Tag: scuola

  • Pubblicati i kit di supporto bilingui realizzati per Mondadori

    Pubblicati i kit di supporto bilingui realizzati per Mondadori

    Dopo il successo riscontrato per il kit Italiano/Ucraino sono stati realizzati nuovi kit in ulteriori 4 lingue: Cinese, Romeno, Albanese e Arabo. Questi kit di supporto linguistico bilingui concepiti per facilitare la transizione dalla lingua madre all’italiano e sono stati resi disponibili gratuitamente da Mondadori per tutte le scuole italiane. 

    Al seguente link è possibile scaricare i kit https://www.mondadorieducation.it/didattica-e-multiculturalita/ 

    Copertine Libri

     

     

     

     

  • ​Le nuove condotte alimentari

    ​Le nuove condotte alimentari

    I disturbi del comportamento alimentare sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo, che insorgono prevalentemente durante l’adolescenza, colpendo soprattutto il sesso femminile. Fra i disturbi del comportamento alimentare possiamo annoverare anoressia nervosa, bulimia nervosa e il binge eating disorder. Tuttavia, negli ultimi anni si sono diffuse nuove condotte alimentari, meno conosciute, ma non per questo meno pericolose, che trovano una prevalenza di esordio tra adolescenti e giovani. La prima delle nuove condotte alimentari che andiamo ad esaminare è la pregoressia, che si sviluppa durante la gravidanza e consiste nella intensa paura dei cambiamenti corporei legati al processo di crescita del feto. Questa paura può spingere la donna a saltare i pasti o svolgere eccessiva attività fisica, controllare in modo maniacale il proprio peso e portare a sensazioni di inadeguatezza fisica e distacco emotivo. Questa condotta alimentare può avere un forte impatto sia sulla salute della donna, sia su quella del nascituro. Il momento della gravidanza porta con sé cambiamenti psicologici, relativi al proprio ruolo, nonché trasformazioni corporee. Le donne colpite hanno tendenzialmente una storia problematica nella percezione corporea, ancorata ai modelli culturali volti alla ricerca della perfezione, portando alla mancata accettazione di sé e del proprio corpo. La bigoressia consiste in una dispercezione della propria immagine corporea. Il termine deriva dall’inglese big (grosso) e dal greco orexis (appetito); le persone che soffrono di questa patologia si percepiscono esili, deboli e mai abbastanza muscolose, anche quando presentano un fisico atletico; per questo motivo si sottopongono a sessioni di allenamento pesanti e abusano di farmaci anabolizzanti, ormoni androgeni, integratori e diete iperproteiche per aumentare la loro massa, con conseguenze dannose a livello epatico e renale. Si tratta di un fenomeno recente, diffuso nella popolazione maschile tra i 15 e i 23 anni, soprattutto tra i frequentatori di palestre e i body-builder. Questa dispercezione corporea comporta dei cambiamenti nelle abitudini quotidiane, con una conseguente compromissione nelle aree del funzionamento sociale, occupazionale e relazionale: si manifestano difficoltà a mostrare in pubblico il loro corpo, indossando vestiti pesanti anche d’estate e ogni attività del tempo libero che non sia legata all’esercizio fisico viene trascurata. L’ortoressia nervosa si caratterizza per l’ossessione patologica per il cibo biologicamente sano e puro: la persona che soffre di questo disturbo non ricerca un programma dietetico per perdere peso, ma evita di mangiare qualsiasi cibo considerato “impuro” perché trattato con diserbanti, pesticidi o sostanze artificiali e si preoccupa in modo eccessivo sulle tecniche usate nell’elaborazione e produzione del cibo. L’ortoressia nervosa è un disturbo diffuso soprattutto nei paesi occidentali e non è ancora stata riconosciuta come entità indipendente nei manuali diagnostici. Il termine drunkoressia indica una pratica alimentare che prevede una restrizione calorica data dal cibo, per poi sostituirla con una assunzione eccessiva di alcolici, che può essere compensata attraverso vomito autoindotto, smisurato esercizio fisico e uso di lassativi o diuretici. In altre parole, per evitare l’aumento di peso vengono eliminate le calorie derivanti dal cibo, al fine di assumere unicamente quelle dell’alcool. Ciò può determinare delle severe conseguenze, sia a livello psicologico che fisico, ad esempio, bere in uno stato di malnutrizione può determinare maggiori tassi di blackout, intossicazione da alcol, violenza e danni cerebrali correlati all’alcol. Inoltre, l’abuso di alcol può avere un impatto negativo sull’idratazione e sulla ritenzione del corpo di minerali e sostanze nutritive, amplificando ulteriormente le conseguenze della malnutrizione e peggiorando le capacità cognitive dell’individuo. La diabulimia è una nuova condotta alimentare che riguarda pazienti con diabete mellito di tipo 1, i quali omettono deliberatamente la dose di insulina con lo scopo di perdere peso o per prevenire l’aumento di peso. Alla base psicologica del disturbo c’è proprio la difficoltà nel gestire un eventuale aumento di peso, dovuto alla terapia con insulina, in persone che sono sempre state magre. Quindi evitando la dose giornaliera di insulina, si ha la percezione di riuscire a controllare il peso corporeo e a evitare di ingrassare: la diabulimia diventa uno strumento pericolosamente più affascinante rispetto alle “solite tecniche” (vomito, lassativi o esercizio fisico) per mantenere la magrezza e un preciso ideale di bellezza, rinforzato dal fatto che non sembrano verificarsi danni nell’immediatezza. È importante conoscere questi nuovi fenomeni emergenti, che interessano in prevalenza gli adolescenti e i giovani adulti, al fine di prevenirli o saperli riconoscere, per un intervento immediato ed efficace.

