Tag: mentor

  • Ruolo del “tutor” e “mentor”: sono la stessa cosa?

    Ruolo del “tutor” e “mentor”: sono la stessa cosa?

    IL TUTOR
    Nell’ambito della Psicologia dell’Educazione, emerge sempre come evidente l’importanza del “lavoro di rete”. In situazioni complesse, in cui la didattica richiede una certa individualizzazione oppure in cui certi comportamenti e approcci sembrano necessitare di un rinnovo delle strategie operative, è importante cercare di instaurare una collaborazione tra casa e scuola.
    Nel corso degli ultimi decenni, si è fatta strada la figura del tutor, uno psicologo specializzato in apprendimento che, facendo da tramite tra l’insegnante ed il lavoro domiciliare, lavora con il bambino (sia in contesto ambulatoriale che scolastico o domiciliare, a seconda del progetto) e promuove o potenzia le abilità necessarie. Lo scopo nel breve termine di questo lavoro è ottimizzare il programma scolastico, arricchendo o variando le lezioni per adattarle al funzionamento dell’alunno. Lo scopo nel lungo termine è, infine, garantire uno sviluppo armonico e promuovere il benessere, rendendolo uno studente autonomo ed efficace.
    Il tutor che affianca uno studente è un professionista che:
    • Ha una formazione in psicologia;
    • Conosce a fondo le tematiche coinvolte;
    • Deve lavorare in sinergia con gli insegnanti e la famiglia.

    IL MENTOR
    La figura del mentor differisce grandemente da quella del tutor: lo scopo dell’affiancamento al mentor non è fornire strumenti, dare sostegno, ottimizzare il percorso di sviluppo. Quando uno studente mostra doti in un particolare ambito, viene affiancato ad un mentore, che è esperto di quella specifica disciplina. Non necessariamente un docente, può anche trattarsi di un professionista disposto a condividere la propria competenza con un giovane interessato. Le attività fatte con il mentor sono approfondimenti e laboratori che vanno ad accelerare l’apprendimento e soddisfare il desiderio di conoscenza/competenza dell’alunno.
    Il mentor che affianca uno studente è un professionista che:
    • Mostra competenza nel proprio lavoro ed ha reale esperienza pratica;
    • Viene introdotto alla famiglia da chi si occupa di sviluppo ed educazione e, quando necessario, si fa indirizzare o supervisionare da psicologi e tutor per pianificare il lavoro in modo ottimale;
    • Ha competenze relazionali, sa spiegare la propria disciplina ed entrare in sintonia con lo studente con cui lavora.

  • Cos’è il “mentoring”?

    Cos’è il “mentoring”?

    La parola “mentore” trae origine dall’epica greca dalla figura di Mentore, amico fidato di Ulisse, a cui affidò il figlio in propria assenza. Anche oggi la figura del “mentor” rappresenta qualcosa di simile, cioè un adulto che non è parte della famiglia, ma che assume un ruolo di punto di riferimento, modello di comportamento e stimolo forte per la crescita personale. La tecnica che utilizza questo tipo di relazione come strumento si chiama “mentoring”: prevede che un individuo (mentee) venga affidato a una persona con specifiche abilità e competenze (mentor) con l’obiettivo preciso che il mentee esprima le proprie potenzialità.

    Il mentoring è quindi una forma di relazione (più o meno formale a seconda del caso) che si basa su un’interazione stretta, in modalità uno a uno, da cui sia il mentor che il mentee traggono beneficio. Questa strategia è nata negli Stati Uniti e si può applicare a diversi contesti, per esempio sia aziendale sia scolastico, con diversi obiettivi: dalla prevenzione di comportamenti a rischio tra i giovani, fino all’intervento contro la discriminazione razziale e l’esclusione sociale nelle comunità. Il maggior sviluppo riguarda il mentoring come programma di prevenzione per minori, il Youth-Mentoring.

    Dagli anni 80 in poi si sono, infatti, diffusi molti progetti di questo tipo, incentivati dal successo dei primi interventi che avevano l’obiettivo di ridurre l’abbandono scolastico, con risultati evidenti a bassi costi di realizzazione (principalmente basati sul volontariato). La scuola è il contesto dove vengono realizzati la maggior parte dei programmi di mentoring in Italia e all’estero. All’interno di questo contesto, infatti, questa tecnica offre una risposta concreta e diventa modello di azione creativa. La Psicologia di Comunità definisce il Mentoring come un intervento di prevenzione vera e propria, poiché si rivolge a giovani che hanno dimostrato comportamenti a rischio, ma che non hanno ancora sviluppato problematiche conclamate. Il mentoring lavora infatti sulle abilità e risorse presenti nell’individuo, rendendolo più capace di affrontare e risolvere le problematiche che il suo ambiente presenta prima che possano diventare fonte di problemi.