Tag: compiti

  • Non si corre! Consolidiamo.

    Non si corre! Consolidiamo.

    In questi giorni stiamo sentendo molti genitori preoccupati dal carico di lavoro dei compiti che vengono assegnati ai proprio figli.
    Pensiamo soprattutto ai bimbi di scuola primaria e ci chiediamo: questa forzata pausa didattica non potrebbe essere l’occasione per lasciar da parte la rincorsa del programma e approfittarne per consolidare?
    E allora il nostro invito è di dedicarsi a sedimentare bene nelle menti dei nostri alunni quelle che sono le abilità strumentali di base, mattoncini indispensabili agli apprendimenti successivi, dalla scuola secondaria in avanti.
    Ci riferiamo alla lettura, intesa sia come decodifica che come comprensione del testo, alla abilità ortografica e al calcolo. Quante volte nei corsi di formazione rivolti ai docenti, abbiamo ascoltato e condiviso il pensiero di molti insegnanti che lamentavano la mancanza di tempo per poter dedicarsi alle basi. Ecco, ora il tempo c’è e quindi sfruttiamolo senza farci prendere dall’ansia di proseguire il programma.
    Teniamo anche conto che molti bambini sono a casa con i nonni, con i fratellini piccoli o comunque con i genitori, preoccupati per la propria attività lavorativa e tristi per qualche parente o conoscente che non sta bene e per quello che il nostro paese sta vivendo. Tale clima emotivo di stress non può facilitare l’apprendimento e dedicare il tempo a spiegare concetti nuovi può essere una richiesta a cui molti genitori non riescono ad adempiere in questo momento per svariati motivi.
    Invece leggere insieme (per esempio alternandosi nella lettura) qualche pagina di un libro di storie o un articolo di Focus Junior e poi commentarlo, descrivendo a voce ciò che si è capito, è un compito fattibile, anzi può anche esser distraente e può alleggerire un po’ la tensione presente in casa. Scrivere un diario due volte a settimana della propria giornata (magari anche al pc, in modo che venga segnato l’errore ortografico permettendoci così di lavorare sui processi di autocorrezione senza neanche accorgercene), aggiungendo per esempio una foto di un gioco che si è fatto o anche creando dei racconti di fantasia, sviluppa creatività, allena la composizione del testo e l’abilità narrativa ed è un compito sufficientemente piacevole. Possiamo anche fornire frasi da completare per i bimbi più piccoli o per quelli che hanno qualche difficoltà in più o possiamo mandargli un’immagine da cui partire per aiutarli ad inventare le storie. Ci sono anche tanti giochi per bambini su questa tematica, per esempio dadi con diversi personaggi fantastici (mago, fata, orco) e ambienti (castello, montagna, bosco incantato): a seconda di ciò che esce sui dadi, il bambino deve creare una storia.
    L’abilità ortografica è una competenza da consolidare per tutta la scuola primaria, non conviene darla per scontata, la grammatica e la sintassi verranno poi riprese e approfondite nella secondaria, quindi non affrettatevi ad assegnare modi e tempi verbali da memorizzare o nuovi complementi da spiegare. Anche la più tradizionale scheda di ripasso ortografico può essere utile in questa fase e si può calibrare a seconda del profilo degli alunni. Ci sarà chi avrà bisogno di acquisire le regole ortografiche più semplici e altri a cui può essere sufficiente perfezionare la propria competenza, per esempio con attività di “caccia all’errore”
    E infine il calcolo: sappiamo ormai da diversi studi come il calcolo mentale sia fondamentale e sia la base per la matematica più complessa. Bene, fermiamoci, approfittiamone e alleniamolo! Che sia giocare a carte a rubamazzetto con i nonni, ripassare gli amici del 10, creare flashcards ai propri alunni con calcoli mentali da svolgere rapidamente cronometrandosi per battere un record personale…va tutto bene purché ripetuto in modo continuativo. Ci sono tante risorse in rete o libri pubblicati da case editrici specializzate che suggeriscono strategie per il calcolo mentale; non è tanto il ripasso della spiegazione delle proprietà, quanto l’esercizio sistematico che porta ad automatizzare le strategie.
    Insomma, non perdiamo questa preziosa occasione per rallentare e consolidare. Gli apprendimenti futuri (e anche i vostri bimbi) ve ne saranno riconoscenti.

  • Studiare più facilmente con l’aiuto di un semplice post-it

    Studiare più facilmente con l’aiuto di un semplice post-it

    Uno degli aspetti più frustranti dello studio è non ricordarsi quanto si ha appena letto: che sia una riga, un paragrafo o un capitolo, ogni tanto capita di arrivare in fondo e dirsi “Ma… ho già dimenticato tutto?”.

    Esiste una tecnica che aiuta gli studenti a ricordare e analizzare il testo in modo interattivo, e lo fa sfruttando un oggetto molto semplice: l’adesivo post-it.

