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  • S.O.S Bullismo: quali consigli dare per far fronte alle prese in giro?

    S.O.S Bullismo: quali consigli dare per far fronte alle prese in giro?

    Nella società odierna il bullismo è un molto diffuso e in continuo cambiamento. È un fenomeno estremamente complesso che ha come antenato prossimo la presa in giro. Quest’ultima potrebbe essere considerata come una piccola goccia di pioggia che può fare straripare un vaso pieno. Per questo motivo nessuna di queste piccole gocce deve essere ignorata. 

    Come contrastare il bullismo?
    Reagendo. Infatti, è importante che sia le vittime che gli osservatori di atti di bullismo reagiscano anche di fronte alla più piccola presa in giro. Siccome non è per niente facile avere questa reattività è importante che gli adulti di riferimento siano di supporto e sappiano quali consigli dare ai bambini e ragazzi per far fronte al bullismo e, in generale, alle prese in giro. In particolare, per far sì che questi consigli siano veramente utili, è importante conoscerne la reale efficacia. Infatti, i modi di reagire di osservatori e vittime sono molteplici e non tutti sono realmente funzionali.

    Che cosa può fare un osservatore?
    Può riferire ad una persona di riferimento gli atti di bullismo a cui ha assistito oppure fornire un sostegno alla vittima di quest’ultimi essendogli un autentico amico.

    Analizziamo ora i modi di reagire che possono essere consigliati ad una vittima di bullismo evidenziandone l’effettiva utilità che a sua volta può dipendere dalla specifica situazione.

    Quali sono i modi di reagire abbastanza utili che possono essere consigliate ad una vittima di bullismo?

    • Ignorare le prese in giro –> Questa strategia non è completamente utile perché non porta ad un’immediata fine delle prese in giro
    • Dire ai “bulli” che non ti importano le loro prese in giro  –> Questa strategia non è completamente utile perché implica il mascheramento dei reali sentimenti di chi è preso in giro

    Quali sono i modi di reagire utili che possono essere consigliate ad una vittima di bullismo?

    • Dire ai “bulli” in modo deciso che le loro prese in giro non sono divertenti –> Anche se questa strategia potrebbe non essere immediatamente efficace e molto soddisfacente, a lungo andare avrà degli effetti significativi
    • Parlare ad un adulto
    • Non prendere in giro gli altri –> Questa strategia è particolarmente utile perché evita l’innescarsi di una nuova serie di prese in giro
    • Avere un amico -_> È un’importante fonte di supporto che aiuta ad affrontare i momenti difficili. Un esempio delle principali conseguenze legate all’adozione di questa strategia è riportato nell’articolo “Lettera ai ragazzi da parte di un ragazzo” presente in questo blog

    Quali sono i modi di reagire disfunzionali che possono essere consigliate ad una vittima di bullismo?

    • Picchiare i bulli –> Questa strategia non è per niente utile perché può innescare un circolo vizioso che porta la vittima di bullismo a prendere ulteriori pugni e prese in giro
    • Prendere in giro –> Anche in questo caso la vittima di bullismo può essere esposta ad ulteriori prese in giro
    • Piangere e andare via –> Questa strategia è disfunzionale perché può essere un rinforzo positivo per i bulli che potrebbero continuare a mettere in atto le loro prese in giro. Inoltre, è disfunzionale perché può essere fonte di dispiacere per la vittima perché ne testimonia l’incapacità di reagire alle prese in giro

    Fonti:
    Di Pietro, M. (2014). L’ABC delle mie emozioni-8-13 anni: Programma di alfabetizzazione socio-affettiva secondo il metodo REBT. Edizioni Centro Studi Erickson.

  • Origine e attuale diffusione delle prestazioni professionali telematiche nella psicologia

    Origine e attuale diffusione delle prestazioni professionali telematiche nella psicologia

    Oggi, nel contesto clinico, sempre più professionisti, psicologi, psicoterapeuti e molti altri, utilizzano le tecnologie per lavorare telematicamente con i loro pazienti. Infatti, non è più così inusuale sentire parlare di interventi di riabilitazione che vengono svolti direttamente da chi li utilizza presso la propria casa. Esistono vere e proprie piattaforme e/o programmi dedicati a ciò. Un primo esempio è RIDInet della Cooperativa Anastasis, una piattaforma telematica progettata per stimolare le capacità di lettura dei bambini con la dislessia. Un altro programma online riabilitativo è Cogmed, utilizzato per sostenere lo sviluppo delle capacità di Memoria di Lavoro di adulti e bambini