  • A cosa serve il tutoraggio?

    A cosa serve il tutoraggio?

    La definizione classica di tutor prevede una persona che dia istruzioni individuali o in piccoli gruppi volti all’apprendimento di uno specifico argomento/materia. Ma esistono altre sue funzioni? Il suo scopo principale è, infatti, quello di “aiutare gli studenti ad aiutare se stessi” in modo che possano diventare indipendenti. Per fare il suo lavoro, un tutor non solo ha bisogno di conoscenze relative alle materie per cui viene richiesto ma, soprattutto, deve possedere empatia, onestà, umorismo, flessibilità, e mostrare premura. Quest’ultima implica l’essere puntuali, affidabili, organizzati, pazienti, possedere strategie uniche ed entrare in relazione con lo studente. La prima è, invece, fondamentale per percepire le emozioni e le percezioni dei propri allievi per favorire la comunicazione e una relazione fondata sulla comprensione e il sostegno; quest’ultimo viene incoraggiato anche dalla presenza di apertura, ascolto e onestà, in modo da permettere agli studenti di aprirsi con facilità e discutere così dei propri problemi senza timori. Flessibilità indica, invece, la capacità di adeguarsi e adattarsi a chi si ha di fronte, rispettando le difficoltà e le esigenze dei propri studenti. Che dire dell’umorismo…l’umorismo riduce lo stress e l’ansia, mette a proprio agio e può essere utilizzato per dare valutazioni, facendo sentire meno giudicata la persona di fronte a sé. 

    Nello specifico, grazie anche a queste capacità, il tutor DSA:

    • Supporta voi genitori nei colloqui con gli insegnanti
    • “Osserva le modalità di apprendimento del bambino e il suo metodo di studio”
    • Esamina il Piano Didattico Personalizzato e può proporre modifiche
    • Struttura un percorso specifico per il potenziamento delle abilità e il raggiungimento di obiettivi
    • Tiene conto delle debolezze ma soprattutto delle risorse e punti di forza di vostro figlio per rinforzare autostima e autoefficacia
    • Supervisiona l’uso degli strumenti e delle strategie dando feedback prima, durante e dopo la fine dell’attività, sostenendo la riflessione su come portare a termine un compito e sugli strumenti utilizzati una volta concluso

    Inoltre, il tutor DSA non è un aiuto per il doposcuola o un insegnante di sostegno, ma affianca questi bambini e adolescenti per permetter loro di:

    • Acquisire un metodo di studio personale ed efficace
    • Migliorare le proprie capacità di gestione delle proprie strategie di apprendimento e studio
    • Utilizzare con migliori risultati gli strumenti compensativi e renderlo così più autonomo nella loro gestione
    • Aumentare la conoscenza relativa ad una o più materie di studio, migliorandone l’atteggiamento e l’interesse nei suoi confronti
    • Migliorare l’autostima grazie ad un aumento delle conoscenze e dell’autoefficacia
    • Aumentare la loro motivazione allo studio
    • Aumentare la convinzione che l’impegno possa cambiare le situazioni difficili
    • Imparare tecniche per prendere appunti, organizzare, rappresentare e ricordare concetti e, perché no, gestire lo stress prima di una verifica o di una interrogazione
    • Aumentare la propria consapevolezza sulle proprie strategie cognitive

    Bibliografia
    http://southcentral.edu/tutor_training/module1/index.html
    https://www.igeacps.it/tutor-dsa-ruolo/
    https://infodsa.it/disturbicognitivi/tutor-dsa

     

  • L’autoregolazione è importante!

    L’autoregolazione è importante!

    L’autoregolazione può essere definita come la capacità di controllare i propri impulsi, regolare le emozioni, modulare il comportamenti, rispondere efficacemente alle richieste ambientali e della vita di tutti i giorni. È fondamentale al fine di proseguire gli obiettivi e adattarsi all’ambiente.
    La regolazione comportamentale rappresenta l’abilità del bambino di modulare le azioni, le risposte, le emozioni e il comportamento attraverso un adeguato controllo inibitorio. Un’adeguata regolazione del comportamento è spesso precursore di un’adeguata regolazione cognitiva, ossia quella capacità che consente ai processi regolatori cognitivi di guidare il problem solving attivo e sistematico e più in generale di supportare un’appropriata autoregolazione. La regolazione emotiva valuta la capacità di un bambino di regolare le risposte emotive, incluse quelle in situazioni che cambiano. Anche un’adeguata regolazione delle emozioni è precursore di un’efficace regolazione cognitiva. La regolazione cognitiva valuta la capacità che un bambino ha di controllare e gestire processi cognitivi e di avere un problem solving efficace. Un’adeguata regolazione cognitiva è necessaria per l’apprendimento, per il ricordo di informazioni complesse.
    La capacità di autoregolarsi si sviluppa fin dalla prima infanzia e matura durante la crescita. Inoltre, è correlata al benessere, alla capacità di relazionarsi, ai successi scolastici.
    Traverso (2012) sostiene che i bambini che hanno una buona regolazione di sé, si sentono più liberi e sono in grado di rispondere meglio a situazioni e comportamenti che non avevano previsto.
     

