È necessario far capire agli studenti quanto sia importante un atteggiamento metacognitivo, al fine di trovare il proprio metodo di studio e sviluppare la capacità di apprendere. Le strategie di apprendimento e di studio servono a metterli nella giusta direzione. La nozione di strategia è stata variamente definita da molti psicologi. Essa, in generale, si riferisce ai casi in cui una situazione può essere affrontata in modi differenti: questi modi possono essere considerati strategie se hanno finalizzazione, regolarità e controllo (più o meno consapevole). Molte ricerche hanno mostrato come lo sviluppo delle capacità di memoria e la capacità di utilizzare strategie siano due competenze fondamentali che vanno di pari passo, a partire da quelle più semplici di ripetizione del materiale fino a quelle più complesse che richiedono un’elaborazione. Affinché il soggetto riesca a imparare di più, è importante che sia coinvolto nel processo d’apprendimento, che eserciti un controllo attivo. Difatti, una maggiore elaborazione dei contenuti produce generalmente una memorizzazione migliore. Rohwer (1974) ha individuato nella “generatività” la caratteristica che rende efficace una strategia di studio. Quanto più un metodo implica la riorganizzazione a parole proprie di un’informazione e l’arricchimento mediante l’integrazione di informazioni derivanti dalla propria esperienza, tanto più risulta efficace, cioè conduce a un apprendimento solido e duraturo.
Una delle strategie più efficaci e utili è la motivazione allo studio. Noi essere umani siamo permanentemente motivati a adeguare le nostre conoscenze del mondo, a risolvere conflitti, ad avanzare ipotesi di soluzioni, a trovare una sintesi tra realtà che si presentano in contraddizione. Il concetto di motivazione è un costrutto usato per spiegare l’inizio, la direzione, l’intensità e la persistenza del comportamento diretto verso un obiettivo. È la spinta che anima e sostiene un’azione o un atteggiamento. In riferimento all’istruzione, il concetto di motivazione dello studente viene usato per spiegare il grado in cui gli studenti investono attenzione e sforzo nelle attività scolastiche, cioè la loro disponibilità a impegnarsi in attività di apprendimento. Uno studente sente crescere liberamente la voglia di imparare quando riesce a notare il legame tra ciò che studia e la propria esperienza interiore. Egli riesce a canalizzare tutte le proprie risorse verso lo scopo che vuole raggiungere. Si sente forte, energico, concentrato; pianifica l’azione per renderla efficace, attribuisce grande valore a ciò che sta studiando.
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L’importanza di strategie nello studio
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Tre tipi di strategie di apprendimento
L’apprendimento significativo dipende sia dal processo di insegnamento che dal modo in cui gli studenti lo elaborano. Nonostante siano state scoperte, da parte degli psicologi dell’educazione, diverse teorie per rendere questi due aspetti maggiormente efficaci, le tre strategie di apprendimento più riconosciute in psicologia sono: mnemoniche, strutturali e generative.
STRATEGIE DI APPRENDIMENTO MNEMONICO
Le strategie mnemoniche sono importanti per memorizzare i contenuti, come fatti o termini, e dare un qualche tipo di significato ad informazioni prive di quest’ultimo.
Allan Paivio descrive i dispositivi mnemonici come funzionanti per tre diversi motivi:
-doppia codifica: utilizzano sia codici non verbali come le immagini, che verbali come le parole per immagazzinare le informazioni, in modo da rendere più facile agli studenti l’accesso a queste ultime.
-organizzazione: creano una sorta di “casella” coerente in cui inserire determinati tipi di informazioni, permettendo cosi agli studenti di ricordarle più facilmente, poiché strettamente correlate tra loro e presenti all’interno di essa.
-associazione: creano forti connessioni tra diversi elementi, in modo che lo studente, alla vista di uno di essi, possa ricordarsi anche gli altri.
STRATEGIE DI APPRENDIMENTO STRUTTURALI
Le strategie strutturali, invece, permettono agli studenti di selezionare mentalmente le informazioni più importanti ed inserirle in un’unica struttura, come ad esempio schemi o riassunti, o meglio ancora mappe concettuali, diagrammi o flussi. Organizzando dunque il materiale in idee piccole e correlate tra loro, è molto più facile accedervi e ricordare altre informazioni presenti in memoria. Questo tipo di strategia, inoltre, aiuta gli studenti a comprendere realmente il contenuto del materiale stesso, al contrario di un apprendimento di tipo superficiale e meccanico.
STRATEGIE DI APPRENDIMENTO GENERATIVE
Le strategie generative, infine, sono necessarie per comprendere ed “incorporare” nuove informazioni o contenuti all’interno della conoscenza già esistente in memoria. Alcuni esempi sono: prendere appunti, sottolineare, chiedere e rispondere a domande o dire cose ad alta voce.