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    In psicologia solo la riabilitazione può essere svolta telematicamente? Assolutamente no, anche la psicoterapia, la ricerca accademica e, per i più ottimisti, una parte della valutazione clinica. Probabilmente, negli ultimi anni, molte persone hanno sentito parlare di sedute online di psicoterapia. Magari un amico, durante il periodo di Lockdown del 2020, causato dalla diffusione del virus del Covid-19, ha deciso di intraprendere un percorso terapeutico a distanza oppure di proseguirne uno già avviato in questa modalità. Le sedute di psicoterapia a distanza si sono svolte solo durante questa emergenza pandemica? No, infatti oggi sempre più spesso si sente parlare di psicoterapia online tanto che molti professionisti decidono di fornire ancora come servizio questo tipo di prestazione telematica.

    La tele-riabilitazione, la psicoterapia a distanza, la tele-ricerca e la tele-valutazione sono tutte accomunate dall’essere delle “prestazioni professionali”, utilizzate in psicologia, che grazie all’uso delle tecnologie non implicano un contatto diretto tra esaminatore ed esaminato. Rientrano tutte all’interno della telemedicina; oggi presente in modo sostanziale nella nostra società.
    Ma quando è nata la telemedicina? Sebbene l’uso delle tecnologie come principale caratteristica della telemedicina possa far pensare ad uno sviluppo recente in realtà non è così. Infatti, la moderna telemedicina, i cui antenati secondo alcuni sono le telecomunicazioni effettuate con il telegrafo durante la Guerra Civile americana, nasce negli ’60 del secolo scorso con le prime videocomunicazioni tra aree geografiche diverse.
    Sicuramente negli ultimi anni in seguito alla creazione e diffusione, a partire dagli anni ’90, del World Wide Web e, successivamente, in seguito all’emergenza pandemica del Covid-19, la telemedicina è diventata sempre più presente e conosciuta nelle nostre società. Basti pensare al proliferare delle numerose linee guida da seguire per garantire servizi di qualità, gli strumenti per la tele-riabilitazione, i siti per la psicoterapia online e le piattaforme online in cui sono presenti gli adattamenti di strumenti utilizzabili per la tele-valutazione e il tele-intervento.

  • I consigli per gli acquisti: videogiochi educativi per Natale

    I consigli per gli acquisti: videogiochi educativi per Natale

    In vista delle festività natalizie, il Centro Leonardo desidera condividere con le famiglie un suggerimento per regali che vanno oltre il semplice intrattenimento, promuovendo allo stesso tempo lo sviluppo cognitivo e emotivo dei più piccoli.

    In un’epoca digitale in costante evoluzione, i videogiochi possono essere uno strumento educativo potente quando scelti con attenzione.

    Raccomandiamo caldamente alcuni titoli che non solo intratterranno i giovani giocatori, ma contribuiranno anche alla loro crescita e apprendimento.

    1. Dr. Kawashima’s Brain Training, Nintendo Switch (PEGI 3)

    Uno dei giochi educativi più iconici, Dr. Kawashima’s Brain Training, è ora disponibile per Nintendo Switch. Progettato per stimolare la mente attraverso esercizi cerebrali, questo gioco offre una varietà di sfide che migliorano la tua memoria e le tue capacità di ragionamento.

    2. Minecraft, Xbox One, Playstation, App Store, Google Store, Nintendo Switch, PC (PEGI 7+)

    Minecraft, conosciuto per la sua versatilità e creatività, è disponibile anche per Xbox One. Oltre alla sua componente di gioco libero, Minecraft offre una modalità educativa che può insegnare nozioni di matematica, storia e architettura, fornendo un’esperienza di apprendimento divertente.

    3. Labo Toy-Con Kits, Nintendo Switch (PEGI 7+)

    Nintendo Switch propone un approccio unico all’apprendimento attraverso i Labo Toy-Con Kits. Questi kit coinvolgono i giocatori nella costruzione fisica di accessori con il cartone, integrando l’esperienza con la console. I Labo Kits incoraggiano la creatività e l’apprendimento pratico attraverso una serie di attività interattive.

    4. Super Mario Odyssey, Nintendo Switch (PEGI 7+)

    Sebbene Super Mario Odyssey sia principalmente un gioco di avventura, offre una serie di sfide che stimolano il pensiero critico e la risoluzione di problemi. Esplorando mondi fantastici e risolvendo enigmi, i giocatori possono migliorare le loro abilità cognitive in modo divertente.

