molti pensieri affollano la mente dei genitori: che i loro figli non possano essere felici, che non possano raggiungere il loro effettivo potenziale, che non possano avere amici e in futuro relazioni. Va ricordato però che non ci sono garanzie nel crescere i bambini, si può fare tutto nel modo giusto e ottenere comunque effetti non previsti, non esiste infatti una corrispondenza tra buona genitorialità e grandi risultati.
    2. Bisognerà lottare per una migliore situazione scolastica? 

      L’idea chiave da tenere presente è che la scuola non è mai perfetta. Il tentativo di rendere la vita dei figli priva di infelicità, lotte ed esperienze difficili, porterà ad una carenza di capacità di recupero: perciò il compito del genitore sarà quello di collaborare con la scuola, così da ottenere la migliore esperienze possibile nei limiti del sistema.
    3. Come posso crescere un figlio “molto più intelligente di me”?
      
Innanzitutto bisogna ridefinire il proprio concetto di intelligenza e tenere presente che i bambini adesso stanno crescendo in un mondo diverso rispetto a quello dei genitori, venendo esposti alle idee degli adulti molto prima rispetto ai tempi passati. Inoltre non è l’intelligenza a rendere i genitori “perfetti”: la buona genitorialità prospera nell’amore, nella pazienza e nell’educazione che vengono donati al bambino. Esiste inoltre la possibilità di avere aiuti professionali competenti nel caso ci fosse bisogno di aiuto.

     

  • Sbloccare il potenziale di bambini plusdotati con ADHD

    Sbloccare il potenziale di bambini plusdotati con ADHD

    Molti bambini con ADHD ottengono spesso punteggi elevati ai test del QI e risultano chiaramente più intelligenti di quanto mostri il loro andamento scolastico.

    La rivista ADDitude, fonte di importanti notizie e informazioni rilasciate da esperti riguardo il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, ci spiega come questi bambini definiti “2E”, ovvero “due volte eccezionali”, presentino dei bisogni speciali accanto a un livello intellettivo molto alto, ovvero una doppia diagnosi. Per questi bambini la scuola può rappresentare una fonte di disagio, in quanto spesso i loro “doni” ne mascherano i bisogni speciali o, al contrario, i loro bisogni speciali nascondono le loro capacità. Avere un QI elevato, infatti, non è sempre sufficiente per avere successo a scuola e molti non si rendono conto di questo aspetto. Gli studenti “2E”, come afferma Linda Neumann, editrice della newsletter “2E-due volte eccezionali”, possono presentare ad esempio difficoltà a trasferire i loro pensieri sulla carta, a scrivere in modo leggibile, a fare calcoli in modo accurato, a rimanere organizzati e a seguire istruzioni dettagliate, sembrando quindi distratti o pigri anche se in realtà si stanno impegnando duramente. Quello che emerge da una situazione di questo tipo è che questi studenti finiscono per sentirsi stupidi e odiare di conseguenza la scuola.
    Sapere di essere intelligente ma non riuscire a mostrare il proprio potenziale può avere un impatto davvero forte!

    Senza compiti scolastici adeguati alle loro risorse cognitive, i bambini plusdotati con ADHD trovano difficile sostenere l’attenzione a lungo e sviluppano di conseguenza cattive abitudini di lavoro. Oppure, può succedere che alcuni studenti plusdotati evitino gli studenti 2E a causa della loro mancanza di capacità organizzative e abilità sociali. Gli studenti 2E hanno quindi bisogno di un programma differenziato che nutra i loro talenti e allo stesso tempo accolga le loro debolezze. Insegnanti e genitori dovrebbero collaborare fra loro e assicurarsi che uno studente 2E abbia un supporto per imparare a gestire i compiti e compensare la sua funzione esecutiva più debole, che normalmente viene identificata nella memoria di lavoro. Alcuni di loro possono per esempio aver bisogno di più tempo per completare le attività rispetto agli altri studenti e possono trarre vantaggio dall’uso di tecnologie didattiche.

