Quest’anno il ritorno a scuola è diverso e tutti i genitori, alunni ed insegnanti, devono adattarsi a un nuovo inizio.
Molti bambini e ragazzi si troveranno ad affrontare vissuti d’ansia di fronte al nuovo anno. Del resto, il lungo periodo lontano dai banchi di scuola ha avuto un impatto forte su tutti: studenti e docenti! In particolare, i bambini con ADHD, data la loro forte reattività e sensibilità, sono più predisposti a sperimentare stati ansiosi in questa circostanza, mettendo in atto comportamenti, sintomi di paura o evitamento (piccole bugie, malesseri o posticipazioni), che possono rivelarsi importanti segnali a cui prestare attenzione.
Per far fronte a questi stati emotivi, è importante parlare in famiglia delle emozioni e reazioni rispetto al rientro in classe. Dunque è utile trovare momenti da trascorrere in famiglia, osservare i comportamenti dei figli, ascoltarli e parlar loro di preoccupazioni scolastiche, sociali e di salute. Un possibile rimedio contro l’ansia è cercare di trasformarla in curiosità per il nuovo anno scolastico. A questo proposito, davanti all’incertezza di eventuali altri periodi di lockdown, viene consigliato ai genitori di realizzare insieme ai figli una mappa in cui annotare gli obiettivi, gli impegni e le attività del tempo libero, sia nel caso di un anno scolastico simile al “tradizionale” sia nel caso di una didattica completamente a distanza. In quest’ultimo caso, sarebbe importante ricordare di scandire le giornate in casa delimitando i momenti dedicati alla scuola, ai compiti, alle pause ed al tempo libero. L’utilizzo di una sveglia può aiutare genitori e bambini nella scansione temporale di un’eventuale giornata completamente in casa.
Facciamo dunque leva sulla curiosità e prepariamoci con strategie e attività volte a gestire al meglio i tempi che ci aspettano, per tirar fuori il meglio da questo nuovo inizio!
Tag: scuola
-

Rientro a scuola: quante emozioni!
-

Consigli per un buon rapporto genitori-scuola
In questo articolo si propongono dei consigli per ottimizzare il rapporto tra genitori e scuola, in particolare nei casi in cui il bambino abbia delle difficoltà, in un’ottica di prevenzione:
1) Iniziare da sè stessi: cominciando col pensare che genitori ed insegnanti formano un team, che non sono uno contro l’altro e che qualsiasi problema si può affrontare insieme. Nella storia scolastica dei bambini ci potrebbero essere dei fallimenti accademici ed è importante che come genitori non ci si senta responsabili, bensì si cerchi una connessione con il proprio figlio, dedicandogli il giusto tempo e sostenendolo.
2) Modificare le aspettative: avendo a che fare con bambini con difficoltà, verso cui le attese sono già state adattate nei primi anni di vita, è necessario cercare di essere flessibili nei confronti della scuola, rendendosi conto che non tutte le esigenze potranno essere soddisfatte.
3) Conoscere i punti di forza sia propri che del bambino: cercando una risoluzione alle possibili sfide che si dovranno affrontare, enfatizzando proprio i punti di forza che sono stati fatti emergere.
4) Essere responsabili e considerare responsabili anche gli insegnanti: tenendo sempre presente quello che viene detto e suggerito, aggiornandosi continuamente sui progressi del proprio figlio.
5) Parlare: se si ritiene che qualcosa non vada bene, è assolutamente opportuno cercare un dialogo franco, costruttivo e rispettoso del punto di vista altrui, concentrandosi sul qui ed ora nel caso ci sia bisogno di risolvere un problema.
6) Coinvolgere il bambino: aiutarlo ad esprimersi sulla propria storia, prendendo in considerazione le sue passioni, i sogni e le lotte quotidiane.
7) Scoprire in cosa riesce meglio il bambino: trovare le risorse che possano aiutarlo, facendo riferimento anche a professionisti, e creare una rete di supporto, anche locale, tra genitori.