    5. Oxenfree 1 e 2, Nintendo Switch, Playstation, PC (PEGI 12)

    Oxenfree è un avvincente gioco di avventura che combina una trama coinvolgente con dialoghi intriganti. Questo titolo non solo intrattiene ma stimola anche il pensiero critico e la capacità di prendere decisioni, offrendo un’esperienza unica che va oltre il semplice divertimento.

    6. Animal Crossing New Horizon, Nintendo switch (PEGI 3)

    Animal Crossing: New Horizons è molto più di un semplice gioco; è un rifugio digitale che abbraccia la creatività, la socialità e il benessere mentale. Attraverso la sua natura rilassante e le opportunità di personalizzazione, il gioco offre un’esperienza unica che va oltre il mero intrattenimento, contribuendo a migliorare il tuo stato emotivo e le tue abilità personali.

    7. Ring Fit Adventure, Nintendo Switch (PEGI 7)

    Ring Fit Adventure è molto più di un semplice gioco fitness; è un compagno di allenamento interattivo che rende l’esercizio fisico una parte divertente e integrante della tua routine quotidiana. Attraverso la sua combinazione di gioco coinvolgente e attività fisica, il gioco si pone come un alleato prezioso nel tuo viaggio verso il benessere fisico e mentale. Prendi il tuo Ring-Con e inizia il tuo avventuroso percorso verso una vita più sana e attiva.

    8. Detective Pikachu, Nintendo Switch (PEGI 7)

    Detective Pikachu non è solo un gioco di investigazione; è un’esperienza coinvolgente che stimola la mente, intrattiene e crea una connessione emotiva con il mondo Pokémon. Attraverso la risoluzione di casi misteriosi, esplorazione dell’ambiente e una narrazione coinvolgente, Detective Pikachu offre benefici che vanno al di là del semplice divertimento, creando un’esperienza di gioco memorabile per tutti i suoi giocatori. Preparati ad indossare il cappello da detective e a unirti a Pikachu in questa avventura piena di enigmi e divertimento.

    In questo modo, il Centro Leonardo spera di contribuire a una scelta consapevole di regali natalizi che non solo delizieranno i bambini e gli adolescenti, ma anche li accompagneranno in un viaggio di crescita e apprendimento positivo.

    Buone festività!

  • Biblioteca Centro Leonardo

    Biblioteca Centro Leonardo

    Molti genitori ci hanno chiesto in questi anni “Ma dove posso trovare i libri con i simboli?” oppure “Ma come faccio a scegliere il libro giusto, a capire se è troppo complesso?” o ancora “Come posso capire se un libro è adatto senza poterlo sfogliare o visionare prima le sue caratteristiche, come in qualsiasi biblioteca?”.

    Ragionando su come potevamo ulteriormente aiutare i nostri utenti e cosa fornire loro di utile anche al di fuori del contesto riabilitativo e psicoeducativo, abbiamo deciso di creare una libreria all’interno del nostro centro: una vera e propria biblioteca accessibile a TUTTI!

    In questo modo, esattamente come in una vera e propria biblioteca, i genitori dei nostri pazienti potranno sfogliare i libri e scegliere quello più adatto all’età e al livello di sviluppo di suo figlio/a, oppure chiedere consiglio ad un terapista.

    Siamo profondamente convinti che la lettura sia uno strumento fondamentale, oltre che per l’aspetto ludico ed il piacere in sé, anche perché consente di crescere in competenze e di creare nuove forme di pensiero, di entrare in relazione con noi stessi e con gli altri e di dare un nome alle emozioni e sensazioni che tutti abbiamo provato, rielaborandole. Non solo è importante avvicinare i bambini scolari al piacere della lettura, ma anche i più piccini possono subirne il fascino come momento di relazione con i propri genitori, di scoperta di nuove parole e strumento che aiuta ad affrontare paure e ostacoli, in cui possono conoscere e sperimentare l’empatia percependo le emozioni e le azioni dei personaggi.

    È da queste convinzioni che parte il nostro nuovo progetto di “Libreria accessibile a tutti“.

    Ma cosa vuol dire?

    Attraverso le strategie e gli strumenti forniti dalla Comunicazione Aumentativa Alternativa, “unendo” al testo scritto il simbolo, si incrementa la capacità di partecipazione e comunicazione dei bambini con bisogni comunicativi complessi (BCC). Inoltre, con l’utilizzo dei simboli si supporta la comprensione di quanto letto, essendo le immagini dei mediatori del significato della parola, e si favoriscono momenti di inclusione con modalità di lettura alternative che possono essere d’aiuto, oltre che a persone con BCC, anche a bambini in età prescolare o con difficoltà di lettura.