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  • Come riconoscere i problemi comportamentali di un bambino plusdotato

    Come riconoscere i problemi comportamentali di un bambino plusdotato

     Il talento è una caratteristica straordinaria di cui alcuni bambini sono dotati, ma che al tempo stesso può influenzarne la crescita sia sociale che emotiva.

    PROBLEMI DOVUTI AD UNO SVILUPPO ASINCRONO
    Si parla di sviluppo “asincrono” quando le competenze del bambino si sviluppano a velocità diverse; è possibile, infatti, che alcuni bambini plusdotati sviluppino preventivamente capacità intellettuali superiori rispetto ad altre abilità:

    • i bambini plusdotati possono essere in grado di comprendere intellettualmente i concetti astratti, ma non saperli affrontare emotivamente, generando così preoccupazioni per il futuro e per altre argomentazioni avanzate.
    • a livello fisico possono non essere in grado di completare alcuni compiti, che a livello intellettuale invece riescono ad apprendere pienamente, generando così frustrazione.
    • sono in grado di conversare con gli adulti su questioni avanzate, come il riscaldamento globale e la fame nel mondo, ma subito dopo possono anche mettersi a piangere perché il fratello ha rubato loro un giocattolo. Questi comportamenti contraddittori potrebbero confondere i genitori o gli adulti in generale, i quali a loro volta potrebbero reagire eccessivamente a comportamenti in realtà adeguati alla loro età.

    PROBLEMI DOVUTI AD ABILITÀ VERBALI E DI RAGIONAMENTO AVANZATE
    I bambini plusdotati sono in grado di leggere, parlare e scrivere ad un livello superiore rispetto a quello scolastico, ma tali capacità non sempre vengono usate in maniera positiva. Ad esempio:

    • possono essere polemici o manipolatori (a volte descritti come “piccoli avvocati“). È importante che gli adulti educhino questi bambini in maniera adeguata, a prescindere dai loro comportamenti e dal loro livello intellettuale superiore rispetto agli altri.
    • spesso tendono ad utilizzare l’astuzia per “prendersi gioco” dei genitori ed insegnanti.
    • l’utilizzo di un vocabolario avanzato e di uno spiccato senso dell’umorismo può portare ad un’incomprensione di questi bambini, che a loro volta potrebbero sentirsi respinti ed inferiori agli altri (per questo motivo preferiscono stare con adulti o bambini più grandi).

    PROBLEMI LEGATI AL PERFEZIONISMO ED ALLA SENSIBILITÀ EMOTIVA
    Alcuni bambini plusdotati possono diventare perfezionisti, aspettandosi di ottenere il massimo punteggio in ogni test e scaturendo a volte problemi comportamentali:

    • il perfezionismo può generare una paura di fallire, portando il bambino a non svolgere alcuni compiti o a evitare qualcosa di nuovo per evitare il fallimento.
    • alcune qualità del bambino plusdotato, quali in particolare un’ottima osservazione, immaginazione e la capacità di vedere oltre l’ovvio, potrebbero farlo sembrare un bambino timido, impedendogli di coinvolgersi in situazioni nuove, in modo da poter considerare prima tutte le implicazioni possibili relative ad esse.
    • i bambini plusdotati, prima di rispondere a domande o offerte, devono avere in mente tutti i dettagli circa queste ultime, apparendo cosi socialmente inattivi o timidi.
    • essendo molto sensibili, potrebbero prendere le critiche o le arrabbiature troppo sul personale e starci male per un tempo prolungato.
    • avendo una sensibilità ed un senso del giusto e sbagliato piuttosto sviluppati, se coinvolti troppo repentinamente in conversazioni relative a problematiche, quali guerre, bambini affamati, inquinamento, violenza ed ingiustizia, possono diventare introversi o ritirati ed addirittura soffrire di “depressione esistenziale“.