-

Non si corre! Consolidiamo.
In questi giorni stiamo sentendo molti genitori preoccupati dal carico di lavoro dei compiti che vengono assegnati ai proprio figli.
Pensiamo soprattutto ai bimbi di scuola primaria e ci chiediamo: questa forzata pausa didattica non potrebbe essere l’occasione per lasciar da parte la rincorsa del programma e approfittarne per consolidare?
E allora il nostro invito è di dedicarsi a sedimentare bene nelle menti dei nostri alunni quelle che sono le abilità strumentali di base, mattoncini indispensabili agli apprendimenti successivi, dalla scuola secondaria in avanti.
Ci riferiamo alla lettura, intesa sia come decodifica che come comprensione del testo, alla abilità ortografica e al calcolo. Quante volte nei corsi di formazione rivolti ai docenti, abbiamo ascoltato e condiviso il pensiero di molti insegnanti che lamentavano la mancanza di tempo per poter dedicarsi alle basi. Ecco, ora il tempo c’è e quindi sfruttiamolo senza farci prendere dall’ansia di proseguire il programma.
Teniamo anche conto che molti bambini sono a casa con i nonni, con i fratellini piccoli o comunque con i genitori, preoccupati per la propria attività lavorativa e tristi per qualche parente o conoscente che non sta bene e per quello che il nostro paese sta vivendo. Tale clima emotivo di stress non può facilitare l’apprendimento e dedicare il tempo a spiegare concetti nuovi può essere una richiesta a cui molti genitori non riescono ad adempiere in questo momento per svariati motivi.
Invece leggere insieme (per esempio alternandosi nella lettura) qualche pagina di un libro di storie o un articolo di Focus Junior e poi commentarlo, descrivendo a voce ciò che si è capito, è un compito fattibile, anzi può anche esser distraente e può alleggerire un po’ la tensione presente in casa. Scrivere un diario due volte a settimana della propria giornata (magari anche al pc, in modo che venga segnato l’errore ortografico permettendoci così di lavorare sui processi di autocorrezione senza neanche accorgercene), aggiungendo per esempio una foto di un gioco che si è fatto o anche creando dei racconti di fantasia, sviluppa creatività, allena la composizione del testo e l’abilità narrativa ed è un compito sufficientemente piacevole. Possiamo anche fornire frasi da completare per i bimbi più piccoli o per quelli che hanno qualche difficoltà in più o possiamo mandargli un’immagine da cui partire per aiutarli ad inventare le storie. Ci sono anche tanti giochi per bambini su questa tematica, per esempio dadi con diversi personaggi fantastici (mago, fata, orco) e ambienti (castello, montagna, bosco incantato): a seconda di ciò che esce sui dadi, il bambino deve creare una storia.
L’abilità ortografica è una competenza da consolidare per tutta la scuola primaria, non conviene darla per scontata, la grammatica e la sintassi verranno poi riprese e approfondite nella secondaria, quindi non affrettatevi ad assegnare modi e tempi verbali da memorizzare o nuovi complementi da spiegare. Anche la più tradizionale scheda di ripasso ortografico può essere utile in questa fase e si può calibrare a seconda del profilo degli alunni. Ci sarà chi avrà bisogno di acquisire le regole ortografiche più semplici e altri a cui può essere sufficiente perfezionare la propria competenza, per esempio con attività di “caccia all’errore”
E infine il calcolo: sappiamo ormai da diversi studi come il calcolo mentale sia fondamentale e sia la base per la matematica più complessa. Bene, fermiamoci, approfittiamone e alleniamolo! Che sia giocare a carte a rubamazzetto con i nonni, ripassare gli amici del 10, creare flashcards ai propri alunni con calcoli mentali da svolgere rapidamente cronometrandosi per battere un record personale…va tutto bene purché ripetuto in modo continuativo. Ci sono tante risorse in rete o libri pubblicati da case editrici specializzate che suggeriscono strategie per il calcolo mentale; non è tanto il ripasso della spiegazione delle proprietà, quanto l’esercizio sistematico che porta ad automatizzare le strategie.