    Mettiamo quindi a disposizione libri attentamente scelti per arrivare ad ogni fascia d’età e a differenti livelli di complessità:

    – alcuni “fatti diventare” libri accessibili da noi, attraverso la semplificazione e traduzione del testo in testo in simboli rispettandone il copyright;

    – altri direttamente acquistati da case editrici.

    Come in una biblioteca vera e propria, se prenderete in prestito un libro, vi sarà richiesto di segnare nome, cognome e data su un apposito documento di registrazione e di riconsegnare il libro dopo 15 giorni.

    Se siete curiosi di saperne di più, chiedete informazioni all’indirizzo email: ottonelli@centroleonardo.net

  • a2a e Centro Leonardo per l’inclusione

    a2a e Centro Leonardo per l’inclusione

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    Chi ha detto che l’inclusione si fa solo a scuola?

    Siamo abituati a sentire parlare di inclusione e didattica inclusiva quasi esclusivamente in ambito scolastico. Un bambino con difficoltà di apprendimento o un bambino che non parla la nostra lingua dovrà affrontare ostacoli impegnativi nel suo percorso scolastico.

    Se questo è vero, è anche vero che un adulto con difficoltà di apprendimento o un adulto che è appena arrivato in Italia incontrerà degli ostacoli.

    I disturbi dell’apprendimento (DSA) non svaniscono al termine del percorso scolastico. Certo, se opportunamente riconosciuti e con un supporto adeguato, questi possono essere parzialmente superati.

    Sono sempre di più gli adulti che riescono a dare un nome le proprie difficoltà rivedendosi in quelle dei propri figli essendo forte la componente ereditaria nel DSA.

    La prevalenza dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento è stimata nel 5% della popolazione italiana.

    a2a, azienda che fa della responsabilità sociale un punto cardine, ha deciso di affrontare questa realtà e realizzare un progetto innovativo e di impatto grazie alla collaborazione con Centro Leonardo.

    Il primo punto di contatto è stato quello della sicurezza.

    Il progetto ha infatti interessato la revisione dei corsi di base per la sicurezza nei luoghi di lavoro che vengono erogati dall’azienda nei confronti dei lavoratori. Il lavoro di Centro Leonardo ha riguardato l’impostazione didattica, il design, l’implementazione di strumenti per facilitare l’apprendimento, traduzioni e voice over.

    Perché innovativo?

    I corsi spesso non sono realizzati da professionisti esperti di didattica e apprendimento ma da professionisti esperti della materia specifica e questo non basta per rendere i contenuti fruibili e accessibili a tutti. Grazie ai recenti sviluppi nel campo delle neuroscienze, oggi sappiamo come facilitare l’apprendimento e quali strategie adottare affinché ogni discente riesca a comprendere e far suo l’argomento di studio.

    Sono stati moltissimi gli accorgimenti e gli strumenti usati per trasformare i corsi favorendone così l’apprendimento.

    Perché di impatto?

    L’argomento della sicurezza non è stato scelto casualmente. Si è deciso di iniziare partendo proprio da un’area critica che interessa le persone neoassunte nei ruoli più operativi. È una dimostrazione dell’impegno che a2a profonde nel trasformare la formazione sulla sicurezza del lavoro da Compliance Driven a Human Centered, impegnandosi concretamente per la comprensione dei contenuti e la costruzione delle competenze nell’ambito della sicurezza, per migliorare la vita delle sue persone.

    In considerazione del fatto che oggi e in futuro molte persone in a2a non sono di madrelingua italiana, sono state previste delle traduzioni in 5 lingue (inglese, francese, arabo, spagnolo e romeno) sia delle schede di sintesi per ogni unità di apprendimento che delle parole chiave e soprattutto dei concetti critici per la sicurezza. Non solo. Questi contenuti vengono anche offerti in versione audio (attivabile tramite QR) e questo favorisce ulteriormente la comprensione anche per le persone con DSA. 

    a2a è una delle principali aziende multiservizio (multiutility) italiane, nata nel gennaio 2008 dalla fusione di AEM Milano e ASM Brescia. Attiva nei settori dell’energia elettrica e del gas, della gestione dei rifiuti e del ciclo idrico integrato, ha la propria base di clienti concentrata soprattutto in Lombardia ma è estesa su tutto il territorio nazionale con un organico di oltre 13.500 persone.

    a2a, da azienda multi-utility a Life Company, è impegnata a favorire la transizione ecologica creando sinergia tra le filiere grazie a un modello di business che la rende unica nel panorama delle utility italiane. Nella sua visione, l’economia circolare e la transizione energetica si integrano sviluppando sinergie tra le Business Unit.