  • L’importanza di strategie nello studio

    L’importanza di strategie nello studio

    È necessario far capire agli studenti quanto sia importante un atteggiamento metacognitivo, al fine di trovare il proprio metodo di studio e sviluppare la capacità di apprendere. Le strategie di apprendimento e di studio servono a metterli nella giusta direzione. La nozione di strategia è stata variamente definita da molti psicologi. Essa, in generale, si riferisce ai casi in cui una situazione può essere affrontata in modi differenti: questi modi possono essere considerati strategie se hanno finalizzazione, regolarità e controllo (più o meno consapevole). Molte ricerche hanno mostrato come lo sviluppo delle capacità di memoria e la capacità di utilizzare strategie siano due competenze fondamentali che vanno di pari passo, a partire da quelle più semplici di ripetizione del materiale fino a quelle più complesse che richiedono un’elaborazione. Affinché il soggetto riesca a imparare di più, è importante che sia coinvolto nel processo d’apprendimento, che eserciti un controllo attivo. Difatti, una maggiore elaborazione dei contenuti produce generalmente una memorizzazione migliore. Rohwer (1974) ha individuato nella “generatività” la caratteristica che rende efficace una strategia di studio. Quanto più un metodo implica la riorganizzazione a parole proprie di un’informazione e l’arricchimento mediante l’integrazione di informazioni derivanti dalla propria esperienza, tanto più risulta efficace, cioè conduce a un apprendimento solido e duraturo.
    Una delle strategie più efficaci e utili è la motivazione allo studio. Noi essere umani siamo permanentemente motivati a adeguare le nostre conoscenze del mondo, a risolvere conflitti, ad avanzare ipotesi di soluzioni, a trovare una sintesi tra realtà che si presentano in contraddizione. Il concetto di motivazione è un costrutto usato per spiegare l’inizio, la direzione, l’intensità e la persistenza del comportamento diretto verso un obiettivo. È la spinta che anima e sostiene un’azione o un atteggiamento. In riferimento all’istruzione, il concetto di motivazione dello studente viene usato per spiegare il grado in cui gli studenti investono attenzione e sforzo nelle attività scolastiche, cioè la loro disponibilità a impegnarsi in attività di apprendimento. Uno studente sente crescere liberamente la voglia di imparare quando riesce a notare il legame tra ciò che studia e la propria esperienza interiore. Egli riesce a canalizzare tutte le proprie risorse verso lo scopo che vuole raggiungere. Si sente forte, energico, concentrato; pianifica l’azione per renderla efficace, attribuisce grande valore a ciò che sta studiando.

  • Lettera ai ragazzi da parte di un ragazzo

    Lettera ai ragazzi da parte di un ragazzo

    Cari ragazzi e care ragazze vi scrivo non per dirvi che sarà facile, sarà tremendamente difficile per alcuni come lo è stato per me. Affronterete moltissimi ostacoli durante il vostro cammino. Ci saranno montagne da scalare e oceani da traversare ma oltre i quali troverete un mondo bellissimo, il vostro.

    Vi racconterò la mia storia nella speranza che possiate trarne qualcosa di positivo.

    Già da quando andavo all’asilo il fatto che fossi dislessico era palese. La certezza arrivò in prima elementare quando i miei genitori mi portarono da una signora che si occupava di aiutare i bambini dislessici. Capì cosa stava succedendo solo in seconda quando grazie alla certificazione potei usare il computer e gli schemi. Mi sentivo diverso e non lo sopportavo, non lo accettavo. Mi rifiutavo di fare i compiti o di andare da quella signora perché mi faceva soffrire terribilmente trovarmi in quelle situazioni in cui era palese che non riuscivo a fare quello che tutti i miei coetanei riuscivano a fare, e iniziai a pensare di essere sbagliato o stupido. Dovete sapere che ero e sono non solo dislessico ma anche discalculico e disortografico; la scuola per me era un vero inferno.

    Alle elementari avevo due maestre, una meravigliosa di matematica e una tremenda di italiano. La maestra di italiano non mi incoraggiava, anzi lei era solita dire: “perfino E. ci riesce”, quando voleva fare pesare ai miei compagni che qualcosa era semplice.

    Grazie a quella andai in depressione infantile e fino alle medie quando qualcuno mi faceva un complimento non lo sentivo come vero e rispondevo sempre con: “non è così “, “non è vero” ,”in realtà …” perché in me si era creata una pessima immagine di me stesso.

    Però in quegli anni delle elementari ho conosciuto coloro che oggi sono i miei migliori amici. I momenti che passavo con loro mi facevano sentire meglio, perché quando si gioca siamo tutti “uguali”.

    Terminate le vacanze dell’ultimo anno di elementari iniziai le medie e lì cominciarono l’apocalisse e il giudizio universale. Quel periodo per me è stato molto difficile, stavo ancora imparando ad usare il computer e gli schemi; per di più dovevo affrontare il bullismo ma riuscii a superare tutto quello e a non farlo pesare tanto. Sapete perché? Perché non ero solo, anche se siete dislessici non vuol dire che non siate in grado di costruire delle stabili e forti amicizie. Sono convinto che a darmi la forza di dire sempre la mia e di difendere me, e anche gli altri fosse frutto, in parte, della consapevolezza di avere qualcuno che mi voleva sinceramente bene e che mi apprezzava per quel che ero.

