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  • Lo stile di apprendimento uditivo

    Lo stile di apprendimento uditivo

    Ognuno di noi ha un modo unico di apprendere; studenti e docenti in grado di utilizzare e comprendere appropriatamente i diversi stili di apprendimento possono concentrarsi in modo da ricevere e offrire una formazione che, attraverso l’uso di alcune strategie, può aiutarli nel conseguire un buon successo scolastico.
    Gli insegnanti, in particolare, possono trarre beneficio dalla comprensione di tutti i diversi stili di apprendimento, poiché è probabile che nella loro classe ci siano studenti che rientrano in ciascuna delle diverse categorie. Essere in grado di identificare le preferenze di apprendimento degli studenti, di adattare le attività in classe e, in generale, di contribuire a migliorare i risultati di tutti gli studenti è la chiave per essere un buon insegnante.
    Esistono tre stili di apprendimento principali: visivo, cinestesico e uditivo (in alcuni casi anche la lettura/scrittura viene considerata una categoria di apprendimento). Sebbene queste categorie siano abbastanza auto esplicative, ci sono elementi importanti per ciascuna di esse che spiegano come alcuni studenti lavorino in modo più produttivo con uno specifico tipo di apprendimento anziché un altro. È inoltre estremamente importante per gli insegnanti capire come identificare gli stili di apprendimento degli studenti, aiutarli a lavorare per testare le diverse modalità e fornire loro opportunità di apprendimento nel modo più facile per loro. Non c’è uno stile di apprendimento giusto o sbagliato: quello visivo non è migliore di quello cinestesico o viceversa. L’importante è capire le strategie di apprendimento e i consigli di studio che possono aiutare in classe.
    In questo articolo ci focalizzeremo sugli studenti che prediligono il canale uditivo per apprendere: ovvero tutti quegli studenti che imparano in modo più efficace ascoltando, preferiscono ascoltare una lezione piuttosto che leggere un libro di testo o ascoltare le istruzioni per un progetto invece di risolverlo con le mani.
    Gli studenti che preferiscono l’apprendimento uditivo rispetto a quello tattile o visivo si concentreranno sull’ascolto invece di vedere, leggere o provare fisicamente per imparare. Gli studenti uditivi prediligono ascoltare le cose per elaborare al meglio le informazioni, il che è spesso una buona opzione per l’apprendimento in classe.
    Tutti quegli studenti che sono bravi ad ascoltare, sono in grado di spiegarsi bene, hanno una spiccata capacità di parlare e amano le conversazioni sono probabilmente studenti uditivi. Questi studenti possono però avere anche problemi con i rumori di sottofondo che li distraggono, con le chiacchiere degli altri studenti e persino con il silenzio assoluto. Gli insegnanti che sanno identificarli possono aiutarli a creare opportunità di apprendimento e possono offrire strategie di apprendimento uditivo se uno studente non afferra un concetto o non è in grado di capire.

    Consigli per gli insegnanti

    1. Gli studenti uditivi elaborano meglio le informazioni sentendole, quindi la ripetizione e la reiterazione delle informazioni parlate possono aiutarli a comprendere meglio;
    2. Fare dibattiti e discussioni in classe;
    3. Offrire molteplici possibilità di apprendimento. Offrendo agli studenti la possibilità di ascoltare le istruzioni, leggerle o guardarle, si offrono loro diverse opzioni di apprendimento;
    4. Includere elementi sociali. L’uso di progetti di gruppo, letture in coppia e compiti collaborativi può aiutare gli studenti uditivi a eccellere. Ciò consente a questi studenti di parlare con gli altri mentre imparano e lavorano, il che li aiuta a conservare le informazioni e a lavorare in modo più efficace;
    5. Utilizzare i podcast. Date agli studenti la possibilità di leggere articoli o di ascoltare podcast per imparare determinati argomenti;
    6. Registrare le lezioni. Se uno studente è malato, ascoltare la lezione invece di leggere gli appunti può essere un ottimo modo per aiutarlo;
    7. Premiare la partecipazione alla lezione. Dare agli studenti l’opportunità e la motivazione di partecipare parlando e conversando sia tra loro che con l’insegnante;
    8. Mettere della musica di sottofondo durante i momenti di silenzio. Gli studenti spesso apprezzano una musica di sottofondo soft per attenuare i rumori di distrazione e il silenzio. Questo può essere un buon modo per concentrarsi;
    9. Leggere ad alta voce.