    a2a si mette a disposizione delle sue comunità e dei clienti in tutto il Paese, attraverso servizi che sono parte della quotidianità e che possono contribuire concretamente al futuro sostenibile delle nuove generazioni. Per loro promuove la visione di un mondo più pulito, rispettoso dell’ambiente, dei territori e delle persone. Un cambio di prospettiva verso una nuova cultura della sostenibilità.note here…


  • Come la realtà virtuale sta rivoluzionando la psicologia

    Come la realtà virtuale sta rivoluzionando la psicologia

    Le tecnologie sono ormai diventate parte integrante delle nostre vite ed il nostro grado di conoscenza dei loro punti di forza e di quelli di debolezza è sempre maggiore, per cui gli studi sul beneficio dell’utilizzo in determinati contesti delle tecnologie vanno di pari passo con gli studi sugli effetti negativi dell’abuso delle tecnologie.

    La realtà virtuale (RV) ha dimostrato di avere un impatto significativamente positivo in diversi ambiti della psicologia, offrendo nuove opportunità per la diagnosi, la terapia e la ricerca.

    Ecco una panoramica degli effetti positivi della realtà virtuale in psicologia:

    • Terapia delle fobie: La RV è stata ampiamente utilizzata per trattare le fobie e i disturbi d’ansia. Le persone possono essere esposte gradualmente e in modo controllato alle loro paure, consentendo loro di affrontarle in un ambiente sicuro e prevedibile. Ciò può ridurre l’ansia e migliorare la loro capacità di gestire situazioni reali.
    • Trattamento del disturbo da stress post-traumatico (PTSD): La RV può essere utilizzata per simulare pregresse situazioni traumatiche in un ambiente sicuro e terapeutico. Questo aiuta i pazienti a rielaborare l’esperienza traumatica in modo graduale, riducendo i sintomi del PTSD.
    • Trattamento della depressione: La RV può essere utilizzata per creare ambienti virtuali piacevoli e rilassanti, che possono aiutare le persone che soffrono di depressione a migliorare il loro stato emotivo. Inoltre i clinici possono utilizzare la RV per fornire supporto e terapia personalizzata.
    • Miglioramento della consapevolezza e della mindfulness: La RV può essere utilizzata per creare scenari di meditazione e consapevolezza. Le persone possono immergersi in ambienti rilassanti e praticare la mindfulness, che può aiutare a ridurre lo stress e migliorare il benessere psicologico.
    • Training psicologico: La RV è utilizzata per formare professionisti della salute mentale, consentendo loro di praticare e sviluppare le loro competenze in un ambiente virtuale prima di affrontare situazioni reali con i pazienti.
    • Valutazione psicologica: La RV può essere utilizzata per creare scenari di valutazione psicologica più realistici. Gli psicologi possono testare le reazioni e le abilità dei pazienti in ambienti virtuali, ottenendo così dati più accurati e dettagliati.
    • Terapia per l’autismo: La RV può essere utilizzata per migliorare le abilità sociali e comunicative nei bambini con disturbo dello spettro autistico. Gli ambienti virtuali offrono un ambiente controllato per praticare interazioni sociali.
    • Gestione del dolore: La RV può supportare i pazienti nella gestione del dolore fisico attraverso esperienze immersive, aiutando a ridurre la percezione del dolore e la necessità di farmaci analgesici.
    • Ricerca psicologica: La RV è un potente strumento per la ricerca psicologica, consentendo agli scienziati di studiare il comportamento umano in ambienti controllati e replicabili.

    In sintesi, la realtà virtuale sta rivoluzionando il campo della psicologia offrendo nuove modalità di diagnosi, terapia e ricerca; infatti la sua capacità di creare ambienti virtuali personalizzati e controllati ha dimostrato di avere effetti positivi sulla salute mentale e sul benessere degli individui. Mentre la tecnologia continua a evolversi, è probabile che la realtà virtuale continuerà a giocare un ruolo sempre 