Queste tre strategie di apprendimento sono risultate essere estremamente efficaci ed utili in classe, per cui sarebbe necessario che le/gli insegnanti aiutino gli studenti ad imparare ad utilizzarle al meglio per un apprendimento scolastico attivo e profondo!
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7 suggerimenti psicologicamente dimostrati per favorire lo studio
Esistono delle strategie per apprendere e ricordarsi meglio ciò che si è appena studiato? Lyvonne Avery propone 7 suggerimenti in un articolo pubblicato nel blog di Psyc2Go, creato con lo scopo di aumentare la consapevolezza delle persone riguardo certi aspetti psicologici e aiutarle a sviluppare risorse incredibili da utilizzare in diversi ambiti della vita.
Ognuno di noi, durante il proprio percorso di studi, potrebbe aver riscontrato difficoltà nel conservare le informazioni appena lette oppure aver avuto difficoltà a recuperare informazioni studiate il giorno prima e aver cercato quindi di utilizzare delle strategie per migliorarne il ricordo. In effetti, esistono alcune strategie scientificamente provate che possono aiutare a migliorare lo studio e renderlo meno faticoso. Ovviamente non tutte le strategie vanno bene per tutti, ognuno dovrebbe poter trovare quella più adatta per sé.1. Utilizzare dei rinforzi positivi
Secondo lo psicologo B. F. Skinner, il corretto apprendimento è più probabile nel momento in cui si ottiene un rinforzo positivo al termine della sessione di studio. Sapere che dopo aver studiato così tanto si ha la possibilità di fare qualcosa che piace, dovrebbe essere un incentivo a impegnarsi e fare bene. Questa strategia potrebbe essere utilizzata dagli insegnanti a scuola per far sì che i propri studenti si impegnino a studiare, così come dai genitori a casa per aiutare i propri figli a studiare più serenamente.2. Organizzare lo spazio di studio
Con spazio di studio non si intende lo spazio fisico, ma proprio la divisione del tempo durante una giornata di studio, soprattutto nei casi in cui si debba studiare più di una materia. Sembra infatti che ci sia una quantità di tempo ottimale tra una sessione di studio e l’altra: non è ancora del tutto chiaro il motivo, ma è stato provato che aumentare il tempo tra una sessione di studio e l’altra favorisca l’apprendimento. Un’idea è che dopo un po’ di tempo dimentichiamo parti di ciò che abbiamo studiato per poi ri-apprenderle in seguito, quindi aumentare il tempo tra una sessione e l’altra permette al nostro cervello di “procedere a balzi”, consentendo la formazione di un concetto concreto.3. Dividere gli argomenti
In gergo psicologico questa strategia viene chiamata chunking e riguarda cioè la scomposizione in più parti di concetti complessi. Normalmente per ricordare meglio un numero di telefono che non si ha la possibilità di scrivere, si tende a scomporlo in unità numeriche più piccole. Ecco, è possibile agire così anche con gli argomenti da studiare. Alcuni ricercatori hanno notato che il cervello umano è in grado di memorizzare da cinque a nove unità di informazioni, anche se alcuni sostengono che siamo in grado in realtà di ricordarne solo quattro. In ogni caso, scomporre un argomento complesso in più unità maggiormente gestibili ne favorisce l’apprendimento. È un po’ come se stessimo “hackerando” il nostro cervello, a dirla con le parole del neuroscienziato Daniel Born.4. Mettersi alla prova
Rileggere semplicemente il materiale dopo averlo studiato può dare agli studenti un falso senso di familiarità: conoscono gli argomenti, ma li ricordano bene davvero? Secondo uno studio condotto dallo psicologo Keith Leyle non è sufficiente. Egli ha provato a spiegare le stesse identiche cose in due corsi di laurea diversi: l’unica differenza è che un gruppo è stato sottoposto regolarmente a dei quiz per verificare di aver realmente appreso gli argomenti, mentre l’altro no. Lyle ha scoperto che gli studenti che sono stati testati dopo ogni lezione hanno imparato significativamente meglio rispetto a quelli che non hanno eseguito nessun tipo di test. Questo suggerisce che testarsi dopo ogni sessione di studio può aiutare a memorizzare realmente i concetti e quindi a ricordarli meglio.5. Utilizzare dispositivi mnemonici