    Suggerimenti per gli studenti che prediligono il canale uditivo
    1. Fare domande. Si impara meglio se si sentono le risposte;
    2. Trovare un compagno di studio. È probabile che si riesca a studiare meglio se si ha qualcuno a cui ripetere le informazioni o che possa aiutare a leggere le informazioni. Un compagno di studio è ideale;
    3. Ascoltare musica di sottofondo. Mentre studiate, ascoltate della musica classica leggera che vi aiuti a concentrarvi;
    4. Partecipare alle discussioni. Il modo migliore per imparare è parlare e ascoltare, quindi partecipare alle discussioni in classe è un ottimo modo per migliorare il proprio apprendimento.
  • La valutazione cognitiva

    La valutazione cognitiva

    Il punto di partenza della valutazione delle funzioni cognitive (o valutazione neuropsicologica) è quello di ottenere informazioni sullo stato cognitivo, funzionale, emotivo e comportamentale della persona. L’obiettivo è quello di verificare la presenza di difficoltà e fragilità, valutarne la gravità e capire se è necessario un intervento/potenziamento, valorizzando le proprie competenze.
    Vanno osservati diversi aspetti in questo percorso: l’attenzione, l’orientamento, la memoria, il linguaggio, le funzioni esecutive, le funzioni prassiche, l’apprendimento, il problem-solving.

    L’iter diagnostico in genere prevede:

    • anamnesi;
    • valutazione della presenza/assenza di patologie primarie come deficit visivi e/o uditivi;
    • prove standardizzate del funzionamento cognitivo generale;
    • valutazione neuropsicologica;
    • prove specifiche (memoria visiva e uditiva, attenzione, competenza visuo-spaziale, funzioni esecutive, competenza linguistica, lettura, scrittura, calcolo comprensione del testo).

    In particolare, per la diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA), è necessario escludere che le difficoltà negli apprendimenti scolastici possano essere giustificate da una disabilità intellettiva.
    Nel percorso diagnostico dunque si inserisce sempre una valutazione cognitiva, che misuri che il Quoziente Intellettivo (Q.I.) non sia sotto la norma.
    Esistono diversi tipi di test:

    • Test monocomponenziali: forniscono una descrizione del funzionamento intellettivo usando prove che richiedono solo ragionamento non verbale. Per esempio, le Matrici di Raven.
    • Test multicomponenziali: forniscono una descrizione del funzionamento intellettivo verbale e non verbale. In questa categoria rientrano ad esempio le Scale Wechsler.
  • La metacognizione: alla base dell’apprendimento

    La metacognizione: alla base dell’apprendimento

    Il termine “metacognizione” fu coniato dallo psicologo dell’età evolutiva statunitense John H. Flavell nel 1971, il quale intraprese studi sulla conoscenza riguardo alla memoria e alle attività di memorizzazione che egli chiamò «metamemoria».

    Con metacognizione si designa la consapevolezza ed il controllo che l’individuo possiede dei propri processi cognitivi. La metacognizione, dunque, consente di approfondire i nostri pensieri e, quindi, anche di conoscere e dirigere i nostri processi di apprendimento. È un processo di autoriflessione sul fenomeno conoscitivo, su cosa e come stiamo imparando e su quali sono le nostre motivazioni, su cosa sappiamo o crediamo di sapere, in relazione a noi come studenti, alle abilità didattiche, al compito che dobbiamo affrontare. È un imparare ad imparare.
    L’individuo sviluppa conoscenze rispetto ai propri processi cognitivi e al loro funzionamento, imparando ad autoregolarli e monitorarli.