    Questa strategia si basa su concetti ben noti agli psicologi, come l’attivazione delle pre-conoscenze, che sono molto utili a potenziare la comprensione del testo e vengono insegnati anche dagli specialisti durante i training sul metodo di studio.

    Bisogna preparare dei post-it con testi che incoraggino l’interazione con il testo.
    Alcuni esempi:

    “Questo testo spiega che…”

    “Queste immagini aiutano a capire i concetti del testo?”

    “Secondo me parlerà di…”

    Oppure in fondo alla lettura: “Le cose che ho appena letto mi ricordano/somigliano a…”

    Lo studente può poi rispondere sia oralmente che per forma scritta.

    Perché aiuta e perché funziona? Perché rende la lettura un processo interattivo, più immersivo, in cui attivamente utilizzare tutte le risorse mentali di cui si dispone. Incoraggia l’analisi del testo, la revisione e la capacità di fare collegamenti.

    L’uso dei post-it può incoraggiare e guidare lo studente demotivato o “disarmato” nel suo processo di analisi e comprensione del testo. E l’aiuto ottenuto già darà senso di “autoefficacia”, ossia lo farà sentire più capace (perché lo sarà davvero!) avendo un effetto anche sulla sua motivazione allo studio. 

  • Natura del compito e metacognizione

    Natura del compito e metacognizione

    Dott.ssa Lucia Caprile​ – 

    Faccio un sogno. (…) Sono seduto, in pigiama, sul bordo del letto. Grossi numeri di plastica, come quelli con cui giocano i bambini, sono sparpagliati sul tappeto, davanti a me. Devo “mettere in ordine i numeri”. È questa la consegna. L’operazione mi sembra facile, sono contento. Mi chino e tendo le braccia verso i numeri. E mi accorgo che le mie mani sono sparite. Non ci sono più mani in fondo al mio pigiama. Le maniche sono vuote. A gettarmi nel panico non è la scomparsa delle mani, è il fatto di non poter raggiungere quei numeri per metterli in ordine. Cosa che sarei stato in grado di fare. (Diario di scuola, Daniel Pennac)

    I perché di un compito non riuscito, non svolto, possono essere innumerevoli. 
    A volte semplici caratteristiche peculiari di un dato compito, come un muro, possono frapporsi fra i ragazzi e il compito stesso, per poi scontrasi con le loro singole abilità, con il loro specifico stile di apprendimento, con gli strumenti a disposizione, senza per altro che loro stessi possano rendersene conto. 
    Il rischio è quello per cui bambini e ragazzi, non capendo di trovarsi di fronte a compiti non adatti a loro, pensino di essere loro stessi quelli inadeguati, se non addirittura incapaci. 
    Bisogna pensare poi alle possibili conseguenze di queste esperienze di non-riuscita, di frustrazione, all’influenza che queste avranno anche solo semplicemente sui loro apprendimenti futuri. 
    Nello sviluppo del bambino – è evidente nei neonati – ogni esperienza di apprendimento interviene su un’altra, in una catena infinita. E così sarà per tutta la vita, finché ci si misura con l’imparare. 
    Non si può dunque non considerare il peso che può avere su questo ciclo, continuo e fondamentale, il sentirsi privi di capacità ed impotenti di fronte a compiti nuovi.
    Tutti i bambini/ragazzi sono diversi, per cui non si può pensare esista un unico compito, cucito su misura sulle caratteristiche di tutti. 
    Ognuno avrà proprie risorse e potenzialità, e strumenti prediletti, per affrontarlo. 
    Ciò di cui tutti allora avranno realmente bisogno, in prima battuta, sarà l’aver coscienza di questo, in modo da sbloccare insieme due vie: il senso di autoefficacia prima e la riuscita del compito dopo, avendo cognizione della reale possibilità di trovare strategie e strumenti propri per affrontare quella nuova prova. 
    Si tratta quindi di avviare e incentivare in bambini e ragazzi un lavoro di metacognizione, ovvero il raggiungimento di una sempre maggiore consapevolezza, non solo circa le proprie capacità, ma anche circa la natura del compito stesso e l’interazione possibile fra i due aspetti. 
    La metacognizione è “pensare sul pensiero”, vale a dire riflettere sulle proprie caratteristiche cognitive: una marcia in più nei processi di apprendimento.
    Questo tipo di riflessione permette infatti un monitoraggio – e insieme verifica – costante dell’andamento dell’imparare e delle modalità di affrontare i compiti. 
    Ciò pone lo studente in una posizione attiva rispetto al suo stile di apprendimento, le sue capacità e le strategie da utilizzare, in relazione alla richiesta che, a seconda della sua natura, andrà a chiamare in gioco abilità diverse. Il ragazzo “metacognitivo” saprà rispondere con un piano d’azione e strumenti adeguati, dimenticando così la sensazione di impotenza: avrà infatti, di fronte a sè, diverse e concrete possibili vie da percorrere.