  • La relazione fra memoria ed emozioni

    La relazione fra memoria ed emozioni

    Ci sono momenti della vita che rimangono impressi in modo particolarmente vivido nella nostra memoria, tanto che abbiamo quasi l’impressione di poterli rivivere semplicemente ripensandoci. Questo vale sia per ricordi positivi, come ad esempio il primo bacio, sia per ricordi di esperienze negative, come una figuraccia che abbiamo fatto di fronte a tutta la classe.
    Tuttavia, tendiamo anche a dimenticare certi eventi che per noi non sono stati particolarmente importanti. La possibilità di dimenticare è un aspetto fondamentale della memoria, infatti, se ricordassimo ogni esperienza il nostro cervello sarebbe sommerso di informazioni e ciò andrebbe a discapito del suo buon funzionamento. Ma sulla base di quale meccanismo il nostro cervello decide di selezionare un evento autobiografico e di sedimentarlo nella nostra memoria? La risposta può essere rintracciata in una esperienza comune a tutti noi: le emozioni. Molti studi sul rapporto fra emozioni e memoria indicano la presenza di un effetto definibile come curva ad U inversa, in cui le esperienze che non sono accompagnate da un significativo coinvolgimento emotivo non sono in grado di suscitare in noi un livello adeguato e di attenzione e hanno una maggiore probabilità di venire codificati come non rilevanti; al contrario, gli eventi vissuti con una partecipazione emotiva di livello medio-alto vengono catalogati come importanti e per questo vengono conservati nel corso del tempo. In generale, dunque, le esperienze ripetute ed emotivamente intense hanno un impatto maggiore sui nostri circuiti neuronali, per cui i ricordi emotivamente più intensi e carichi di valore possono essere riattivati più facilmente. In sostanza l’emozione comporta processi modulatori che favoriscono la formazione di nuove sinapsi attraverso un aumento della plasticità neuronale.
    Tuttavia, nel corso della nostra vita possiamo andare incontro ad esperienze coinvolgenti dal punto di vista emotivo o anche traumatizzanti. Sulla base di questo meccanismo, le esperienze soverchianti e terrorizzanti possono stimolare dei meccanismi che portano ad una inibizione dei processi di memoria esplicita, determinando un blocco nella codifica di tali eventi. Gli effetti che le esperienze possono avere sulla memoria dipendono dal grado di stress a cui sono associate: uno stress molto intenso può provocare un blocco delle funzioni mnemoniche. Tali effetti dello stress sembrano essere mediati da specifici processi neuroendocrini con cui il nostro organismo reagisce allo stress, attraverso l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Lo stress determina il rilascio di sostanze che vanno ad agire direttamente sul funzionamento dell’ippocampo, una zona cerebrale fondamentale per la nostra memoria. Inoltre, può accadere che durante una esperienza traumatica le persone possono concentrare la loro attenzione su aspetti non traumatici dell’ambiente o prodotti della loro immaginazione, per cercare di sfuggire parzialmente alla situazione. In questi casi alcuni elementi dell’esperienza traumatica verranno codificati a livello implicito. Si verifica quindi una dissociazione tra memoria implicita ed esplicita.
    Questo fenomeno ci permette di capire la complessità del nostro sistema nervoso, che è influenzato non solo da processi cognitivi, ma anche dalle esperienze emotive ed affettive che possiamo vivere quotidianamente. 

    Bibliografia:

    Siegel D.J (2021). La mente relazionale, Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, Raffaello cortina Editore.