    Purtroppo potrebbe, non è detto, ma potrebbe capitare di imparare bene cosa significhi essere “disprezzati” e “isolati”, come potrebbe succedere a chi non è dislessico; ma non covate semplicemente rancore o non buttatevi giù di morale. Fate tesoro della vostra esperienza, comprendete e ricordate il dolore che si prova affinché quando vi troverete difronte a qualcuno che passa quello che avete già vissuto non si trovi incompreso o solo. Tenete ben a mente che essere dislessici non è un difetto o una caratteristica ripugnante, e non è assolutamente giustificabile che venga usata come pretesto per bullizzare; ma agli occhi dei bulli appare, come era molti anni fa l’apparecchio o i capelli rossi, solo una scusa per potersi comportare male. Non interiorizzate l’idea di essere sbagliati perché non lo siete !

    Voglio lasciarvi un aforisma che mi aiutò molto:

    “Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido”

    Forse per alcuni la scuola non è “l’elemento” migliore, come per il pesce non lo è la terra ferma. La scuola affronta poche discipline di quelle che esistono nel mondo reale.

    La scuola è profondamente sbagliata e antiquata, dovrebbe essere rivoluzionata. Si dovrebbe trovare un metodo scolastico che vada bene per tutti e non bisognerebbe costringere degli studenti ad adattarsi agli errori della loro pigrizia. Un po’ per quell’aforisma, un po’ per delle coincidenze, mi resi conto che ero troppo severo con me stesso e che non era tutta colpa mia, ma anche della scuola del nostro Paese e iniziai a dedicarmi di più a me stesso.

    Provai diverse discipline per scoprire le mie abilità, tramite delle associazioni per ragazzi, gratuite. Mi sono messo in gioco e ho provato: il teatro, la fotografia, corsi di disegno, barca a vela, musica, radio, ho lavorato in un asilo, e molto altro. Così ho scoperto i miei pro e i miei contro, come il non voler arrendersi mai; nella vita si cade tante volte, ma la vera sconfitta è arrendersi. Ho scoperto il mio amore per la scrittura, nonostante sia una delle mie più grandi difficoltà e a dispetto di quella pessima maestra delle elementari. Tutto questo mi ha permesso di crescere e creare legami di amicizia più ampi. Ho capito quanto possa essere bello stare con le persone, dopo molte brutte esperienze a scuola. L’aiuto più grande mi è stato dato proprio dagli amici, crescendo, allenandomi, studiando, confrontandomi, superando i miei limiti, sfidandomi e vivendo avventure con loro; ma loro soprattutto hanno reso la mia vita migliore! È proprio grazie a loro se ho capito il senso della vita, che secondo me è provare affetto per qualcuno, ed essere allo stesso tempo il loro affetto. A stare da soli non si riesce a comprendere fino in fondo la propria esistenza, chi e come siamo. Se la mia personalità esiste è perché ho incontrato delle persone che hanno lasciato il segno.

    Con l’ingresso al liceo segnai la fine di quel periodo burrascoso e tormentato.

    Se vi capitasse in precedenza di affrontare molte persone prepotenti non fatevi condizionare il futuro; una nuova scuola, una nuova classe è un nuovo inizio e le persone con cui conviverete molti giorni non sono le stesse del passato, potrebbero nascondere in loro mondi belli e profondi come il vostro, se anche così non fosse cercate di arricchire i loro mostrandovi.

    Al liceo, di solito, si incontrano persone più mature (anche se di persone antipatiche e infantili se ne incontrerà sempre qualcuna).

    Lì ho conosciuto molte professoresse meravigliose, come la prof di italiano e la prof di filosofia o la prof di scienze umane che credendo in me mi hanno fatto fare passi da gigante, perché dopo tutto alla base del progresso risiede la fiducia in esso.

    Non vi nascondo che ho incontrato anche un’insegnate che sostiene che i dislessici abbiano dei privilegi che vanno a discapito degli altri, ma al mio fianco, come sarà al vostro, ci sono persone stupende.