    Tutte queste caratteristiche dei bambini plusdotati possono farli sentire diversi rispetto agli altri. È dunque necessario far si che possano rapportarsi con bambini uguali a loro e con persone comprensive, in grado di capirli.

  • Come aiutare i bambini plusdotati con doppia diagnosi

    Come aiutare i bambini plusdotati con doppia diagnosi

    I bambini plusdotati sono bambini che presentano un quoziente intellettivo molto al di sopra della norma e rientrano nella categoria della “giftedness”. Quello che spesso non è risaputo, è che questi bambini possono avere una doppia diagnosi: oltre ad avere un Q.I. molto alto, possono presentare anche bisogni speciali o vere e proprie disabilità come disturbi del linguaggio e della comunicazione, disturbi dello spettro autistico, deficit di attenzione e/o iperattività, disturbi emotivi/comportamentali, disabilità fisiche, ecc…Questi bambini vengono infatti chiamati “2E”, che sta per “2 volte eccezionali” (o “doppiamente eccezionali”). Come molti bambini plusdotati, i bambini “2E” possono essere altamente esperti o avere un grande talento in un particolare dominio, tuttavia questa cosa può essere offuscata dalla loro disabilità o viceversa il loro talento può nascondere il fatto che dietro ci sia anche un bisogno speciale. Molto spesso infatti i bisogni di istruzione speciale di questi bambini vengono trascurati o identificati in tarda adolescenza! Questi bambini rischiano quindi di incontrare problemi nel contesto scolastico a causa della difficoltà a tenere il passo con le richieste scolastiche, con conseguenti prestazioni accademiche incoerenti e frustranti, nonostante possano essere altamente creativi, verbali, fantasiosi, curiosi e con forte capacità di problem-solving. Questa situazione può creare nei bambini “2E” dei forti vissuti emotivi negativi che li portano ad avere una scarsa autoefficacia, un basso livello di motivazione e ad essere etichettati come pigri e disorganizzati.
    Per poter sostenere i bambini “2E” è necessaria una forte collaborazione tra l’ambiente scolastico e quello famigliare, in modo da riconoscere i punti di forza del bambino e creare ambienti intellettuali, fisici, sociali ed emotivi che possano nutrire le loro capacità e sostenerli nelle difficoltà.
    Per quanto riguarda la scuola, è essenziale che vengano riconosciuti i punti di forza del bambino e vengano costruite “impalcature” per sostenere le loro debolezze in ambito didattico. È fondamentale che vengano istituiti dei percorsi individualizzati che possano far emergere le capacità di questi bambini. Potrebbe essere utile concentrarsi sui loro interessi speciali, perché i bambini “2E” (e non solo loro) traggono beneficio dal poter scegliere come dimostrare le loro conoscenze. È possibile stimolarli, partendo da un argomento che piace, per sviluppare abilità di base di cui possono essere carenti, attraverso un tipo di apprendimento basato su simulazioni, giochi di ruolo, attività pratiche (video, minecraft, lego, canzoni, arte…). Può essere utile in questi casi eliminare la ripetitività che normalmente caratterizza i percorsi scolastici, evitando metodi di insegnamento tradizionali, riducendo la mole di lavoro, alternando il lavoro individuale a quello in piccolo gruppo, usando strumenti visivi e grafici e tecnologie assistive in modo da rendere loro più semplice l’organizzazione. È importante inoltre organizzare lo spazio fisico: molto spesso infatti questi studenti possono presentare difficoltà in ambienti troppo illuminati, rumorosi, scomodi a causa di un’elevata sensibilità sensoriale. I genitori devono collaborare con la scuola per aiutare gli insegnanti a comprendere le esigenze fisiche, organizzative e di altro tipo dei loro figli. Ciò può includere:

    • l’identificazione della posizione ottimale in classe;
    • trovare un luogo alternativo e silenzioso per fare i test;
    • rispecchiare le stesse strategie organizzative a casa e a scuola, ecc.

