Tag: dsa bes

  • A cosa serve il tutoraggio?

    A cosa serve il tutoraggio?

    La definizione classica di tutor prevede una persona che dia istruzioni individuali o in piccoli gruppi volti all’apprendimento di uno specifico argomento/materia. Ma esistono altre sue funzioni? Il suo scopo principale è, infatti, quello di “aiutare gli studenti ad aiutare se stessi” in modo che possano diventare indipendenti. Per fare il suo lavoro, un tutor non solo ha bisogno di conoscenze relative alle materie per cui viene richiesto ma, soprattutto, deve possedere empatia, onestà, umorismo, flessibilità, e mostrare premura. Quest’ultima implica l’essere puntuali, affidabili, organizzati, pazienti, possedere strategie uniche ed entrare in relazione con lo studente. La prima è, invece, fondamentale per percepire le emozioni e le percezioni dei propri allievi per favorire la comunicazione e una relazione fondata sulla comprensione e il sostegno; quest’ultimo viene incoraggiato anche dalla presenza di apertura, ascolto e onestà, in modo da permettere agli studenti di aprirsi con facilità e discutere così dei propri problemi senza timori. Flessibilità indica, invece, la capacità di adeguarsi e adattarsi a chi si ha di fronte, rispettando le difficoltà e le esigenze dei propri studenti. Che dire dell’umorismo…l’umorismo riduce lo stress e l’ansia, mette a proprio agio e può essere utilizzato per dare valutazioni, facendo sentire meno giudicata la persona di fronte a sé. 

    Nello specifico, grazie anche a queste capacità, il tutor DSA:

    • Supporta voi genitori nei colloqui con gli insegnanti
    • “Osserva le modalità di apprendimento del bambino e il suo metodo di studio”
    • Esamina il Piano Didattico Personalizzato e può proporre modifiche
    • Struttura un percorso specifico per il potenziamento delle abilità e il raggiungimento di obiettivi
    • Tiene conto delle debolezze ma soprattutto delle risorse e punti di forza di vostro figlio per rinforzare autostima e autoefficacia
    • Supervisiona l’uso degli strumenti e delle strategie dando feedback prima, durante e dopo la fine dell’attività, sostenendo la riflessione su come portare a termine un compito e sugli strumenti utilizzati una volta concluso

    Inoltre, il tutor DSA non è un aiuto per il doposcuola o un insegnante di sostegno, ma affianca questi bambini e adolescenti per permetter loro di:

    • Acquisire un metodo di studio personale ed efficace
    • Migliorare le proprie capacità di gestione delle proprie strategie di apprendimento e studio
    • Utilizzare con migliori risultati gli strumenti compensativi e renderlo così più autonomo nella loro gestione
    • Aumentare la conoscenza relativa ad una o più materie di studio, migliorandone l’atteggiamento e l’interesse nei suoi confronti
    • Migliorare l’autostima grazie ad un aumento delle conoscenze e dell’autoefficacia
    • Aumentare la loro motivazione allo studio
    • Aumentare la convinzione che l’impegno possa cambiare le situazioni difficili
    • Imparare tecniche per prendere appunti, organizzare, rappresentare e ricordare concetti e, perché no, gestire lo stress prima di una verifica o di una interrogazione
    • Aumentare la propria consapevolezza sulle proprie strategie cognitive

    Bibliografia
    http://southcentral.edu/tutor_training/module1/index.html
    https://www.igeacps.it/tutor-dsa-ruolo/
    https://infodsa.it/disturbicognitivi/tutor-dsa

     

  • Quizlet: uno strumento per la DAD

    Quizlet: uno strumento per la DAD

    Quizlet è un’applicazione usata dagli insegnanti che permette agli alunni di imparare, ripassare ed esercitarsi riguardo ad un argomento didattico specifico. È molto semplice da usare, sia per i docenti che per gli studenti. 