  • Adolescenza e rischio: l’influenza dei coetanei

    Adolescenza e rischio: l’influenza dei coetanei

    Per parlare di rischio in adolescenza è necessario superare lo stereotipo secondo cui gli adolescenti non comprenderebbero a fondo il concetto di pericolo e si sentirebbero invincibili di fronte ad esso.
    Queste idee sbagliate non ci permettono di comprendere realmente quali sono le motivazioni legate a questi comportamenti rischiosi. Per capire perché gli adolescenti a volte sono imprudenti, dobbiamo considerare l’ambito in cui si inseriscono questi comportamenti: gli adolescenti sono più portati rispetto ai bambini e agli adulti a compiere scelte pericolose in contesti che potremmo definire «caldi», ad esempio quando sono con gli amici. Infatti, diversi studi hanno mostrato come i coetanei e le amicizie sono più importanti nel periodo dell’adolescenza rispetto a qualsiasi altro momento di vita. In adolescenza, infatti, ragazzi e ragazze iniziano a distaccarsi dal nucleo familiare, ricercando nel gruppo di pari un senso di appartenenza e accettazione, per questo le opinioni degli amici diventano importanti e vanno a definire la percezione del proprio valore. L’importanza del gruppo di amicizie in adolescenza ha delle conseguenze sulla capacità decisionale del singolo, nonché sulla tendenza a correre rischi. Quando svolgiamo un qualsiasi compito e veniamo osservati dalle altre persone si verifica il cosiddetto “audience effect“, che consiste in aumento dello stress indotto da un pubblico: se il compito è facile la prestazione migliora, quando invece il compito è difficile, la presenza di un osservatore può ostacolarlo. Dunque, tutte le persone sono in generale influenzate dal giudizio degli altri, ma nel periodo dell’adolescenza siamo particolarmente suscettibili ai fattori sociali. Un esempio consiste nel comportamento di guida pericolosa: gli incidenti alla guida sono più frequenti fra i sedici e i venticinque anni e subiscono un incremento in presenza di un passeggero. Tale dato è stato replicato in un esperimento in cui adolescenti e adulti svolgevano un compito di guida simulata: è stato dimostrato che i due gruppi d’età hanno la stessa attitudine al rischio quando sono da soli e in condizioni di guida ottimali, tuttavia, quando il guidatore realizzava lo stesso percorso in presenza di un amico, gli adolescenti adottavano comportamenti rischiosi in misura maggiore, mentre nel gruppo di adulti la presenza di coetanei non influenzava la propensione al rischio. Gli adulti potrebbero essere meno inclini a farsi distrarre dalla presenza di qualcun altro, ma interviene anche un altro fattore: la guida veloce e spericolata può essere valutata positivamente dall’adolescente, soprattutto da parte dei coetanei.
    Quindi, gli adolescenti corrono dei rischi, attraverso comportamenti pericolosi, per poter ottenere una valutazione positiva dal proprio gruppo di pari e scongiurare quindi un rischio più grande, quello dell’esclusione. Infatti, le conseguenze dell’isolamento sociale negli adolescenti possono essere severe e lo stress sociale subito in questo periodo ha delle ripercussioni sui comportamenti e sul benessere in età adulta: fare del proprio meglio per essere accettati dai coetanei può dunque rappresentare un vantaggio in termini evolutivi. Inoltre, diversi studi concordano nel sostenere che la prima adolescenza sia la fase in cui si mette maggiormente in dubbio l’autorità degli adulti, a favore delle opinioni dei coetanei.
    Dunque, non bisogna valutare solo negativamente la tendenza degli adolescenti a compiacere i propri coetanei, anche quando vengono adottati dei comportamenti rischiosi, in quanto l’accettazione sociale è fondamentale per i ragazzi e le ragazze. Correre rischi non è sempre negativo: può aiutare a fare nuove esperienze, insegnare qualcosa, contribuire allo sviluppo personale e qualche volta è anche divertente. Nello sviluppo, e nel corso di tutta la nostra vita, prendere qualche decisione azzardata è necessario.
    Questa influenza legata ai fattori sociali può inoltre essere sfruttata a livello educativo e sociale attraverso il metodo della peer education, che consiste nella diffusione e condivisione di informazioni relative ai comportamenti, alla salute e ai valori all’interno dello stesso gruppo di pari. 

    Bibliografia:

    Blakemore S. (2018). Inventare sé stessi. Cosa succede nel cervello degli adolescenti, Bollati Boringhieri.