I dispositivi mnemonici vengono utilizzati fin dai tempi antichi ed è sempre stata riconosciuta la loro efficacia. Sono metodi semplici, a portata di tutti: un esempio può essere quello degli acronimi, ovvero parole composte dalle prime lettere di altre parole, come NASA, UNESCO ecc… utili per ricordare concetti complessi. Oppure possono essere utilizzate le rime per ricordare meglio determinati argomenti (per esempio per far ricordare ai bambini i giorni della settimana viene utilizzata la filastrocca sulla settimana di un pulcino). Con queste strategie è come se venisse ingannato il nostro cervello a ricordare tramite un recupero implicito di informazioni.6. Cambiare l’ordine delle cose
Può sembrare che studiare a lungo uno stesso argomento e sempre nello stesso ordine ne faciliti l’apprendimento, ma in realtà si è scoperto non essere proprio così: alcuni studi hanno provato che mescolare le cose aiuti il cervello a conservare più informazioni rispetto a studiare tante ore lo stesso materiale. Il concetto è molto simile a quello di “spazio di studio” di cui sopra e cioè che durante le sessioni di studio spesso scordiamo alcune informazioni per poi ri-apprenderle in seguito, aiutando quindi il nostro cervello a cementare i concetti all’interno della memoria.7.Scrivere
Prima di un test potrebbe essere utile per esempio scrivere su alcuni argomenti studiati in modo da focalizzare l’attenzione e la memoria, aiutando il cervello a entrare in modalità di recupero. Conoscere bene l’argomento può inoltre dare un’idea su cosa potrà vertere il test che si deve affrontare, se non è già stato detto prima dall’insegnante. -

6 modi per aiutare gli studenti a capire la matematica
La matematica è sempre stata vista come una delle materie più ostiche, se non quella più difficile in assoluto. Il compito degli insegnanti, dunque, è quello di aiutare gli alunni a comprendere pienamente il materiale esposto, in modo che possano ricordarsi i concetti matematici nel corso del tempo, evitando invece la memorizzazione delle procedure risolutive, la quale porta ad una dimenticanza di queste ultime nel breve termine.
Esistono sei modi di insegnare la matematica per un’adeguata comprensione:
- Creare un “apripista” efficace per le lezioni svolte in classe: prima di iniziare la lezione, gli insegnanti devono spiegare agli alunni come essa sarà articolata, usufruendo di una sorta di “agenda”, già preparata in anticipo, e definendo l’obiettivo di apprendimento, in modo che gli studenti conoscano lo scopo e possano auto-valutare, al termine della lezione stessa, se esso è stato raggiunto. Questa sorta di “apripista” potrebbe anche includere uno o più esercizi di riscaldamento per “rinfrescare” la memoria agli alunni e valutare le loro conoscenze pregresse.
- Introdurre argomenti utilizzando più rappresentazioni: l’uso di più rappresentazioni (verbali e iconiche, come immagini o altre rappresentazioni simboliche) garantisce agli alunni una maggiore probabilità di comprensione concettuale.
- Risolvere problemi in modi diversi: gli insegnanti devono mostrare agli alunni diversi modi per risolvere i problemi, incoraggiandoli a trovarne altri creativi. Aiutare gli studenti a sviluppare diversi metodi risolutivi, per poi condividerli con l’intera classe, è un’esperienza di apprendimento molto forte, inoltre più gli studenti sono esposti a diverse strategie ed approcci, maggiore sarà la loro comprensione concettuale.
- Mostrare l’applicazione: gli insegnanti devono mostrare agli alunni come i concetti matematici possano essere applicati al mondo reale o, se questo fosse impossibile, in altre discipline.
- Chiedere agli studenti di verbalizzare il loro ragionamento mentale: gli insegnanti devono sostenere gli studenti affinché rendano espliciti i loro ragionamenti di risoluzione dei problemi, coinvolgendo dunque l’intera classe e determinando o meno una piena comprensione dell’obiettivo della lezione.
- Terminare la lezione con un riepilogo: nei minuti finali della lezione gli insegnanti devono assicurarsi che gli studenti abbiano compreso l’obiettivo di apprendimento della lezione, attraverso
- un breve riepilogo della lezione appena svolta ed una rapida discussione su quella successiv;
- un’anteprima dei compiti da svolgere a casa, insieme all’intera classe;
- una discussione veloce su quanto appreso.