    Gli insegnanti, dopo essersi registrati in modo gratuito al sito, possono procedere nel creare le cosiddette flashcards, ovvero delle carte virtuali in cui nel primo lato si può scrivere un concetto o una parola e sul retro scrivere la definizione. Dopo aver compiuto questo semplice passo, automaticamente il sito dà origine ad altre prove basandosi sulle definizioni inserite nel primo passaggio. Queste prove consistono in esercizi per imparare l’argomento, scrittura, ortografia, test e semplici giochi in cui gli alunni possono sperimentare le loro conoscenze in modo divertente e sfidarsi a vicenda.
    Una volta che il docente ha creato il suo Quizlet, si può inserire in cartelle con accesso vincolato: in questo modo, gli studenti possono accedere al Quizlet specifico collegandosi al sito, digitando il nome con cui la cartella è stata salvata e chiedendo di aver accesso alla classe. In altro modo, i professori possono inviare il Quizlet tramite un semplice copia-incolla del link di riferimento. Gli alunni, appena saranno autorizzati dal professore ad aver accesso ai contenuti della cartella, potranno selezionare l’attività che desiderano sostenere (studio tramite flashcards, scrittura, quiz, giochi, ecc.).

    Una delle peculiarità di Quizlet è che permette di usare la funzione di sintesi vocale, particolarmente utile per studenti con DSA, che si crea in modo automatico all’interno dell’app. Quizlet può essere utilizzato non solo per l’apprendimento di lingue straniere, ma per imparare qualsiasi materia scolastica, ad esempio fisica con formule e definizioni, storia con date e avvenimenti storici, geografia con nomi di laghi e regione di riferimento e altre materie ancora.

    Il vantaggio di Quizlet è di poter essere utilizzato sia in classe, dove gli studenti sono autorizzati all’utilizzo di tablet, sia nella didattica a distanza in cui ogni studente può accedere da remoto alle attività proposte dai docenti.
    Link al sito: https://quizlet.com/it

  • Riabilitazione DSA a distanza: si può fare

    Riabilitazione DSA a distanza: si può fare

    Mai come in quest’ultimo periodo, a causa del COVID-19, si è sentito parlare e si è mostrata così utile la possibilità di svolgere la didattica online. Non solo la didattica può essere svolta a distanza, ma anche il trattamento dei DSA (disturbi specifici l’apprendimento) tra cui dislessia, disortografia e discalculia. Stiamo parlando di teleriabilitazione attraverso la quale è possibile proporre esercizi mirati ai bambini al fine di lavorare su quei processi cognitivi deficitari e di migliorare abilità quali:

    • la rapidità e la correttezza nella letture;
    • l’ortografia;
    • la velocità e l’accuratezza nel calcolo;
    • le abilità cognitive ed inferenziali;
    • le abilità di pianificazione del testo;
    • le strategie per affrontare i problemi.


    Attraverso la riabilitazione a distanza, gli esercizi sono proposti dal clinico, che monitora l’andamento del trattamento; questi a loro volta possono essere svolti dal bambino direttamente dal computer di casa.
    Una delle più diffuse piattaforme per la riabilitazione a distanza è RIDInet della
    Cooperativa Anastasis. La sua interfaccia allegra e giocosa, tarata su ogni categoria di disturbo, rende meno pesante il processo riabilitativo al bambino. La famiglia dovrà semplicemente abbonarsi al sito e attendere che il clinico abiliti il bambino alla piattaforma. Il terapeuta potrà attivare le diverse applicazioni, sviluppate assieme ad un comitato scientifico formato dai massimi esperti nazionali, al fine di individualizzare il percorso riabilitativo di ciascun bambino. L’affiancamento del clinico (psicologo, logopedista) alla famiglia e al bambino è estremamente importante per impostare un training tarato sul bambino e sostenere la sua motivazione durante il trattamento. 

  • Consigli per la disgrafia

    Consigli per la disgrafia

    Proponiamo di seguito alcuni consigli divertenti, efficaci e facili da riprodurre a casa per la disgrafia:

    Sentire le lettere: le esperienze sensoriali accrescono la capacità di concentrarsi sulle lettere integrando la parte visiva, ad esempio si può tracciare una lettera con le mani sulla pelle del bambino.
    Scrivere grande: spesso i bambini con disgrafia hanno difficoltà a ricordare come si formano le lettere in modo corretto, allora è utile aiutare il bambino a memorizzarle attraverso grandi movimenti motori e materiali multisensoriali.
    Lavorare l’argilla: attraverso la manipolazione di un materiale molto versatile può essere innescato un feed-back sensoriale utile a migliorare le abilità motorie.
    Esercitarsi a “pizzicare”: tenere una matita in modo corretto è una sfida per molti bambini con difficoltà di scrittura. Per migliorare la presa sulla matita si potrebbe far utilizzare pinzette o bacchette, ad esempio per giochi da tavolo.
    Allenamento cross-body”: per fare in modo che un bambino scriva correttamente, entrambi i lati del suo corpo devono lavorare in contemporanea. Esercizi utili possono essere, ad esempio, tenere il foglio con una mano e scrivere con l’altra. In generale, ogni attività che incoraggi movimenti coordinati fornisce un buon rinforzo a queste capacità.
    Creare forza e stabilità: scrivere in sé potrebbe non sembrare fisicamente impegnativo, ma mantenere la posizione seduta corretta richiede forza muscolare e stabilità. Attività come flessioni, arrampicata e lettura a pancia in giù sul pavimento potrebbero aiutare.
    Narrazione organizzata”: spesso i bambini con disgrafia hanno difficoltà ad organizzare i propri pensieri, per cui si può aiutare il proprio figlio chiedendogli di raccontare com’è andata la sua giornata strutturandone la narrazione nelle diverse parti (mattina, pomeriggio e sera).
    – Prima parliamo
    : mettere le proprie idee in forma scritta per i bambini con disgrafia può costituire un ostacolo, per cui incoraggiare il bambino a registrarsi e successivamente mettere per iscritto ciò che voleva esprimere può aiutare ad aumentare la fiducia in se stessi.

  • 8 consigli per la disnomia

    8 consigli per la disnomia

    Con il termine disnomia si intende la difficoltà di richiamare in memoria una parola…la cosiddetta “parola sulla punta della lingua.”
    In infanzia la disnomia può essere collegata ad un disturbo del linguaggio o dell’apprendimento, come la dislessia, dato che quest’ultima ostacola anche le abilità linguistiche.
    Diamo perciò alcuni consigli per incentivare il ricordo delle parole:
    1. “Girare intorno” alla parola che si vuole dire, cercando di farla comprendere attraverso la descrizione della stessa, così da agevolare chi ascolta ad individuarla;
    2. “Dire ad alta voce l’alfabeto”. Ripercorrere le lettere in ordine alfabetico pensando alla parola che non viene in mente, può infatti aiutare a ricordare il suono con cui questa inizia;
    3. Cercare ed usare dei sinonimi, parole con il medesimo significato;
    4. Immaginare e visualizzare la parola scritta su un foglio, per agevolare il suo richiamo alla mente;
    5. Associare una qualità o un’idea alla parola a cui stiamo pensando. Per esempio per ricordare la parola “aspro”, potrebbe essere utile pensare al limone;
    7. Utilizzare le rime. Per esempio pensando al fiore della genziana, si può collegare ad un parente di nome Tiziana;
    8. Utilizzare associazioni visive, concentrandosi sugli elementi e sulle caratteristiche proprie della parola a cui vogliamo fare riferimento.

     

  • Laboratori per promuovere l’autonomia di studenti con DSA o BES

    Laboratori per promuovere l’autonomia di studenti con DSA o BES

    Negli ultimi anni, gli specialisti hanno sviluppato, progettato ed organizzato diversi laboratori col fine di promuovere l’autonomia e sostenere il percorso formativo in studenti con DSA o BES.
    In questi laboratori si lavora per acquisire un metodo di studio funzionale, approfondire le strategie didattiche, utilizzare strumenti tecnologici compensativi avanzati, valorizzare le abilità di ogni studente seguendo i bisogni specifici di ogni partecipante, con l’obiettivo di implementare l’autonomia nello studio e nella realizzazione dei compiti scolastici.
    I laboratori si tengono sotto la guida di uno psicologo responsabile, che coordina un gruppo di studenti insieme ad uno o più colleghi. Ogni incontro dura solitamente due ore. I gruppi di studenti sono costituiti tenendo in considerazione alcuni elementi come: età, grado di scuola frequentata e difficoltà specifiche.
    In un tipico incontro di laboratorio si inizia con una sessione di condivisione, in cui tutti prendono posto intorno ad un tavolo e ognuno ha la possibilità di esprimere i propri vissuti scolastici inerenti la settimana trascorsa: le valutazioni, le impressioni sulle lezioni, il rapporto con i pari e con i professori, i compiti che sono da fare durante il laboratorio.
    Terminata la condivisione, ci si divide nelle diverse postazioni disponibili in modo che ognuno abbia la possibilità di avere un proprio spazio di lavoro, favorendo così la concentrazione. Lo psicologo e i colleghi seguono i ragazzi osservando il loro metodo di studio, consigliando alcune strategie utili e facilitanti per elaborare, comprendere e memorizzare meglio ciò che stanno studiando. Si concordano insieme allo studente anche piani di organizzazione dello studio settimanale.
    Durante ogni laboratorio si effettua un momento di pausa guidata, in cui, attraverso momenti di gioco, vengono coinvolti tutti i ragazzi, creando dinamiche positive di gruppo.
    L’obiettivo prioritario è quello di fornire uno spazio in cui poter sperimentare un approccio efficace allo studio, la possibilità di avere un confronto significativo fra pari e l’applicazione di tutte quelle strategie che portano al riconoscimento e all’arricchimento delle qualità sociali, accademiche e comunicative, di ogni singolo studente.

