Tag: autismo e sport

  • Quali sport per bambini con ASD?

    Quali sport per bambini con ASD?

    ​Per scegliere un attività ludico-sportiva adatta ad un bambino con ASD (Disturbo dello spettro autistico), è necessario innanzitutto tenere in considerazione le sue caratteristiche individuali, non trascurando però quelle peculiari del disturbo. Uno degli aspetti principali è il deficit socio-relazionale: lo sport di squadra richiede però questo tipo di abilità, per questo è difficile per i bambini relazionarsi con i compagni e comprendere le variazioni degli schemi di gioco.
    Spesso hanno anche difficoltà di coordinazione motoria e non è da trascurare anche l’ambiente in cui viene praticata l’attività: se ricco di stimolazioni sensoriali, può disturbare il bambino e compromettere la performance.
    
Ma prendiamo in analisi alcuni sport più nel dettaglio. Il nuoto per esempio è in grado di attenuare l’ipersensorialità grazie alle caratteristiche peculiari dell’acqua e di venire incontro a coloro che possiedono difficoltà di motricità fine, inoltre non richiede abilità comunicative elevate.

    Lo scherma è l’ideale per sviluppare le abilità metacognitive, nello specifico “la teoria della mente” nel tentativo di cercare di capire le intenzioni dell’altro e di trovare la soluzione ottimale, e allena inoltre la motricità fine.

    Per quei bambini iperattivi è consigliata l’atletica leggera, ideale per sviluppare la capacità di pianificazione motoria, strategia, concentrazione e coordinazione fisica fine e grossolana. 

    Sempre per quei bambini con alti livelli di energia, l’equitazione, svolgendosi in spazi aperti, consente di esprimere la sintomatologia in maniera più funzionale e compatibile con l’ambiente sviluppando le abilità socio-comunicative grazie al contatto con l’animale.
    
Se il bambino non soffre di vertigini, particolarmente indicata è anche l’arrampicata che migliora la coordinazione motoria e le capacità di pianificazione, attività che insieme all’equilibrio possono essere migliorate anche nel ciclismo.

    Al di là delle attività consigliate, come per ogni bambino, è fondamentale tenere in considerazione quello che a lui piace di più in base alle sue caratteristiche individuali. Obbligarlo a fare sport o scegliere quello che piace di più ai genitori non aiuta.

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  • Autismo e arrampicata?

    Autismo e arrampicata?

    Svolgere un’attività ludico-sportiva favorisce l’acquisizione di competenze funzionali utili alla vita quotidiana. È noto che i bambini affetti da disturbo dello spettro autistico possiedono deficit a livello d’interazione sociale con interessi ristretti e stereotipati, alcuni di questi hanno difficoltà di coordinazione, d’integrazione sensoriale e di organizzazione spazio-temporale. Tra le attività sportive consigliate per incrementare queste competenze vi è l’arrampicata. Questo sport è costituito da movimenti ripetitivi e fornisce un immediato feedback sensoriale, elementi che aiutano il bambino a migliorare la coordinazione generale e in particolare quella oculo-manuale. Inoltre, sempre dal punto di vista psicomotorio, incrementa abilità utili all’apprendimento di base quali attenzione, pianificazione e memoria. L’arrampicata è poi anche utile a livello di autoregolazione emotiva: per una buona riuscita è fondamentale che il bambino impari a gestire l’ansia e lo stress causati spesso dalla difficoltà del non trovare nell’immediato “l’appiglio corretto per affrontare la parete”. A livello psicopedagogico, scalare con il compagno di cordata implica di dover tenere sempre conto dell’altro, delle sue azioni e di collaborare insieme per uno scopo comune. Quindi se da un lato mette alla prova il bambino da un punto di vista relazionale, d’altro canto trattandosi di un ambiente più strutturato, meno caotico, in cui non vi è un perdente o un vincente, ma una sfida con se stessi, si mostra più idoneo rispetto ad altre attività sportive di squadra o individuali. Alcuni centri di arrampicata italiani, organizzano attività in piccoli gruppi specifici per gli ASD Indoor. Il consiglio è quello di provare la disciplina prima nelle palestre, ma di non tralasciare tutti i benefici psicofisici che accompagnano l’attività svolta all’aperto su roccia.

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