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Le strategie della leadership
La leadership è considerata un insieme di abilità apprese che tutti i membri possono acquisire. Essa può dipendere da: un comportamento flessibile della persona, che consiste nella capacità di saper combinare l’abilità di parola e ascolto, di rispetto degli orari e di attenzione per i processi del gruppo; dall’abilità a diagnosticare quali comportamenti sono necessari in un particolare momento affinché il gruppo funzioni in modo efficace; infine, dalla capacità di impegnarsi e di adempiere questi comportamenti o di ottenere che altri li adempiano. Esistono differenti tipi di leader: alcuni risultano più efficaci rispetto ad altri nel raggiungimento degli scopi e nel mantenimento di un buon clima relazionale. Gli studiosi Johnson & Johnson hanno elaborato un grafico con lo scopo di individuare queste diverse tipologie, in base all’importanza attribuita alle relazioni con gli altri membri del gruppo e a quella attribuita al raggiungimento degli obiettivi. Il grafico è costituito dalle ascisse e dalle ordinate: sulle prime sono state collocate gli obiettivi, intesi in termini di volontà di raggiungimento, mentre sulle ordinate sono state collocate le relazioni. Gli studiosi, inoltre, hanno associato le diverse personalità proprie della leadership a differenti tipologie di animale, ciascuna delle quali descrive le caratteristiche e le modalità di agire tipiche del leader.
La foca
La personalità tipica del leader che attribuisce molto valore alle relazioni e poco valore al raggiungimento degli obiettivi, viene descritta attraverso l’immagine di una foca. Questa persona fornisce un’attenzione smisurata ai bisogni degli altri membri, crea un’atmosfera confortevole e amichevole e lavora con un buon ritmo. Cerca di facilitare la comunicazione tra i membri del gruppo, di mediare i conflitti, di ridurre le tensioni e di fornire sostegno e apprezzamento. Ma raramente contribuisce al completamento del lavoro, concentrando le energie nel sincerarsi che i membri del gruppo interagiscano con cura e sostegno.
Il lupo
La personalità che attribuisce molta importanza sia alle relazioni che agli obiettivi viene identificata con il lupo. Il suo impegno consiste nel fornire e ricercare informazioni, nel riassumere e integrare ciò che i membri conoscono e nel controllare che tutti abbiano capito; cerca di facilitare la comunicazione, di mediare i conflitti e di incoraggiare gli altri membri a partecipare. In questo modo, gli scopi vengono raggiunti e le relazioni vengono mantenute sane all’interno del gruppo.
Lo struzzo
La personalità che viene rappresentata dallo struzzo attribuisce poca importanza alle relazioni e agli obiettivi: più precisamente, non contribuisce al raggiungimento degli scopi, non aiuta gli altri a costruire e a mantenere relazioni di lavoro efficaci e non compie tentativi affinché il lavoro del gruppo sia portato a termine; non si coinvolge, partecipa poco attivamente alla risoluzione dei problemi e non interagisce. Per questi motivi, tale personalità non ha alcuna influenza sul gruppo.
Il castoro
La personalità del castoro vede un impegno moderato nel raggiungimento degli obiettivi: alterna periodi di intenso lavoro a periodi di rilassamento. Allo stesso tempo mantiene relazioni moderate con i compagni: anche in questo caso si hanno periodi caratterizzati da un lavoro intenso sulle relazioni e periodi in cui il leader mostra indifferenza alle interazioni con gli altri. Spesso può arrivare a trascurare il raggiungimento dell’obiettivo per concentrarsi sul miglioramento delle relazioni di lavoro o viceversa; non cerca o non trova il modo per integrare le azioni necessarie per raggiungere gli scopi e mantenere buoni legami.
L’ape
Questo tipo di personalità attribuisce molta importanza agli obiettivi e poca alle relazioni. L’attenzione in questo caso è volta alla conclusione del lavoro, senza mostrare preoccupazione per le relazioni tra i membri. Fornisce informazioni e ricerca negli altri tutte le conoscenze necessarie per concludere il compito, riassume e dirige il lavoro del gruppo, assegnando i ruoli e infondendo energia agli altri membri, con lo scopo di raggiungere l’obiettivo il prima possibile. -

Sei importanti strategie di apprendimento
Quante volte è capitato di dire ai nostri alunni di studiare per un compito o per una verifica? E quante volte le informazioni da loro acquisite non sono state mantenute nel corso del tempo? È possibile insegnare agli studenti alcune modalità di apprendimento che facilitino loro lo studio? Nella ricerca condotta da Yara Weinstein e Megan Smith, vengono illustrate sei strategie di apprendimento che possono essere insegnate e apprese dagli studenti, con lo scopo di aiutarli nello studio e facilitare loro il processo di acquisizione delle informazioni. Attraverso l’apprendimento di queste strategie è probabile che i ragazzi abbiano più possibilità di ricordare gli argomenti studiati anche dopo molto tempo.
La prima strategia, chiamata dalle due studiose Spaced practice, afferma che lo studio deve avvenire in chunks, ovvero in blocchi piccoli, con cui è possibile rafforzare la memoria giorno dopo giorno. Un metodo utile per attuare questa strategia potrebbe essere quello di far creare calendari agli studenti con lo scopo di pianificare e organizzare i compiti, studiando ogni giorno il materiale nuovo e ripassando quello dei giorni precedenti.