    Per avere più informazioni sui Laboratori in corso al Centro Leonardo, clicca qui.

     

  • PDP: tempo di progettazione e riflessione

    PDP: tempo di progettazione e riflessione

    Tra Ottobre e Novembre le scuole iniziano a lavorare al PDP. Tuttavia si nota nella pratica clinica che non vi è una modalità univoca né nella compilazione (per esempio con modelli molto diversi tra scuola e scuola) né nelle modalità di condivisione con la famiglia. Per questo vorremmo consigliare alcune buone prassi.

    Ma, prima di fornire qualche suggerimento utile per la compilazione, ci sembra importante ribadire come il PDP vada inteso non come un atto meramente burocratico, ma come un momento di importante riflessione tra docenti sul percorso didattico dello studente e su quali obiettivi si vuol cercare di raggiungere. Il PDP può essere inoltre un utile strumento per creare un’alleanza scuola famiglia, per portare a conoscenza dei genitori i punti su cui si vuole intervenire e, se si tratta di studenti più grandi, anche per aumentare la consapevolezza del loro funzionamento.

    Ecco qualche suggerimento per una compilazione efficace:

    • leggete la relazione diagnostica dello studente, i suoi punti di forza e di debolezza, come funziona la sua memoria, la sua attenzione, la sua abilità linguistica. Non soffermatevi solo sulle conclusioni diagnostiche;
    • talvolta la relazione contiene diversi tecnicismi di difficile interpretazione. Prendete contatti con chi l’ha redatta, chiedete informazioni, non è scontato capire una terminologia molto specifica;
    • compilate il PDP in modo che sia di facile lettura per la famiglia: se lo intendiamo nell’ottica di un patto scuola genitori, è importante che sia comprensibile a tutti;
    • consideratelo uno strumento operativo, consultabile facilmente e rapidamente;
    • non inserite solo misure compensative e dispensative legate alla didattica, nel PDP infatti possono essere indicati obiettivi comportamentali da condividere con i genitori o con lo studente in caso in cui sia più grande. Un esempio: “tenere ordinato il diario”, “ricordarsi di portare i libri scolastici”, ecc;
    • scrivete anche in chiave positiva. Spesso i PDP rischiano di diventare degli elenchi delle debolezze dello studente in questione, tralasciando le sue abilità. Se invece per esempio ha una lettura fluente, ma una comprensione carente, indicate anche il punto positivo, non solo la difficoltà;
    • date modo alla famiglia di poterlo leggere, anche consultando lo specialista che segue il figlio, se presente. Non chiedete di firmarlo seduta stante: è un documento importante e per quanto si auspica che ci sia un rapporto di fiducia, va letto e riletto con la necessaria calma;
    • prevedete una “firma” anche dello studente, a partire per esempio dal primo anno di scuola secondaria di secondo grado in avanti. La firma ha in questo caso solo un valore simbolico, ma è comunque un gesto di responsabilità e rende lo studente un soggetto attivo, consapevole dei suoi diritti e dei suoi doveri;
    • indicate anche le misure di didattica inclusiva che adottate. Se prevedete apprendimento cooperativo, didattica con le mappe o altro, indicatelo. Da valore a ciò che fate.

    Per gli studenti nuovi, il momento della redazione e consegna del PDP è la prima occasione di confronto con la famiglia e di condivisione di un percorso che durerà negli anni successivi. Siamo sicuri che seguendo questi suggerimenti, si getteranno le premesse per un percorso il più sereno possibile.