    Tutte le strategie che vengono offerte agli studenti “2E” dovrebbero poter essere utilizzate anche dagli altri studenti per evitare che si sentano etichettati come diversi. È importante che nell’ambiente scolastico venga promosso il rispetto per le differenze individuali e venga evitato che i propri studenti diventino vittime di atti di bullismo. La scuola dovrebbe includere anche la formazione sulle competenze socio-emotive legate all’autoefficacia, alla motivazione, alla definizione degli obiettivi e alla gestione delle relazioni interpersonali in modo che gli studenti possano sentirsi liberi di esprimere sé stessi, le loro emozioni e possano gestire le difficoltà senza paura di essere rifiutati o di ricevere risposte negative.
    È molto importante che la scuola renda partecipi i genitori delle strategie utilizzate per favorire l’apprendimento dei loro figli e che ci sia quindi una collaborazione e uno scambio di informazioni reciproco. I genitori dovrebbero infatti sostenere i propri figli riconoscendone i punti di forza, le debolezze e lo stile di apprendimento e comunicarli alla scuola. È importante infatti che i genitori adottino uno stile collaborativo e non combattivo, per aiutare la scuola a comprendere il funzionamento del bambino e ottenere quindi gli interventi necessari per favorirne l’esperienza scolastica. Può essere utile condividere le osservazioni da casa sui punti di forza del proprio bambino e suggerire modi alternativi per farli emergere.
    Molti scienziati famosi, atleti e leader mondiali sono anch’essi “due volte eccezionali”. Usare la biblioterapia per trovare storie di persone di successo, aiuta i bambini a rendersi conto che altri come loro hanno superato sfide personali per raggiungere obiettivi importanti nella vita.
    In conclusione, se c’è una cosa che gli insegnanti e i genitori possono fare per aiutare i bambini “2E”, è aiutarli a identificare e nutrire i loro talenti e punti di forza. Comprendendo i propri talenti, i bambini “2E” costruiscono fiducia in sé stessi, creano identità positive e trovano amici con gli stessi interessi e che la pensano allo stesso modo. Questi sono elementi essenziali per affrontare le sfide, trovare un percorso di vita e poter inseguire i propri sogni!

     

  • Motivare i bambini plusdotati con scarso rendimento scolastico: consigli per i genitori

    Motivare i bambini plusdotati con scarso rendimento scolastico: consigli per i genitori

    Essere un bambino plusdotato (gifted), ovvero avere un quoziente intellettivo sopra la norma, non è sempre sinonimo di un buon rendimento scolastico, anzi! Molto spesso questi bambini tendono a non raggiungere risultati sufficienti e questo deriva principalmente dalla loro demotivazione nei confronti della scuola. Normalmente infatti gli studenti tendono ad essere motivati a fare bene quando un compito risulta per loro significativo e credono di avere le competenze per svolgerlo. Purtroppo, però, molti studenti con plusdotazione non percepiscono la loro esperienza scolastica come significativa né come intellettualmente stimolante, perché spesso hanno già imparato e/o padroneggiano rapidamente ciò che viene insegnato in classe. La ripetizione solitamente annoia questi studenti e se la noia si ripete giornalmente, allora loro impareranno ad associarla alla scuola non riuscendo ad apprezzarla nemmeno quando si presentano effettivamente nuove esperienze di apprendimento. Altri studenti non sembrano interessanti agli argomenti presentati a scuola indipendentemente dal livello di sfida, perché hanno sviluppato una loro area di interesse ben definita che non trova riscontro in ciò che viene fatto a scuola. Altri ancora invece non sembrano interessati a nulla, sia perché le prime esperienze scolastiche non sono riuscite a suscitare in loro una certa curiosità, sia perché possono anche dubitare delle loro capacità di fare bene e quindi preferiscono non fare.

