I bambini e ragazzi con DSA si trovano ad affrontare difficoltà legate all’apprendimento, ad aspetti emotivi, alla socialità e alla scelta della propria professione.
Per far fronte alle difficoltà incontrate nella lettura e scrittura, oltre al supporto dei tutor di riferimento, esistono strumenti che possono essere utilizzati nell’apprendimento. Si tratta, ad esempio, di programmi con la correzione automatica nella stesura di testi scritti: quando il compito dell’insegnante è di valutare solo la capacità di produzione di un testo scritto e non di saper riprodurre regole ortografiche, grafiche o grammaticali, questo strumento si rivela particolarmente utile. Esistono anche programmi che sono in grado di leggere un testo, un libro o il materiale in questione, permettendo allo studente con DSA di studiare la materia didattica senza l’interferenza delle difficoltà incontrate nella lettura. A tal proposito, sono presenti sul mercato internazionale anche audio-libri, che presentano un CD o una sezione online a cui potersi collegare per accedere ad una versione audio del testo.
Dal punto di vista emotivo, i bambini con DSA si sentono spesso frustrati per la scarsità di capacità relazionali, sebbene in molti cerchino in tutti i modi di far amicizia e di giocare con i compagni. Spesso però non si sentono all’altezza e adottano comportamenti disattivi sia in classe sia in contesti extra-scolastici. Inoltre, tendono a cercare compagni per farsi fare i compiti, disincentivando la formazione di amicizie autentiche. È importante che le famiglie e le persone vicine valorizzino i punti di forza dei ragazzi con DSA, rassicurandoli circa le loro capacità in altri ambiti (arte, musica, sport, ecc.) e riconoscendo gli sforzi effettuati nelle aree di apprendimento.
Per quanto riguarda la scelta professionale, gli studenti con DSA non dovrebbero sentirsi limitati in quanto hanno la possibilità di iscriversi a qualsiasi università, in quanto ormai offrono servizi più o meno ampi appositi, come tutor didattici, software e altro ancora. Inoltre, molti ragazzi sono caratterizzati da una spiccata creatività che consente loro anche la possibilità di intraprendere carriere originali e ricche d’inventiva!
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Vivere con la dislessia
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La dislessia e la gestione del tempo
La gestione del tempo è uno degli aspetti cruciali che differenzia le persone con dislessia da quelle che non presentano disturbi specifici dell’apprendimento. Con questo concetto si fa riferimento alla capacità di saper organizzare adeguatamente le proprie attività e di saper apportare il giusto livello di attenzione al compito, un aspetto che molte volte può risultare estremamente difficile per il bambino e per l’adulto dislessico.Una caratteristica comune della dislessia è la richiesta di una maggiore quantità di tempo per effettuare i vari compiti e le mansioni quotidiane: spesso questa possibilità non può essere garantita e chi ha la dislessia potrebbe arrivare a manifestare ansia e ad avere paura di non essere sufficientemente competente, commettendo errori e a rinunciare ai compiti. Un numero eccessivo di impegni è difficilmente gestibile da chi ha un DSA come questo, poiché la tendenza è quella di ragionare sulle attività nella loro globalità, arrivando ad avere solo confusione, e senza riflettere su quella singola. In ambito scolastico, questo problema viene gestito attraverso la personalizzazione del piano di studi, che ha l’obiettivo di sostenere il bambino o il ragazzo a organizzare i propri compiti e attività: per esempio concedendogli del tempo in più per la consegna delle verifiche rispetto ai compagni o portando gli insegnanti a calibrare i carichi di lavoro da fornire all’alunno. In tutte le altre situazioni quotidiane, la gestione del tempo rimane cruciale per chi presenta la dislessia: può succedere che la persona si dimentichi di un appuntamento arrivando in estremo ritardo o non presentandosi affatto, generando situazioni che possono mettere a disagio sia la persona stessa, sia i coetanei o gli amici. È molto importante, dunque, aiutare sin da subito chi presenta queste difficoltà, fornendo spiegazioni sul funzionamento mentale tipico della dislessia e su quali possono essere i metodi migliori per l’organizzazione quotidiana del proprio tempo. Di solito, le persone dislessiche hanno la tendenza a non riflettere sulle azioni necessarie per iniziare e completare un compito in un determinato momento o per giungere puntuali a un appuntamento: immaginano l’ora precisa in cui dovranno concludere il lavoro o arrivare al luogo d’incontro, senza considerare che prima sono necessari altri passaggi che richiedono del tempo (prepararsi, guidare, prendere il treno, organizzare il lavoro, ecc…). Si può quindi favorire l’abitudine a considerare in anticipo tutto ciò che è necessario per svolgere una certa attività, stilando una lista o facendo un elenco nel quale siano presenti gli orari e i momenti della giornata idonei per il suo lo svolgimento. In questo modo risulta più semplice l’organizzazione quotidiana dei propri impegni e soprattutto la persona è in grado di considerare singolarmente le varie attività e a valutarle una per una senza andare in confusione e senza dovervi rinunciare. -

Si parla tanto di dislessia in età evolutiva, ma com’è la vita del dislessico adulto?
Tutti abbiamo sentito parlare di dislessia e di disturbi della lettura, chi tramite compagno di classe a scuola, chi come genitore per il compagno di scuola del proprio figlio o per il figlio di qualche conoscente. Ma di dislessia in età adulta se ne sente parlare? Molto poco. Raramente infatti si sente trattare l’argomento della dislessia oltre l’adolescenza, eppure questo disturbo spesso persiste nell’età adulta e può influenzare anche in maniera significativa il corso della vita.
La dislessia in genere è diagnosticata in infanzia ed è una condizione che fa parte dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Si tratta di un disturbo molto variabile da persona a persona, che può rendere molto difficile la lettura e di conseguenza l’apprendimento. Nonostante questo le persone affette da dislessia hanno il potenziale, specialmente se supportate nella maniera corretta, per apprendere e conseguire risultati scolastici esattamente come coloro che non ne sono affetti.
Si tratta di un problema che però non riguarda solo bambini e adolescenti, ma spesso, soprattutto se non trattata adeguatamente, continua ad essere compagno di vita dell’adulto. Se per il bambino o il ragazzo dislessico la lettura può essere il principale intoppo, per l’adulto può non essere così, in quanto la dislessia si modifica con la crescita della persona e assume tratti diversi. Esistono adulti dislessici che riescono a leggere senza problemi avendo sviluppato alcune strategie nel corso degli anni che, in qualche modo, aggirano i problemi di lettura, ma possono mostrare problemi di memoria, di vocabolario o di linguaggio. Gli adulti con dislessia spesso sperimentano difficoltà emotive, come bassa autostima o vergogna, e difficoltà lavorative, dato che può essere molto difficile mantenere a lungo la concentrazione su un compito e svolgere lavori dove è necessario leggere e scrivere molto. Talvolta queste persone tendono a scegliere lavori più laboratoriali manuali, nei quali la richiesta di scrivere o leggere non diventa troppo “massiccia”, in modo da mascherare le proprie difficoltà. Se non capiti, magari cercano molto spesso di tenerle nascoste anche a familiari e amici per non sentirsi giudicati, possono essere persone molto sensibili e spesso hanno figli a loro volta dislessici, verso i quali possono sentirsi in colpa per non essere in grado di aiutarli con i compiti e la lettura.
La dislessia quindi smette di esistere superata una certa età? Chiaramente no, semplicemente assume forme diverse e può essere superata con i giusti strumenti.