Insomma, non perdiamo questa preziosa occasione per rallentare e consolidare. Gli apprendimenti futuri (e anche i vostri bimbi) ve ne saranno riconoscenti. -

Il sottorendimento
Nelle scuole odierne si parla sempre più spesso di un sottorendimento o rendimento insufficiente da parte di alcuni alunni, che mostrano difficoltà nell’essere motivati ad apprendere e che non risultano essere all’altezza delle aspettative dei loro insegnanti.
Ma come può essere definito il “sottorendimento” (“underachievement“)?
Per sottorendimento si intende una performance inferiore rispetto alle aspettative, o, meglio ancora, una discrepanza tra le prestazioni scolastiche di uno studente e le sue effettive capacità. Dunque si pensa che l’alunno, sulla base delle sue potenzialità, possa svolgere un buon lavoro in classe, ma in realtà il risultato che ottiene risulta essere insufficiente ed al di sotto delle sue competenze.
Sono molte le possibili cause alla base di questo problema sempre più comune, legate sia all’ambiente familiare che scolastico. Alcune possono essere:
- paura di non essere accettati dal proprio gruppo dei pari;
- paura del fallimento o paura del successo;
- attività educative inadeguate;
- aspettative eccessivamente alte o basse da parte dei genitori;
- mancanza di sostegno da parte della famiglia;
- bassa tolleranza alla frustrazione;
- noia;
- disabilità di apprendimento non rilevate;
- plusdotazione;
- interessi in attività diverse da quelle scolastiche;
- mancanza di autostima e problematiche emotive.
È necessario identificare questi alunni con un sottorendimento scolastico, in modo da poterli aiutare nel modificare il loro comportamento disfunzionale. Questo è possibile mediante un’attenta osservazione del comportamento degli alunni da parte degli insegnanti, soprattutto se si verificano continui peggioramenti nei punteggi ai test di rendimento, oppure anche tramite l’utilizzo di test di intelligenza per valutare le effettive capacità degli studenti.
Tra i comportamenti degli studenti con “sottorendimento scolastico”, alcuni risultano essere standard, ma bisogna comunque prestare molta attenzione per poterli individuare (per questo motivo sarebbe utile iniziare una conversazione con lo studente, al fine di individuarne il malessere): si considerano inadeguati, falliscono sia in ambito accademico che sociale, si sentono impotenti nonostante lo sforzo profuso, si prefiggono obiettivi irrealistici, si sentono respinti ed isolati, non sono disposti a rischiare il fallimento ed utilizzano strategie di coping inefficaci di fronte a svariati problemi.
-

PDP: tempo di progettazione e riflessione
Tra Ottobre e Novembre le scuole iniziano a lavorare al PDP. Tuttavia si nota nella pratica clinica che non vi è una modalità univoca né nella compilazione (per esempio con modelli molto diversi tra scuola e scuola) né nelle modalità di condivisione con la famiglia. Per questo vorremmo consigliare alcune buone prassi.
Ma, prima di fornire qualche suggerimento utile per la compilazione, ci sembra importante ribadire come il PDP vada inteso non come un atto meramente burocratico, ma come un momento di importante riflessione tra docenti sul percorso didattico dello studente e su quali obiettivi si vuol cercare di raggiungere. Il PDP può essere inoltre un utile strumento per creare un’alleanza scuola famiglia, per portare a conoscenza dei genitori i punti su cui si vuole intervenire e, se si tratta di studenti più grandi, anche per aumentare la consapevolezza del loro funzionamento.