La seconda strategia, chiamata Retrieval practice, consente di esercitarsi a ricordare le informazioni senza l’aiuto di materiali. Come spiega Weinstein, chiudendo i libri di testo, gli appunti e i quaderni, è possibile facilitare lo studio ripetendo ad alta voce o scrivendo tutto ciò che si è appreso a scuola, o meglio, tutto quello che si ricorda di aver appreso. In questo modo, le informazioni vengono archiviate diversamente nella memoria, cosicché il loro recupero potrà avvenire più facilmente in seguito.
La terza strategia, Elaboration, richiede agli studenti di creare delle connessioni tra i vari contenuti di apprendimento. Questo può avvenire se gli studenti si pongono alcune domande relative ai vari argomenti di studio e se rispondono nel modo più dettagliato possibile, andando a controllare in seguito che le risposte fornite siano corrette.
La quarta strategia si chiama Interleaving e consiste nel passare da un argomento all’altro mentre si studia. Weinstein spiega che se gli studenti stanno imparando a calcolare l’area di un triangolo, invece di far loro eseguire numerosi esercizi sui triangoli, sarebbe necessario assegnare degli esercizi su differenti argomenti, non solo su quello appena studiato: quindi si potrebbe distribuire un esercizio sul triangolo, uno sul quadrato, uno sul rombo, … Ciò risulta più difficile e probabilmente gli alunni commetteranno un numero più alto di errori: in questo modo, però, invece di ripetere l’argomento appena appreso, consolideranno le nuove conoscenze e impareranno a utilizzare diverse strategie per ciascun problema, diventando sempre più veloci e critici.
La quinta strategia, chiamata Concrete examples, viene già largamente utilizzata dalle insegnanti e consiste nel fornire agli alunni esempi concreti per la comprensione di concetti astratti. Quello che manca è il tentativo di far creare agli studenti degli esempi propri, mettendo alla prova le loro conoscenze e aiutandoli a focalizzarsi sugli esempi scorretti o sulle parti di esempio sbagliate.
Infine, la sesta strategia, chiamata Dual coding, prevede la combinazione di parole e immagini nel corso dello studio; l’associazione tra il testo e gli elementi visivi, che possono essere create anche dagli studenti stessi, permette di rafforzare il concetto studiato, rendendo più facile e veloce il suo recupero in seguito. Le immagini possono essere di qualsiasi tipo (un fumetto, un grafico, una fotografia, una sequenza temporale, ecc.) e hanno lo scopo di essere una rappresentazione visiva utile a chi studia. In classe, le insegnanti potrebbero chiedere agli studenti di spiegare alcune immagini di vari argomenti e di inventarle loro stessi, per rafforzare ulteriormente i contenuti.
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Mappe concettuali come non le avete mai viste: la storia di Arianna
Arianna ha scoperto la sua dislessia in seconda elementare, all’età di sette anni. In quel periodo i suoi genitori la aiutano leggendole i compiti e in classe viene presa in simpatia perché porta con sé il tablet. I problemi sopraggiungono alle medie, ma soprattutto alle superiori, perché gli insegnanti non vedono di buon occhio gli schemi e cercano di rimandarla e di dimostrarne la scarsa preparazione. In terza superiore, accusandola di “non essere dislessica, ma solo stupida” (riferisce lei), viene bocciata, dopo che per tutto l’anno le è stato anche negato il permesso di utilizzare schemi durante le verifiche delle lingue straniere.
Lei non si arrende e decide di intraprendere un percorso scolastico privato di due anni in uno per recuperare la bocciatura. Quell’anno, grazie anche al sostegno del tutor del Centro Leonardo che la segue nella preparazione del lavoro, rappresenta per lei una vera svolta nel suo modo di studiare: impara a dedicare allo studio il giusto tempo e inizia a preparare schemi molto più corti, più personalizzati e quindi più “difendibili”. Grazie a questi accorgimenti e alla sua determinazione, Arianna è riuscita a recuperare l’anno e infine a diplomarsi. Oggi studia all’università a Milano ed è decisa a terminare il suo percorso nei tre anni, senza usufruire delle agevolazioni di tempo fornite ai dislessici. Non sono più i genitori a leggere per lei, ma gli audiolibri, che le permettono di ascoltare la lezione, impostare uno schema e poi ricavarne uno più corto e più efficace.