  • Gravidanza e maternità: come cambia il cervello delle mamme

    Gravidanza e maternità: come cambia il cervello delle mamme

    Il passaggio alla maternità rappresenta un importante evento della vita, che riflette una nuova fase di sviluppo per le neomamme, connotato da cambiamenti biologici e psicologici. La matrescenza è quindi un momento in cui il cervello e il corpo si preparano alla transizione verso la maternità, per garantire al nascituro una buona crescita e una nascita sicura, predisponendo la madre a comportamenti materni.
    Tuttavia, mentre i cambiamenti evolutivi dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’invecchiamento sono oggetto di numerosi studi, l’impatto della maternità rimane ancora poco compreso. Fino a poco tempo fa si pensava che i cambiamenti della gravidanza, del parto e dell’allattamento si risolvessero completamente nel periodo postpartum. In realtà, la transizione alla maternità è associata a cambiamenti ormonali, neurali e cognitivi sia a breve termine (gravidanza e periodo postpartum) che a lungo termine (metà e tarda età). La neuroplasticità della matrescenza costituisce un periodo di sviluppo neurologico sensibile, in cui il cervello è pronto ad acquisire nuove abilità e conoscenze. I cambiamenti cerebrali associati alla gravidanza sono legati al maggiore rilascio di certi ormoni, ad opera della placenta: estradiolo, progesterone e corticosterone aumentano durante la gestazione per poi diminuire nuovamente durante il travaglio o il parto. Questi ormoni vanno ad influenzare la neuroplasticità e la neuroinfiammazione in alcune aree cerebrali, come quella dell’ippocampo, che mostra una drammatica ristrutturazione durante il periodo del peripartum. Infatti, circa l’80% delle neomamme riporta esperienze soggettive di declino cognitivo durante il passaggio alla maternità. Questi declini auto-riferiti riguardano una serie di domini cognitivi, tra cui memoria e concentrazione. Bisogna però ricordare che, in aggiunta, l’adattamento emotivo necessario per prepararsi all’arrivo di un nuovo bambino porta molte future mamme a preoccuparsi di questo importante passaggio di vita. La gravidanza può anche essere accompagnata da ulteriori fattori di stress, tra cui il cambiamento delle relazioni, l’immagine corporea, l’adattamento ad un nuovo ruolo sociale e la preoccupazione per il travaglio e il parto, che hanno sicuramente un impatto importante sulla prestazione cognitiva. Una traiettoria di rinormalizzazione cognitiva sembra verificarsi all’inizio del postpartum, seguiti da recupero cognitivo e persino alcuni miglioramenti cognitivi al momento dello svezzamento. Si ritiene dunque che questa ristrutturazione determini un costo iniziale per la memoria, con benefici che emergono però a lungo termine, rappresentando la ridefinizione delle priorità di informazioni cruciali. Infatti, nel periodo del postpartum la madre va incontro ad una amplificazione dei sensi: l’udito viene potenziato e permette di distinguere il pianto e la voce del proprio bambino in mezzo ad altri suoni, inoltre, la vista migliora per permette di identificare eventuali pericoli per il bambino. Un altro cambiamento ormonale importante nel periodo postpartum è legato all’ossitocina, detto anche ormone dell’amore, che ha un ruolo chiave nella creazione del legame fra madre e bambino: le ricerche hanno mostrato come le madri che allattano al seno per almeno tre settimane, grazie ad una maggiore produzione di ossitocina, risultino meno ansiose, più calme e socievoli.
    Alcuni studi suggeriscono che la maternità influenzi il cervello in modo simile ad un ambiente arricchito. L’arricchimento ambientale si riferisce a condizioni abitative che implicano una maggiore stimolazione sensoriale, cognitiva, motoria o sociale, con un impatto positivo sulla formazione di connessioni neurali, dunque, l’esperienza materna può essere stimolante e protettiva per la salute del cervello. Due elementi principali di un ambiente arricchito sono la complessità e la novità, entrambi aumentati nell’ambiente di cura umano, dove le neomamme devono affrontare nuovi compiti e comportamenti legati ai bambini.

  • Importanza del gioco all’aria aperta

    Importanza del gioco all’aria aperta

    Cari genitori,

    siamo sempre alla ricerca di nuovi modi per incoraggiare i nostri bambini a godersi il gioco all’aria aperta. In questo articolo, vogliamo condividere con voi alcuni consigli e attività che abbiamo scoperto per incoraggiare i nostri figli ad apprezzare il gioco all’aperto. Prima di tutto, suggeriamo di coinvolgere i nostri bambini nella pianificazione delle attività stesse. Chiediamogli cosa vogliono fare e quali attività all’aperto li interessano di più! In questo modo, saranno più motivati a partecipare e ad esplorare. In secondo luogo, cerchiamo di rendere l’esperienza all’aperto divertente e avvincente, dandoci degli obbiettivi e strutturando le attività in anticipo. Ad esempio, organizziamo una caccia al tesoro in giardino o nel parco, o un’attività di pittura all’aperto. Possiamo anche organizzare un pic-nic o una gita in bicicletta in famiglia. Un altro modo per incoraggiare i nostri figli a giocare all’aria aperta è di mostrare loro come fare attività divertenti con materiali semplici e facilmente reperibili. Ad esempio, possiamo creare una pista di macchinine fatta di terra o una casetta all’aperto con rami e foglie secche. In questo modo, i nostri figli imparano a usare la propria creatività e fantasia. Possiamo far sì che i nostri figli trascorrano più tempo all’aperto organizzando una serie di sfide o giochi all’esterno, come un torneo di pallavolo, un gioco di calcio, una gara di kart fai da te o un gioco di corse a ostacoli. I giochi in gruppo sono un ottimo modo per far socializzare i nostri figli e farli divertire all’aria aperta. Perché poi non fare una passeggiata in campagna o in montagna? Si può giocare a riconoscere le piante e gli animali della zona. Lavoriamoci! Incoraggiare i nostri bambini ad apprezzare il gioco all’aria aperta è importante per il loro sviluppo fisico, mentale e sociale. Coinvolgiamoli nella pianificazione delle attività, rendiamo l’esperienza all’aperto divertente e coinvolgente, organizziamo giochi all’aperto e incentiviamoli ad esplorare la natura.