Ecco qualche suggerimento per una compilazione efficace:
- leggete la relazione diagnostica dello studente, i suoi punti di forza e di debolezza, come funziona la sua memoria, la sua attenzione, la sua abilità linguistica. Non soffermatevi solo sulle conclusioni diagnostiche;
- talvolta la relazione contiene diversi tecnicismi di difficile interpretazione. Prendete contatti con chi l’ha redatta, chiedete informazioni, non è scontato capire una terminologia molto specifica;
- compilate il PDP in modo che sia di facile lettura per la famiglia: se lo intendiamo nell’ottica di un patto scuola genitori, è importante che sia comprensibile a tutti;
- consideratelo uno strumento operativo, consultabile facilmente e rapidamente;
- non inserite solo misure compensative e dispensative legate alla didattica, nel PDP infatti possono essere indicati obiettivi comportamentali da condividere con i genitori o con lo studente in caso in cui sia più grande. Un esempio: “tenere ordinato il diario”, “ricordarsi di portare i libri scolastici”, ecc;
- scrivete anche in chiave positiva. Spesso i PDP rischiano di diventare degli elenchi delle debolezze dello studente in questione, tralasciando le sue abilità. Se invece per esempio ha una lettura fluente, ma una comprensione carente, indicate anche il punto positivo, non solo la difficoltà;
- date modo alla famiglia di poterlo leggere, anche consultando lo specialista che segue il figlio, se presente. Non chiedete di firmarlo seduta stante: è un documento importante e per quanto si auspica che ci sia un rapporto di fiducia, va letto e riletto con la necessaria calma;
- prevedete una “firma” anche dello studente, a partire per esempio dal primo anno di scuola secondaria di secondo grado in avanti. La firma ha in questo caso solo un valore simbolico, ma è comunque un gesto di responsabilità e rende lo studente un soggetto attivo, consapevole dei suoi diritti e dei suoi doveri;
- indicate anche le misure di didattica inclusiva che adottate. Se prevedete apprendimento cooperativo, didattica con le mappe o altro, indicatelo. Da valore a ciò che fate.
Per gli studenti nuovi, il momento della redazione e consegna del PDP è la prima occasione di confronto con la famiglia e di condivisione di un percorso che durerà negli anni successivi. Siamo sicuri che seguendo questi suggerimenti, si getteranno le premesse per un percorso il più sereno possibile.
-

Le cinque strategie di apprendimento cooperativo
Tra le strategie di apprendimento cooperativo, la più popolare è la tecnica “Think-Pair-Share”, che consiste nel chiedere a ciascuno studente di riflettere su un argomento o formularsi mentalmente una domanda, da condividere poi con un altro compagno.
Altre strategie sono:
1- Strategia di apprendimento cooperativa di focalizzazione
Essa si basa sulla generazione di parole o frasi per definire o descrivere l’argomento principale. Agli studenti, dunque, viene chiesto di creare liste di parole o frasi relative all’argomento assegnato dall’insegnante, per poi discuterle in piccoli gruppi, oppure gli studenti possono essere inizialmente suddivisi in gruppi, ognuno dei quali creerà le liste da argomentare anche con la classe intera.
2- Carte One-minute
Si tratta di una strategia che consiste nel chiedere agli studenti, al termine della lezione, di rispondere singolarmente a tre domande:
-qual è stata la cosa più importante che hai imparato dalla lezione?
-cosa non è ancora chiaro sulla lezione? Quali domande hai ancora?
-qual è una cosa dell’argomento di cui vuoi saperne di più?
Successivamente gli alunni vengono suddivisi in gruppi, in cui ognuno deve esplicitare le risposte soggettive, per poi trovare quella più popolare o comune a ciascuna domanda, da discutere con l’intera classe.
3- Comuni
Secondo questa strategia, una volta suddivisi in gruppi o “squadre” da quattro, gli studenti vengono invitati a rispondere ad una serie di domande, per poi discutere con ciascun membro circa le risposte personali, trovando infine ciò che hanno in comune e segnandolo nelle diverse caselle di un foglio bianco che gli è stato consegnato. Per esempio se alla domanda “hai un fratello?” tutti e quattro i membri scoprono di averne uno, allora lo scriveranno nella quarta colonna/casella, se invece solo due hanno un fratello, allora lo segneranno nella seconda colonna e così via…
4- Dibattito
Questa strategia consiste nel rendere visibile, a tutta la classe, da parte dell’insegnante un’affermazione o proposta (scritta alla lavagna), chiedendo a ciascuno studente di spostarsi su un lato dell’aula, in base al loro grado di accordo, creando così due gruppi diversi. Successivamente a ciascuno dei due viene chiesto di discutere circa la loro non scelta o meglio il lato opposto della loro scelta, sviluppando cosi il pensiero critico negli studenti.