I suoi schemi sono molto personali, non sarebbero decifrabili da una persona esterna e sono diventati ancor più efficaci oggi, per affrontare la mole d’informazioni richiesta dagli esami universitari. Questo metodo di studio fatto di determinazione e schemi sintetici, pieni di colori, frecce e poche parole evocative, le permette di portare avanti la sua carriera universitaria e di progettare, finito questo percorso, di continuare a studiare con un master. A volte gli schemi, ci confida con maturità e consapevolezza, non sono altro che un supporto psicologico per vincere l’insicurezza dovuta alla dislessia e quindi dovrebbero essere tollerati, soprattutto in fasi della vita delicate per l’autostima, come superiori e medie. Anche all’università, tuttavia, gli schemi non sono sempre ben visti: ad esempio racconta che durante un pre-appello le hanno negato l’uso di schemi, ma ora Arianna, dopo aver affrontato e vinto tante battaglie, è diventata più forte e quindi non si fa più scoraggiare.
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Ecco 8 posture che influenzano il nostro pensiero!
Come mostra la seguente ricerca psicologica, il modo in cui ci muoviamo può guidare sia i pensieri che i sentimenti e questo può aumentare le prestazioni.
1. Se vuoi sentirti più potente, allora adotta una postura potente!
Carney et al. (2010) hanno scoperto che quando le persone si alzavano o sedevano in pose “potenti” per un minuto – ovvero pose che “occupano più spazio”, quindi con braccia e gambe aperte e corpo allargato – non solo si sentivano più potenti, ma aumentavano i livelli di testosterone inondando i loro sistemi.2. Tendere i muscoli può aiutare ad aumentare la tua forza di volontà!
Hung and Labroo (2011) hanno scoperto, in una serie di 5 studi, che quando le persone tendevano e rassodavano i propri muscoli erano più capaci di resistere al dolore, resistere a cibi allettanti, prendere una medicina sgradevole e prestare attenzione a informazioni inquietanti.
Quindi se hai bisogno di aumentare la tua forza di volontà, tendi i muscoli. Dovrebbe aiutare!3. Se sei bloccato su un problema che richiede persistenza, prova a incrociare le braccia!
Friedman ed Elliot (2008) hanno chiesto ai partecipanti al loro studio di fare proprio questo e hanno scoperto che lavoravano più a lungo su una serie di anagrammi difficili, addirittura circa il doppio del tempo, e che la loro persistenza ha portato a soluzioni più corrette.
E se incrociare le braccia non funziona? Prova a sdraiarti! Secondo Lipnicki e Byrne (2005), poiché gli anagrammi sono un tipo di problema di intuizione, sdraiarsi può aiutarti a raggiungere soluzioni creative.4. Un pisolino per migliorare le prestazioni.
Brooks & Lack (2005) hanno confrontato sonnellini di 5, 10, 20 e 30 minuti per trovare la lunghezza migliore. Per aumentare le prestazioni cognitive, il vigore e la veglia, i migliori sonnellini erano quelli di 10 minuti. Infatti, dopo lunghi sonnellini, si impiegava più tempo per svegliarsi, mentre i riposini di cinque minuti fornivano solo metà del beneficio, ma erano comunque meglio di niente.5. Il modo in cui le mani della gente tagliano l’aria mentre parlano è affascinante!
Maricchiolo et al. (2008) hanno scoperto che i gesti della mano aiutano ad aumentare il potere di un messaggio persuasivo, rispetto al non uso del gesto. I più efficaci sono i gesti che rendono più comprensibile ciò che dici.6. I gesti non sono solo utili per persuadere gli altri, ma ci aiutano anche a pensare!
In uno studio sui bambini, Cook et al. (2007) hanno scoperto che coloro che sono stati incoraggiati a gesticolare mentre imparavano, hanno conservato maggiormente ciò che hanno imparato.7. L’atto stesso di sorridere può farti sentire felice, sia che sia giustificato o meno.
Strack et al. (1988) avevano suddiviso i loro partecipanti in modo tale che alcuni tenessero delle penne in bocca, al fine di attivare i muscoli responsabili del sorriso, mentre altri no. Coloro i cui muscoli sorridenti sono stati attivati, hanno classificato i fumetti, che gli sono stati sottoposti, come più divertenti rispetto agli altri partecipanti allo studio. Quindi anche forzare un sorriso ci fa davvero vedere il mondo in una luce migliore.8. Se vuoi entrare nella testa di qualcuno, puoi provare a imitare il suo comportamento.
Coloro che sono bravi ad empatizzare lo fanno automaticamente: copiano accento, postura, espressioni e così via. Imitare un’altra persona può suggerirci ciò che gli altri sentono. -

Tre strategie per DSA che si adattano al resto della classe
Un problema serio per gli insegnanti è riuscire ad accogliere i “bisogni speciali” dello studente con DSA senza farlo sentire in difetto o a disagio rispetto al resto della classe. Dal punto di vista dello studente, questo è molto importante: sentirsi accolto e a proprio agio ha effetti benefici sull’autostima e sulla motivazione, inoltre lo incoraggia ad utilizzare più volentieri tutti gli aiuti a cui ha diritto.