    Forse sarà più impegnativo prendere bei voti come dei nove ma se ci riesco io ci riuscirete anche voi. Usate tutti gli strumenti che esistono. Scaricatevi i libri sui dispositivi e usate la lettura del computer o del telefono. Non rinunciate ai libri, ascoltate gli audiolibri ma leggeteli anche. È difficile ma non impossibile. Forse sarà più ostico lo studio ma se userete gli strumenti e l’impegno potrete raggiungere il massimo. Avete tutte le facoltà per comprendere e interiorizzare. Forse non avete avuto ancora la possibilità di scoprirlo e pensate di non poter studiare o lavorare in ambiti difficili, ma datevi la possibilità di essere ciò che desiderate; indipendentemente dal giudizio di qualche vecchio insegnante. La prof di inglese delle medie o la maestra di italiano delle elementari e altri insegnanti mi hanno sempre scoraggiato e sottovalutato ma si sono tutte sbagliate. Scelsi un liceo senza indugio e me ne sono fregato del giudizio di qualcuno che mi conosce talmente poco da chiamarmi solo per cognome.

    Se avrete bisogno di ripetizioni, come l’hanno anche le persone non dislessiche, potrebbe accadere se vi troverete nella mia stessa particolare condizione, di sentirvi in colpa perché avete un giudizio troppo severo su voi stessi. Per me è stato ed è così ma è un comportamento stupido. Forse è impossibile da non provare, allora il consiglio che mi sento di darvi è: un giorno quando saranno i vostri genitori ad aver bisogno di una mano dategliela, non solo con affetto, ma con gratitudine, perché a loro tempo loro vi hanno aiutato, in questo modo non avrete motivo di sentirvi in colpa, ma capisco che possa essere difficile non provarlo… quindi date sempre il massimo così avrete la consapevolezza di non star sprecando soldi.

    Vorrei che non dubitaste mai del fatto di valere molto e che avete tante qualità uniche, ognuno le ha, l’unico intoppo è doverle scoprire e allenare…e il bello sta proprio in quello.

    Se ci sarà qualcuno che vi criticherà, sarà solo perché è un grandissimo ignorante, con zero profondità d’animo.

    Tutte le difficoltà che affrontate vi arricchiscono e permettono non solo di comprendere le problematiche che possono avere altre persone in diversi ambiti, come nello studio, e di sapere come aiutarle, ma se avrete anche lottato contro l’ignoranza, il pregiudizio e il pretesto del bullismo avrete anche pensieri bellissimi eticamente, sarete in grado di comprendere in profondo, nella sua natura, qualcosa di ingiusto che in questo periodo sta tornando, ovvero il disprezzo oltre che il maltrattamento per qualcuno di apparentemente diverso da noi.

    Non arrendetevi mai di fronte alle difficoltà o le ingiustizie che vi troverete davanti, ma lottate sempre orgogliosamente come dei veri titani.

    La caratteristica più importante che potete sviluppare è l’idealismo e la volontà di cambiare le cose.

    Vorrei ribadirvi un’ultima cosa. È il sostegno delle persone che amiamo a farci trovare la forza per combattere contro le avversità. Proprio perché tante persone credono in me non voglio e non posso arrendermi!

    Non concentratevi solo sullo studio ma dedicate del tempo anche alla vostra famiglia e agli amici. Paradossalmente siamo costretti a dedicare la maggior parte della giornata alla scuola scadente quando ciò che è più importante si trova al di fuori di quelle mura. Grazie alle persone che amate il vostro peso si alleggerirà perché non saranno più solo le vostre braccia ma anche quelle di chi vi circonda a sorreggerlo, e riuscirete anche a spaccarlo e a ridurlo.

    Mentre vi scrivo aspetto che inizi il mio ultimo anno di liceo e, se ci sono riuscito io che sono un mega dislessico, sono convinto che possiate farcela anche voi.

    Credo in voi ^_^ !!!

    Buona fortuna giovani atlanti.

    Per aspera ad astra!
    (Attraverso le avversità fino alle stelle!)