5- Graffiti cooperativi
Utilizzando questa strategia, viene chiesto agli studenti di segnare su un foglio, con penne di colore diverso, quante più idee possibili sull’argomento scelto dall’insegnante. Infine, dopo circa 5-10 minuti di tempo a disposizione, viene chiesto a ciascun alunno di riordinare le proprie idee in diverse categorie. -

Come allenare la memoria di lavoro (pt.2)
La memoria di lavoro è la capacità con cui si mantengono e si elaborano le informazioni nella mente. Utilizziamo la memoria di lavoro ogni giorno per svolgere le più variate funzioni: leggere, scrivere, organizzare, conversare, risolvere compiti di matematica e molte altre. Questa capacità risulta limitata nei bambini molto piccoli, i quali riescono a mantenere in memoria solo uno o due elementi per poco tempo. Con la crescita del bambino la memoria di lavoro migliora sempre di più e si stabilizza intorno ai quindici anni di età: ma, dal momento che il percorso evolutivo è diverso per ciascuno, si hanno differenti strade per sviluppare questa competenza. Infatti, la quantità di informazioni che possono essere trattenute in memoria di lavoro varia da persona a persona: alcuni riescono a mantenere numerosi dati a mente, altri, invece, presentano maggiori difficoltà nella loro elaborazione e impiegano più tempo a ricordarsene. Esistono molti modi per migliorarla nei bambini e nei ragazzi.
- Un primo metodo che può rivelarsi utile per i bambini è quello di incoraggiarli a scrivere delle liste di tutto ciò che devono fare nel corso della giornata o in tutta la settimana, sia dei compiti di scuola, sia degli impegni sportivi o familiari. Ovviamente questo è un metodo che può essere utilizzato dai bambini che sono già in grado di scrivere e non hanno difficoltà di scrittura; in alternativa le liste possono essere scritte al computer o da parte di uno dei genitori del bambino.
- Di fronte alle numerose attività che il bambino deve svolgere, come ad esempio i compiti per la settimana successiva, lo si può aiutare a gestire una per volta ciascuna materia o ciascun compito, in modo da alleggerirgli il carico cognitivo e aiutarlo a organizzare al meglio lo svolgimento di ogni singola attività.
- Si può suggerire al bambino di crearsi delle routines giornaliere: ad esempio, se nel corso della giornata le insegnanti hanno spiegato dei nuovi argomenti, dopo scuola il bambino può ripetere a uno dei genitori tutto quello che ha imparato, cercando di ricordare ciò che ha capito e ciò che invece ancora non gli è chiaro.
- Inventare col bambino nuovi modi per ricordare le informazioni o per allenare la memoria di lavoro, può essere un metodo molto utile per il bambino stesso, in quanto viene coinvolto attivamente nella ricerca di nuove modalità che può personalizzare e che riflettono i suoi interessi (ad esempio, giocare con la palla quando ripete una lezione o giocare a Memory la sera coi genitori).
- Si possono sperimentare insieme al bambino vari modi per migliorare la sua memoria di lavoro: ad esempio, come è stato detto nella prima parte, la creazione mentale di immagini e la loro descrizione orale al genitore può essere molto utile al bambino. Non tutti, però, traggono privilegi dagli stessi metodi, quindi sarebbe necessario capire in quale modo il bambino ha più facilità a ricordare. Alcuni esempi potrebbero essere quelli di cantare, fare delle rime o disegnare.