Stanno nascendo negli anni, grazie a docenti appassionati e a specialisti esperti, sempre più metodologie didattiche “inclusive” che, in quanto tali, possono essere usate con tutta la classe e funzionano anche allo scopo di aiutare chi ha DSA o BES.
Di seguito vediamo tre semplici esempi:
- Studiare con i cloze: fornire allo studente (mentre si spiega un argomento oppure come forma di verifica) una mappa concettuale degli argomenti affrontati, ma con dei buchi da riempire. L’esercizio di completamento aiuta lo studente guidandolo nel pensiero fra i nodi concettuali e gli permette di costruirsi un’idea generale. Per assicurarsi che chi ha un DSA non abbia difficoltà nell’individuare le parole, si può offrire a tutti un elenco di parole tra cui scegliere, come fanno anche molti libri.
- Brainstorming: molte ricerche ci dicono che lo studente con DSA o BES ha poche strategie per affrontare lo studio…ma la stessa cosa non si può forse dire per tanti altri ragazzi e ragazze? Un buon esercizio per affinare le abilità strategiche è individuare una serie di domande da porsi quando si approccia un testo. Davanti alla pagina, chiedersi:”cosa so su questo argomento?” “Cosa mi aspetto che sia spiegato in questa pagina?” abituandosi a trarre informazioni dagli elementi salienti del testo e anticipando quindi la lettura vera e propria.
- La didattica multicanale: includere in una spiegazione frontale (che, purtroppo, è sempre meno adatta al mondo in continuo divenire) momenti di roleplay, esercitazioni pratiche, elementi video e audio multimediali. Catturano l’interesse di tutti e agevolano un consolidamento delle informazioni, grazie al fatto che permettono di presentarne più sfumature contemporaneamente.
Queste (e molte altre) sono strategie che ci vengono proposte da chi si preoccupa di modellare la didattica di ieri facendola diventare la didattica del domani: uno spunto partito dal bisogno (quasi obbligo) di aiutare chi ha un DSA.
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Nove strategie per l’apprendimento dei bambini con disattenzione e iperattività
- 1. Trova un luogo dove studiare che sia lontano da possibili distrazioni. L’ideale è fare i compiti in uno spazio che non sia vicino a una finestra, a una porta o in prossimità di una TV. Se hai un animale domestico, assicurati che sia in un’altra stanza. Studiare in una zona tranquilla consente di concentrarsi meglio senza la distrazione causata da rumori forti o che attirano l’attenzione.
- 2. Consenti al tuo bambino di fare pause frequenti. Non costringere tuo figlio a completare un compito dietro l’altro. Se spingi tuo figlio a completare il suo lavoro senza pause, il bambino avrò sempre più difficoltà a concentrarsi o addirittura finirà per rifiutarsi di completare il compito. Per evitare che questo accada, è necessario includere delle pause frequenti. Per esempio, non appena il tuo bambino avrà completato un compito, concedigli dieci minuti per giocare. Se possibile, nella pausa sarebbe meglio non consentirgli di guardare la televisione; questo per più motivi: in primo luogo un programma TV dura almeno 30 minuti e una volta che un cartone è finito, è molto probabile che il bambino desideri guardarne un altro e perdere così la motivazione a completare il resto dei compiti. Inoltre l’attività di guardare la TV tende a far andare la nostra mente in “stand by” e rende quindi molto più difficile recuperare l’attenzione.
- 3. Alterna in modo equilibrato le attività che richiedono di star fermi con altre maggiormente attive per aiutare il tuo bambino ad imparare meglio. Per esempio, tuo figlio potrebbe dover fare un compito di matematica, che richiede di stare fermo seduto e molto concentrato. Dopo che questo compito è stato completato, puoi proporre a tuo figlio di eseguire invece un compito che gli permetta di muoversi, per esempio per educazione artistica creare un collage, un poster o fare un esperimento scientifico. Infatti dopo che a un bambino è stato chiesto di stare seduto e di concentrarsi per un certo periodo di tempo, è meglio fargli fare un’attività che gli permetta di bruciare un po’ di energia. Per esempio se il compito da eseguire gli richiede di andare in luoghi diversi della casa per cercare dei materiali, il bambino potrà così muoversi e aumentare la capacità di rifocalizzarsi sul compito da svolgere quando gli si concede una piccola pausa.
- 4. Fornisci al tuo bambino una palla antistress, o qualsiasi altro oggetto da manipolare che possa tenere in mano. Questa strategia lo aiuterà a limitare l’iperattività. Tenere in mano qualcosa consentirà al bambino di rilasciare energia e tensione eccessive. Schiacciare una palla antistress può calmare il bambino e permettergli di concentrarsi su ciò che è importante.