  • Pandemia e scuola

    Pandemia e scuola

    Ritornare a scuola significa riprendere una routine familiare, ma a causa della pandemia qualcosa è cambiato. Tutto sembra “insicuro”, le regole, il sistema, le abitudini. I genitori dovrebbero trasmettere sicurezza ai propri figli, al fine di sostenerli per affrontare al meglio questi cambiamenti. I bambini devono essere informati e rassicurati. Le “regole covid”, soprattutto per i bambini più piccoli, in un primo momento, possono essere difficili da capire e da mettere in atto. L’importante è essere coerenti e prevedibili, utilizzando esempi e contesti familiari per far comprendere loro eventi non familiari, cosicché i bambini possano sfruttare strategie efficaci e già usate per affrontare i problemi e i cambiamenti improvvisi.

    I bambini possono avere ansie, preoccupazioni, insicurezze e vanno accompagnati a elaborare tali sentimenti, a gestire le emozioni. I genitori devono rispondere con onestà e calma, promuovendo un rapporto di fiducia e sincerità.

    I ragazzi imparano meglio quando sono calmi, è normale avere delle preoccupazioni, sia per loro che per i genitori. Quest’ultimi devono mostrare entusiasmo e sostegno per il percorso scolastico dei figli. L’ascolto è fondamentale, i ragazzi vanno sentiti ascoltati e accolti, i loro sentimenti sono importanti.

    A causa della pandemia, i ragazzi sono stati limitati nel portare avanti le loro amicizie, le loro relazioni sociali sono state carenti, poco costanti, costrette ad aver luogo solamente tramite uno schermo. È importante, dunque, promuovere delle attività sociali, eventi con i compagni di classe, per aiutarli a ritrovarsi nel gruppo in armonia e serenità.

    Alcuni bambini parlano e altri sono monosillabici sulla loro giornata scolastica. Per quanto i genitori siano ansiosi di sapere com’è andata, è utile adattarsi allo stile di comunicazione dei propri figli, dare loro spazio e poi parlare della giornata lavorativa, questo trasmette il messaggio che i genitori sono pronti a parlare quando lo sono i figli. Altri bambini potrebbero parlare molto delle loro preoccupazioni e hanno bisogno di aiuto per contenerle in modo da non farle degenerare. Si può chiedere loro di scrivere (o disegnare) le loro preoccupazioni.

  • Fornire un feedback efficace

    Fornire un feedback efficace

    Il feedback consiste nella valutazione o nel giudizio sul lavoro o sul comportamento di qualcun altro. Il giudizio implica una risposta avente una componente personale, emotiva, basata sulle convinzioni di chi lo emette, nei confronti dell’altro, mentre la valutazione si basa su un’osservazione oggettiva della situazione legata a un evento specifico (comportamento, lavoro, compito), compiuto da un’altra persona.

    Una buona valutazione formativa fornisce agli studenti le informazioni di cui hanno bisogno per capire dove si trovano nel loro apprendimento e li porta a sviluppare la sensazione di controllo su di esso. Il feedback più utile si concentra sulle qualità del lavoro, sui processi o sulle strategie utilizzate dagli studenti per svolgerlo. Il ritorno risulta utile se gli studenti lo ascoltano in modo tale da capire che otterranno risultati spendendo impegno e attenzione. Per creare il feedback dell’insegnante che porta all’apprendimento è importante mettersi nei panni dello studente.

    Il principio fondamentale è, quindi, considerare la prospettiva dello studente. Risulta necessario anche decidere se in alcune circostanze è più adatto un feedback individuale o di gruppo. Il feedback individuale comunica ad uno studente l’apprezzamento per il suo apprendimento, mentre il feedback di gruppo offre opportunità per un più ampio insegnamento. Queste scelte non si escludono a vicenda. La composizione del feedback è un’abilità in sé.

    Le scelte che farai su ciò che dirai a uno studente, ovviamente, avranno una grande influenza su come lo studente interpreterà il tuo feedback. Ancora una volta, il presupposto principale è considerare la prospettiva dello studente.