- Infine, sarebbe vantaggioso far praticare al bambino uno sport, dal momento che influisce sull’umore, scaricando la tensione, riducendo lo stress e favorendo il sonno e andando a influire, di conseguenza, sulla memoria e sulle competenze cognitive.
-

Come allenare la memoria di lavoro (pt.1)
Con il termine “memoria di lavoro” si fa riferimento alle modalità con cui manteniamo ed elaboriamo varie informazioni nella nostra mente e risulta importante per risolvere diversi compiti cognitivi, come la risoluzione dei problemi matematici o la comprensione di un testo scritto. Per capire come funziona, questa abilità viene concepita come una serie di scaffali sui quali vengono collocate le informazioni necessarie per svolgere un dato compito. È una competenza fondamentale nella vita di tutti i giorni e in particolare in ambito scolastico, in quanto viene utilizzata nell’apprendimento dai bambini: una debole memoria di lavoro può portare ad avere difficoltà durante il percorso scolastico, molto più di un basso QI. Esistono differenti modi per migliorare questa capacità nei bambini, i quali possono imparare giorno dopo giorno a utilizzarli nella loro quotidianità.
- Un primo modo per aumentare la competenza di memoria di lavoro, è quello di incoraggiare i bambini a rappresentare nella mente un’immagine o una figura che sia indicativa di quello che hanno appena ascoltato, una storia, un racconto o una particolare situazione. Ad esempio, se è stato chiesto al bambino di preparare la tavola per cinque persone, gli si può suggerire di immaginare e poi disegnare come dovrebbe essere la tavola una volta pronta. Mano a mano che la capacità del bambino migliora, gli si può chiedere solo di rappresentarla nella mente e successivamente di descriverla ad alta voce.
- Un secondo metodo è quello di incoraggiare il bambino a spiegare ciò che ha appena appreso sia a scuola che in qualsiasi altra situazione, come lo sport: in questo modo è possibile aiutarlo a dare senso alle nuove informazioni e ad archiviarle mentalmente. Inoltre, può iniziare a lavorare immediatamente sui dati appena appresi, invece di aspettare molto tempo e di richiamarli solo successivamente.
- Un’altra modalità è quella di proporre al bambino alcuni giochi che richiedano l’uso della memoria visiva, come l’abbinamento di carte uguali (Memory) o la ricerca di alcuni dettagli all’interno di un’immagine di un libro figurato o di una rivista, o ancora la ripetizione delle targhe dei veicoli.
- Altri giochi semplici, ma molto utili per lo sviluppo di una buona memoria di lavoro, sono quelli che richiedono l’uso delle carte, come ad esempio Uno, in cui il bambino deve tenere a mente le regole del gioco e, allo stesso tempo, ricordarsi anche delle carte di cui dispone e di come hanno giocato le persone prima di lui.
- Un altro metodo che può aiutare gli studenti, sia piccoli che grandi, è quello di evidenziare o sottolineare le parti più importanti di un testo e annotare appunti su un quaderno apposito, per poi rispondere correttamente a eventuali domande successive. Inoltre, è anche consigliata la lettura ad alta voce, con lo scopo di creare ricordi a lungo termine e facilitare così il processo di memorizzazione delle informazioni.
- La divisione delle informazioni in parti più piccole può essere un valido modo per facilitare la loro elaborazione e il loro immagazzinamento in memoria. Risulta più semplice ricordare piccoli gruppi di elementi, piuttosto che una lunga serie di questi ultimi; la loro divisione favorisce, in più, una maggiore comprensione e una notevole facilità nel ricordarli anche dopo molto tempo.
- L’apprendimento di nuove informazioni può essere migliorato utilizzando i diversi sensi del bambino: un nuovo argomento può essere appreso più velocemente e facilmente attraverso la rappresentazione grafica su un foglio di uno schema e, contemporaneamente, attraverso la spiegazione orale dello stesso argomento; è possibile, ad esempio, giocare a palla tirandola avanti e indietro, mentre si discute sui compiti che il bambino deve fare. Con queste strategie di apprendimento multisensoriale è possibile aiutarlo a ricordare meglio le nuove informazioni e a mantenerle più a lungo in memoria.