    Tutti questi fattori contribuiscono quindi a portare alcuni bambini plusdotati ad avere uno scarso rendimento scolastico, risultando sempre di più un fattore di preoccupazione per i genitori. Del Siegle, professore associato di psicologia educativa presso l’Università del Connecticut e presidente dell’Associazione Nazionale per i bambini plusdotati, propone delle strategie genitoriali che possono aiutare i propri figli ad apprezzare la scuola e dargli maggiormente significato, aumentando motivazione e autodeterminazione:

    • Aiutare i propri figli a sviluppare curiosità per il mondo circostante, mostrando curiosità a propria volta. È importante dimostrare ai bambini che la curiosità si trasforma in azione: una domanda su un argomento di scienze, per esempio, potrebbe portare a dover cercare la risposta su internet o su un’enciclopedia;
    • Coltivare la curiosità e incentivare l’amore per l’apprendimento dei propri figli attraverso esperienze al di fuori della scuola che possano aiutarli a esplorare i propri interessi;
    • Apprezzare la scuola a loro volta per far sì che anche i propri figli possano apprezzarla, mostrando loro quanto le esperienze scolastiche siano importanti nel presente e quanto potranno essere utili in futuro;
    • Monitorare i compiti dei propri figli: questo può contribuire a inviare loro il messaggio che i propri genitori apprezzano ciò che fanno a scuola;
    • Lavorare insieme alla scuola, in un’ottica di rete, condividendo con essa gli interessi dei propri figli, cercando inoltre di svilupparli in veri e propri progetti scolastici;
    • Aiutarli a capire che le situazioni difficili sono opportunità per acquisire o migliorare delle capacità e che incontrare ogni tanto delle difficoltà non significa affatto non essere intelligenti;
    • Aiutare i propri figli a riconoscere e dare significato allo sforzo fatto per raggiungere un determinato obiettivo, complimentandosi con loro con esempi specifici: non dire semplicemente “ben fatto” ma piuttosto “il tuo studio ha dato i suoi frutti, ora conosci davvero questo argomento! Bravo!“;
    • Discutere e riflettere sulle relazioni causa-effetto coi propri figli, per capire se per raggiungere un determinato successo ci sia qualcosa da modificare nell’ambiente o viceversa siano loro a doversi adattare all’ambiente trovando strategie per risolvere la situazione. Commenti come “il mio insegnante mi odia” o “questo compito è troppo difficile non so farlo” sono indicativi del fatto che gli studenti vedono il loro ambiente come non supportante. È importante che i genitori, la scuola e gli studenti lavorino insieme per cercare di capire dove è situato il problema e come poter fare per risolverlo.

    Un problema che si verifica spesso nella percezione di sé di questi studenti è che pensano che le proprie capacità non siano acquisite, bensì innate, soprattutto se non è stato discusso con loro riguardo la plusdotazione che li caratterizza; questo li porta a non tentare compiti impegnativi. I genitori dovrebbero quindi parlare coi propri figli della loro particolarità, aiutandoli a riconoscere che le loro capacità sono comunque in continua evoluzione e che sono sostenuti sia a casa che a scuola in questo. Potrebbe essere interessante per i genitori filmare i propri figli di tanto in tanto, documentando la loro crescita sia nei compiti scolastici che nella quotidianità, condividendo i video con loro in un secondo momento: saranno sicuramente sorpresi di vedere quanti progressi hanno fatto! È importante anche che i genitori condividano con i figli le proprie esperienze lavorative, sottolineando come gli sforzi da loro fatti portino a benefici, nonostante gli inevitabili aspetti negativi del mondo del lavoro. In questo modo gli studenti plusdotati (e anche tutti gli altri) possono aumentare la fiducia in loro stessi e imparare a credere nel fatto che i loro sforzi, anche se momentaneamente possono non portano i frutti sperati, alla fine verranno ripagati! Se i bambini capiscono che chi li circonda li sostiene in ciò che fanno, avranno una migliore percezione di sé e questo inevitabilmente ricadrà anche positivamente nel loro rendimento scolastico…provare per credere.