  • Quizlet: uno strumento per la DAD

    Quizlet: uno strumento per la DAD

    Quizlet è un’applicazione usata dagli insegnanti che permette agli alunni di imparare, ripassare ed esercitarsi riguardo ad un argomento didattico specifico. È molto semplice da usare, sia per i docenti che per gli studenti. 

    Gli insegnanti, dopo essersi registrati in modo gratuito al sito, possono procedere nel creare le cosiddette flashcards, ovvero delle carte virtuali in cui nel primo lato si può scrivere un concetto o una parola e sul retro scrivere la definizione. Dopo aver compiuto questo semplice passo, automaticamente il sito dà origine ad altre prove basandosi sulle definizioni inserite nel primo passaggio. Queste prove consistono in esercizi per imparare l’argomento, scrittura, ortografia, test e semplici giochi in cui gli alunni possono sperimentare le loro conoscenze in modo divertente e sfidarsi a vicenda.
    Una volta che il docente ha creato il suo Quizlet, si può inserire in cartelle con accesso vincolato: in questo modo, gli studenti possono accedere al Quizlet specifico collegandosi al sito, digitando il nome con cui la cartella è stata salvata e chiedendo di aver accesso alla classe. In altro modo, i professori possono inviare il Quizlet tramite un semplice copia-incolla del link di riferimento. Gli alunni, appena saranno autorizzati dal professore ad aver accesso ai contenuti della cartella, potranno selezionare l’attività che desiderano sostenere (studio tramite flashcards, scrittura, quiz, giochi, ecc.).

    Una delle peculiarità di Quizlet è che permette di usare la funzione di sintesi vocale, particolarmente utile per studenti con DSA, che si crea in modo automatico all’interno dell’app. Quizlet può essere utilizzato non solo per l’apprendimento di lingue straniere, ma per imparare qualsiasi materia scolastica, ad esempio fisica con formule e definizioni, storia con date e avvenimenti storici, geografia con nomi di laghi e regione di riferimento e altre materie ancora.

    Il vantaggio di Quizlet è di poter essere utilizzato sia in classe, dove gli studenti sono autorizzati all’utilizzo di tablet, sia nella didattica a distanza in cui ogni studente può accedere da remoto alle attività proposte dai docenti.
    Link al sito: https://quizlet.com/it

  • Difficoltà scolastiche e memoria di lavoro

    Difficoltà scolastiche e memoria di lavoro

    La memoria di lavoro (working memory) ci permette di mantenere le informazioni in memoria e al tempo stesso di manipolarle.
    Possedere delle difficoltà nella memoria di lavoro può incidere sugli apprendimenti degli studenti.

    Per questo motivo lo psicologo statunitense Milton J. Dehn ha stilato una guida su come adattare la didattica in caso di deficit nella working memory. Il carico cognitivo può dipendere dalla complessità e dalla quantità di materiale da apprendere, quindi il consiglio è quello di ridurre i contenuti. Stilare un apprendimento graduale, da semplice a complesso. Tenere conto delle conoscenze pregresse. Al momento della verifica dei contenuti appresi, tenere conto dei materiali per cui è stata richiesta una memorizzazione e quelli per cui è stata richiesta un’elaborazione. 

    
Utilizzare frasi semplici e concise, presentare le istruzioni in maniera chiara ed organizzata, non prevedere lezioni troppo lunghe sono aspetti molto importanti che l’insegnante deve tenere a mente per non sovraccaricare cognitivamente lo studente. L’ambiente inoltre deve essere tranquillo e privo di distrazioni. Anche presentare le informazioni sia a livello visivo che verbale aiuta. È importante insegnare allo studente ad organizzare il materiale attraverso schemi riducendo le fonti di distrazione quando studia per evitare interferenze. Molto utili sono anche e strategie di memorizzazione dei contenuti.

    Quindi, in definitiva, per supportare studenti con difficoltà di memoria di lavoro è opportuno organizzare i materiali e i contenuti da apprendere, prestando attenzione sulle modalità (e quantità) di trasmissione dei contenuti, sulle capacità e sulle strategie dello studente al fine di automatizzare alcune tecniche, riducendo il carico cognitivo per lasciare spazio ai nuovi contenuti.