- Infine, è possibile aiutare il bambino a ricordare meglio portandolo a creare connessioni tra le diverse informazioni. In questo modo, si confrontano vecchi e nuovi ricordi, si collegano tra loro i dati e se ne formano di nuovi per recuperarli successivamente.
Esistono molti modi per aiutare i bambini ad elaborare e a ricordare informazioni appena apprese: lo scopo è quello di allenarli e aiutarli a sviluppare nuove capacità di memoria di lavoro, affinché si abituino sempre più e siano più spinti a utilizzarli e a farne uso anche da adulti.
-

Strategie in classe: il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD)
ll Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è un disturbo evolutivo che racchiude un quadro eterogeneo di problemi riguardanti l’area comportamentale e l’area cognitiva del bambino, con forti ripercussioni sugli apprendimenti scolastici. Si manifesta attraverso disattenzione, iperattività e impulsività, in associazione con altri sintomi e in vari contesti (casa/scuola).
Disattenzione
I sintomi relativi alla disattenzione fanno riferimento a un insieme di difficoltà del bambino nel mantenere un livello attentivo adeguato durante un’attività o un compito per un periodo di tempo prolungato. Spesso il bambino non presta attenzione ai dettagli, compie errori di disattenzione, sembra non ascoltare quando gli si parla direttamente e molte volte non segue le istruzioni, presentando la conseguente difficoltà nel terminare i compiti a scuola o le mansioni domestiche. Inoltre, può presentare avversione per alcuni compiti che richiedono uno sforzo mentale sostenuto, è facilmente distratto da stimoli esterni e poco attento alla cura del materiale necessario per lo svolgimento di compiti o attività.
Iperattività
I sintomi dell’iperattività riguardano la tendenza del bambino a manifestare un’eccessiva attività motoria: spesso si agita quando è seduto o sente il bisogno di alzarsi in contesti in cui ci si aspetta che rimanga sulla sedia (ad esempio a scuola); può presentare anche difficoltà a impegnarsi in attività o giochi tranquilli, tende a parlare eccessivamente ed è continuamente “in marcia”, come se fosse “spinto da un motorino”.
Impulsività
L’impulsività si manifesta attraverso un’eccessiva impazienza e incapacità di saper attendere il proprio turno: spesso interrompe, risponde prima che la domanda venga completata, si comporta in modo invadente verso gli altri e non è in grado di tollerare l’attesa, preferendo di gran lunga una ricompensa immediata.I bambini con ADHD
Le capacità autoregolative nei bambini con ADHD possono risultare compromesse: essi agiscono prima di pensare e ciò accade a causa della loro scarsa capacità a gestire e controllare le risposte alle diverse situazioni. Talvolta, questi bambini vengono considerati aggressivi, violenti, prepotenti e impulsivi: ne deriva che i loro pregi e le loro potenzialità possono venire oscurati da tali comportamenti negativi. Pur presentando buone competenze intellettive, alcuni bambini con ADHD possono avere un rendimento scolastico inferiore alle loro effettive abilità, a causa delle loro scarse capacità a seguire le indicazioni delle insegnanti, a stare seduti durante le lezioni, ad aspettare il proprio turno e a stare attenti in classe.Le relazioni con i coetanei
Per quanto riguarda le relazioni sociali, i bambini con questo disturbo possono essere allontanati o emarginati da parte dei coetanei, i quali non comprendono o non possono accettare i loro comportamenti ostili e violenti, soprattutto durante un’attività o un gioco collettivo. Una spiegazione può essere data dall’idea che hanno i bambini con ADHD: le abilità sociali non forniscono una ricompensa immediata, dunque non riescono a comprendere come possano collaborare e cooperare in un gioco per ottenere la vincita o un premio finale.Le strategie in classe
Nell’ambiente scolastico è possibile mettere in atto una serie di strategie per aiutare i bambini con ADHD a gestire i loro comportamenti e ad autoregolarsi.