- 5. La divisione di un compito lungo e impegnativo in più compiti piccoli è un’altra strategia di apprendimento consigliata. Per chiunque di noi, un compito grosso può essere faticoso e sembrare incredibilmente difficile. Pertanto, è essenziale che i genitori trasformino i compiti lunghi in parti più piccole. Per esempio, se tuo figlio ha un lavoro impegnativo per la settimana successiva (un’interrogazione programmata, una ricerca o qualcosa di simile), annota con lui piccoli obiettivi chiari da completare ogni giorno (per esempio nel caso di un’interrogazione programmata il compito potrebbe essere diviso così: 1° obiettivo: leggere le parti da studiare, 2° sottolineare il testo, 3° fare la mappa concettuale di ogni paragrafo, 4° ripetere un paragrafo per volta con la mappa davanti, ecc). Rendi questi obiettivi concisi e tienili in un posto dove tuo figlio può vederli. Chiedi a tuo figlio di verificare che un obiettivo per volta sia stato raggiunto; ciò aumenterà la sua fiducia e gli consentirà di raggiungere il risultato finale.
- 6. Guida il tuo bambino attraverso le attività da svolgere senza sottolineare che il bambino non sta prestando attenzione (del resto non lo fa apposta!). Per incoraggiare il tuo bambino a concentrarsi, ponigli delle domande, come “Puoi mostrarmi come faresti il prossimo problema? Come lo risolveresti…? Puoi dirmi come hai fatto? Quale “trucchetto” hai usato?” Coinvolgerli nell’attività è un ottimo modo per tenerli interessati e concentrati. Inoltre non solo stai facendo concentrare tuo figlio, ma hai l’occasione per capire quale sia il suo processo cognitivo e quale modus operandi usi in una particolare area (per esempio quale ragionamento usa per risolvere i problemi aritmetici). Tuttavia, sappiamo quanto sia difficile accompagnare il proprio figlio nei compiti, soprattutto se presenta delle difficoltà di disattenzione e iperattività, ed è quindi meglio non aiutare il bambino a fare i compiti se ti senti molto frustrato o in ansia.
- 7. Prenditi il tempo per scoprire il modo in cui tuo figlio impara meglio. Le strategie di maggior successo che troverai sono quelle adatte allo stile di apprendimento individuale di tuo figlio. Ogni bambino è diverso, quindi ciò che può funzionare per un figlio potrebbe non funzionare per un altro. Ricorda che non è detto che la strategia che hai usato tu durante gli anni scolastici sia la migliore per tuo figlio: per esempio per te può essere stato molto utile fare i riassunti del libro di storia, mentre per tuo figlio può essere più funzionale studiare con gli schemi o con la linea del tempo (per esempio se ha uno stile di apprendimento visivo).
- 8. Fare da “modello” aiuta il bambino a imparare. Se stai aiutando tuo figlio in un compito d’inglese e hai bisogno di cercare dei termini, fallo e assicurati che tuo figlio ti stia guardando. Se il bambino vede che fai un qualcosa che è utile, sarà invogliato ad imitare le tue azioni in futuro. Se lo stai aiutando a svolgere un problema matematico, è per esempio importante modellare come suddividere il problema in più passaggi per facilitarne il completamento. Sii coerente con i comportamenti che vuoi siano imitati, per aumentare le probabilità che tuo figlio li adotti e li ripeta da solo.
- 9. Il rinforzo positivo è un’altra strategia da utilizzare per aiutare il bambino ad imparare. Quando vedi che tuo figlio mette in atto un comportamento positivo importante per il suo apprendimento (per esempio guarda sul diario cosa fare e prova ad organizzarsi), ricordati di elogiarlo; non dare mai nulla per scontato. I bambini sono desiderosi di compiacere gli adulti e ripeteranno i comportamenti che sono gratificanti per loro e che rendono felici i loro genitori. Se vedi che tuo figlio fa il compito in silenzio o concentrato, rinforzalo. Invece di dire un generico “bravo”, puoi dire “Mi piace molto il modo in cui lavori così tranquillamente” o “Penso che sia fantastico che tu ti sia concentrato così tanto su quel difficile problema!”. Specificare il tuo feedback positivo consente ai bambini di identificare quali comportamenti vanno bene e permette a quei comportamenti di ripetersi in futuro.
Aiutare tuo figlio nei compiti non sarà sempre facile, ma tieni presente che con il giusto supporto e la comprensione, bambini anche molto disattenti e iperattivi possono ottenere successi scolastici e soprattutto personali nonostante le difficoltà.