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  • La metacognizione: alla base dell’apprendimento

    La metacognizione: alla base dell’apprendimento

    Il termine “metacognizione” fu coniato dallo psicologo dell’età evolutiva statunitense John H. Flavell nel 1971, il quale intraprese studi sulla conoscenza riguardo alla memoria e alle attività di memorizzazione che egli chiamò «metamemoria».

    Con metacognizione si designa la consapevolezza ed il controllo che l’individuo possiede dei propri processi cognitivi. La metacognizione, dunque, consente di approfondire i nostri pensieri e, quindi, anche di conoscere e dirigere i nostri processi di apprendimento. È un processo di autoriflessione sul fenomeno conoscitivo, su cosa e come stiamo imparando e su quali sono le nostre motivazioni, su cosa sappiamo o crediamo di sapere, in relazione a noi come studenti, alle abilità didattiche, al compito che dobbiamo affrontare. È un imparare ad imparare.
    L’individuo sviluppa conoscenze rispetto ai propri processi cognitivi e al loro funzionamento, imparando ad autoregolarli e monitorarli.

    La metacognizione e l’apprendimento
    Esiste un’importante relazione tra metacognizione e apprendimento. I ragazzi vanno incoraggiati a prendere consapevolezza del modo in cui affrontano i compiti cognitivi, si insegna loro a gestire in modo efficace i processi che mettono in atto e a scegliere una strategia adeguata.
    Grazie all’ approccio didattico metacognitivo, i ragazzi sono protagonisti attivi del loro apprendimento. Diventano consapevoli e compiono una serie di valutazioni che permettono loro di raggiungere efficacemente gli obiettivi prefissati: la stima della difficoltà del compito stesso, la previsione del tempo necessario per svolgerlo, la quantità di risorse che verranno impiegate, il monitoraggio dell’esecuzione, l’anticipazione del risultato e la valutazione dello stesso.
     

  • Tre tipi di strategie di apprendimento

    Tre tipi di strategie di apprendimento

    L’apprendimento significativo dipende sia dal processo di insegnamento che dal modo in cui gli studenti lo elaborano. Nonostante siano state scoperte, da parte degli psicologi dell’educazione, diverse teorie per rendere questi due aspetti maggiormente efficaci, le tre strategie di apprendimento più riconosciute in psicologia sono: mnemoniche, strutturali e generative.


    STRATEGIE DI APPRENDIMENTO MNEMONICO

    Le strategie mnemoniche sono importanti per memorizzare i contenuti, come fatti o termini, e dare un qualche tipo di significato ad informazioni prive di quest’ultimo.

    Allan Paivio descrive i dispositivi mnemonici come funzionanti per tre diversi motivi:

    -doppia codifica: utilizzano sia codici non verbali come le immagini, che verbali come le parole per immagazzinare le informazioni, in modo da rendere più facile agli studenti l’accesso a queste ultime.

    -organizzazione: creano una sorta di “casella” coerente in cui inserire determinati tipi di informazioni, permettendo cosi agli studenti di ricordarle più facilmente, poiché strettamente correlate tra loro e presenti all’interno di essa.

    -associazione: creano forti connessioni tra diversi elementi, in modo che lo studente, alla vista di uno di essi, possa ricordarsi anche gli altri.


    STRATEGIE DI APPRENDIMENTO STRUTTURALI

    Le strategie strutturali, invece, permettono agli studenti di selezionare mentalmente le informazioni più importanti ed inserirle in un’unica struttura, come ad esempio schemi o riassunti, o meglio ancora mappe concettuali, diagrammi o flussi. Organizzando dunque il materiale in idee piccole e correlate tra loro, è molto più facile accedervi e ricordare altre informazioni presenti in memoria. Questo tipo di strategia, inoltre, aiuta gli studenti a comprendere realmente il contenuto del materiale stesso, al contrario di un apprendimento di tipo superficiale e meccanico.


    STRATEGIE DI APPRENDIMENTO GENERATIVE

    Le strategie generative, infine, sono necessarie per comprendere ed “incorporare” nuove informazioni o contenuti all’interno della conoscenza già esistente in memoria. Alcuni esempi sono: prendere appunti, sottolineare, chiedere e rispondere a domande o dire cose ad alta voce.

    Queste tre strategie di apprendimento sono risultate essere estremamente efficaci ed utili in classe, per cui sarebbe necessario che le/gli insegnanti aiutino gli studenti ad imparare ad utilizzarle al meglio per un apprendimento scolastico attivo e profondo! 