1. Una prima strategia è quella di attaccare o incollare dei promemoria per ricordare al bambino le diverse attività organizzate nell’arco della giornata, in modo da prepararlo ad affrontare in maniera corretta le diverse funzioni.
2. Possono essere utilizzate delle “schede del comportamento” per ricordare al bambino i comportamenti adeguati e corretti da adottare in classe, come ad esempio la mano alzata prima di rispondere a una domanda o per fare delle richieste all’insegnante.
3. Si può scrivere alla lavagna il programma della giornata, cancellando di volta in volta tutte le attività che vengono portate a termine; è necessario avvertire la classe almeno cinque minuti prima, qualora si presentino delle modifiche del programma nel corso della giornata.
4. Nel caso in cui una certa situazione possa scatenare una reazione negativa da parte del bambino con ADHD, è necessario avere sempre un’attività “di riserva” da fargli fare per tenerlo impegnato e per aiutarlo nell’autocontrollo.
5. La disciplina e il rispetto devono essere insegnate ai bambini, con o senza ADHD. Se un comportamento negativo può essere spiegato dalla presenza del disturbo, non può però essere giustificato da quest’ultimo. I bambini con ADHD dovrebbero essere aiutati a comprendere il significato dei diversi comportamenti e ad assumersi le loro responsabilità.
6. Risulta necessario anche fornire sempre dei feedback immediati al bambino con ADHD, aiutandolo a capirne la ragione. In modo particolare, è importante “coglierli” a fare qualcosa di buono e giusto, sottolineando e spiegando loro la rilevanza dei loro comportamenti.
7. Infine, per ogni comportamento positivo può essere dato “un punto” al bambino e stabilire un premio o una ricompensa alla fine della settimana.Per aiutare i bambini con ADHD è anche necessario non creare situazioni di competizione durante lo svolgimento di compiti in classe e non focalizzarsi sulla durata dell’esecuzione dei compiti o delle attività, ma sulla qualità del lavoro svolto.
-

Strategie pratiche per insegnare la revisione efficace ad uno studente con DSA
Per gli studenti con DSA e bisogni educativi speciali può essere molto difficile rivedere i loro testi scritti e rileggerli per capire gli eventuali errori. Un aiuto concreto in questi casi può senza dubbio essere rappresentato dagli insegnanti: questi ultimi devono avere una conoscenza approfondita dello studente e utilizzare un programma di insegnamento a step per fornire un concreto aiuto.
Insegnare agli studenti con BES la revisione è una parte importante del processo di scrittura, inoltre offre l’opportunità di riflettere più attentamente su ciò che si è scritto e più in generale sul modo di scrivere, per assumere uno spirito critico verificando se ciò che si è scritto corrisponde al messaggio che si voleva trasmettere.
Per insegnare il processo di revisione è importante utilizzare l’istruzione strategica, ad esempio dividendo i testi da studiare in parti più brevi e associando ai concetti presenti immagini per facilitarne la memorizzazione. Le immagini, le mappe mentali e i diagrammi sono spesso fondamentali per gli studenti con difficoltà di apprendimento al fine di raggruppare le informazioni in aree specifiche.
Anche il permettere agli studenti di lavorare in coppia risulta molto utile, per aiutarli a ragionare con un coetaneo su ciò che hanno letto, oltre che a potersi porre domande reciprocamente e/o di porle all’insegnante. Questo programma di feedback è molto efficace per rafforzare le abilità di revisione e spinge gli studenti con DSA e BES ad una maggiore indipendenza nella revisione dei propri elaborati scritti e nello studio di testi nuovi.Dunque le parole chiave, gli schemi e le immagini mentali sono preziose per gli studenti con disturbi dell’apprendimento; gli insegnanti e gli esperti nel campo dell’apprendimento che mettono in pratica queste strategie forniscono loro un concreto aiuto, facilitando notevolmente compiti che per un ragazzo con DSA sarebbero molto complessi.