  • 8 consigli per la disnomia

    8 consigli per la disnomia

    Con il termine disnomia si intende la difficoltà di richiamare in memoria una parola…la cosiddetta “parola sulla punta della lingua.”
    In infanzia la disnomia può essere collegata ad un disturbo del linguaggio o dell’apprendimento, come la dislessia, dato che quest’ultima ostacola anche le abilità linguistiche.
    Diamo perciò alcuni consigli per incentivare il ricordo delle parole:
    1. “Girare intorno” alla parola che si vuole dire, cercando di farla comprendere attraverso la descrizione della stessa, così da agevolare chi ascolta ad individuarla;
    2. “Dire ad alta voce l’alfabeto”. Ripercorrere le lettere in ordine alfabetico pensando alla parola che non viene in mente, può infatti aiutare a ricordare il suono con cui questa inizia;
    3. Cercare ed usare dei sinonimi, parole con il medesimo significato;
    4. Immaginare e visualizzare la parola scritta su un foglio, per agevolare il suo richiamo alla mente;
    5. Associare una qualità o un’idea alla parola a cui stiamo pensando. Per esempio per ricordare la parola “aspro”, potrebbe essere utile pensare al limone;
    7. Utilizzare le rime. Per esempio pensando al fiore della genziana, si può collegare ad un parente di nome Tiziana;
    8. Utilizzare associazioni visive, concentrandosi sugli elementi e sulle caratteristiche proprie della parola a cui vogliamo fare riferimento.

     

  • Come gestire il sottorendimento

    Come gestire il sottorendimento

    Esistono alcune strategie per gestire il sottorendimento e far sì che possa evolvere in un rendimento scolastico sufficiente e consono alle capacità effettive dello studente.

    STRATEGIE DI SUPPORTO

    Si tratta di strategie che implicano la creazione di progetti e l’utilizzo di tecniche al fine di far sentire l’intera classe parte integrante di una famiglia: coinvolgere tutti gli studenti nella definizione delle regole da rispettare in classe, nella presa di decisioni importanti, nell’impostare le punizioni e ricompense e svolgere attività che rispecchino gli interessi ed esigenze degli studenti. Alla base di questo, dunque, vi è una buona comunicazione tra studenti ed insegnanti.

    STRATEGIE INTRINSECHE

    Si tratta di strategie utilizzate per motivare intrinsecamente gli studenti all’apprendimento: lasciare agli alunni la possibilità di seguire i propri sogni ed obiettivi, senza che vengano imposti dall’esterno, incoraggiarli in ogni tipo di tentativo nello svolgere attività particolari, piuttosto che premiare unicamente i successi, e spingerli all’autovalutazione. Consiste quindi anche nel chiedere agli studenti di auto valutare il proprio lavoro svolto in classe, prima di ricevere il voto dall’insegnante.

    STRATEGIE CORRETTIVE

    Si tratta di strategie basate su un metodo di insegnamento correttivo: stimolare gli alunni a non abbattersi di fronte a scarsi risultati scolastici, ma anzi cercare di “riparare” gli errori, mediante ad esempio la strutturazione da parte degli insegnanti di esercizi riparatori. Viene quindi considerato l’errore stesso come parte integrante dell’apprendimento, poiché è dal fallimento che si arriva al successo.

    LE 5 C

    Di fronte a studenti annoiati è possibile utilizzare una strategia semplice per tenerli concentrati, detta d “le 5 C”:

    • controllo: dare agli studenti la possibilità di controllare ciò che apprendono (maggiore indipendenza);
    • scelta: dare agli studenti la possibilità di scegliere ciò che vogliono imparare/apprendere (scegliere gli esercizi da svolgere, i libri da leggere o studiare ecc..);
    • sfida: organizzare sfide ed attività creative e stimolanti, per poi ricompensare gli alunni qualora trovassero la soluzione migliore al “problema”;
    • complessità: strutturare gli esercizi in maniera né troppo semplice né troppo complessa, per non far perdere agli studenti l’interesse nel risolverli;
    • cura: comunicare con gli alunni e prendersene cura.

    È importante inoltre che gli insegnanti diano la possibilità agli alunni di riconoscere i propri punti di forza, tramite attività stimolanti e variegate, incoraggiandoli anche ad assumere una mentalità non più statica, ma di crescita. Infine, siccome il fenomeno del sottorendimento è spesso legato ad una mancanza di conoscenze di base e ad abitudini di studio inadeguate, sarebbe necessario che gli insegnanti forniscano agli alunni strategie di apprendimento più efficaci, fondamentali per una buona riuscita scolastica.