    La metacognizione e l’apprendimento
    Esiste un’importante relazione tra metacognizione e apprendimento. I ragazzi vanno incoraggiati a prendere consapevolezza del modo in cui affrontano i compiti cognitivi, si insegna loro a gestire in modo efficace i processi che mettono in atto e a scegliere una strategia adeguata.
    Grazie all’ approccio didattico metacognitivo, i ragazzi sono protagonisti attivi del loro apprendimento. Diventano consapevoli e compiono una serie di valutazioni che permettono loro di raggiungere efficacemente gli obiettivi prefissati: la stima della difficoltà del compito stesso, la previsione del tempo necessario per svolgerlo, la quantità di risorse che verranno impiegate, il monitoraggio dell’esecuzione, l’anticipazione del risultato e la valutazione dello stesso.
     

  • Cosa significa essere dotati nel ragionamento visuo-spaziale?

    Cosa significa essere dotati nel ragionamento visuo-spaziale?

    Esse dotati nel ragionamento visuo-spaziale significa avere abilità particolari nel pensiero astratto e spaziale, capacità di risolvere problemi utilizzando forme e figure, senza usare parole o numeri.

    Esistono due tipi di apprendimento: quello visuo-spaziale, nel quale il cervello è organizzato per pensare più per immagini che per parole e in cui si tende ad orientarsi bene nello spazio e ad imparare tutto in una volta, giungendo a soluzioni con l’intuito, a differenza di quello uditivo-sequenziale che dà molta importanza a parole e numeri nella memorizzazione. Coloro che apprendono in maniera visuo-spaziale sono in genere molto portati per la geometria, per il ragionamento, per la sintesi e le parole chiave. Possono però essere molto disordinati e avere difficoltà nel parlare in pubblico.

    I soggetti “gifted” nel ragionamento visuo-spaziale sono coloro che si collocano sopra al 97° percentile, sono particolarmente dotati nel ragionamento visuo-spaziale, possono arrivare a conclusioni partendo da alcune informazioni fornite grazie al loro intuito e sono inoltre molto bravi nei giochi visivi come i puzzle. A differenza di quanto si possa pensare, però, questi bambini dotati riscontrano spesso difficoltà a scuola in quanto quest’ultima è organizzata specialmente per coloro che ragionano in maniera audio-sequenziale. Possono avere difficoltà nello spelling e nelle interrogazioni orali, tuttavia, grazie alle ricerche, molti insegnanti sono preparati su questo tema e possono aiutare questi bambini mettendoli nelle condizioni migliori per l’apprendimento, utilizzando ad esempio maggiori informazioni visive come grafici, fotografie, colori e usando computer, parole chiave e un approccio dall’intero al particolare.

    Molto importante risulta anche l’aiuto dei genitori di questi bambini, i quali devono informarsi su questa modalità di apprendimento per poterli così aiutare con l’organizzazione dei compiti, nonché comunicare costantemente con gli insegnanti.

  • Lezione di matematica attraverso l’apprendimento cooperativo

    Lezione di matematica attraverso l’apprendimento cooperativo

    Con il termine apprendimento cooperativo si intende quella disposizione didattica specifica che ha il fine di insegnare abilità scolastiche e collaborative a piccoli ed eterogenei gruppi di studenti.
    Questa tipologia di apprendimento è risultata molto efficace, poiché tende a ridurre la concorrenza e l’isolamento tra i pari, promuovendo il rendimento e le interazioni positive.
    In particolare questo approccio ha portato esiti positivi negli studenti con difficoltà di apprendimento matematico, promuovendo contesti collaborativi in cui affrontare insieme i diversi aspetti della materia.
    Per meglio individuare le caratteristiche di questa tipologia di apprendimento, si propongono 4 esempi di attività che si potrebbero inserire durante una lezione di matematica:
    1) Attività di categorizzazione. I bambini, suddivisi in gruppi, analizzano e classificano alcuni oggetti sulla base delle loro caratteristiche: per esempio suddivisione dei numeri in pari, dispari o multipli;
    2) Attività di cooperazione. Ogni studente approfondisce una parte di un argomento e successivamente presenta le informazioni che ha ottenuto ai compagni del proprio gruppo, condividendole, così da poter riuscire ad imparare insieme formule algebriche o risolvendo un insieme di operazioni;
    3) Attività delle “teste numerate“. Una volta che ogni membro del gruppo ha terminato, si discute sulle risposte date alle domande o ad un problema di calcolo mentale, applicando insieme la definizione di una regola precedentemente introdotta e spiegando in che modo è stata applicata;
    4) E per finire l’attività del “giro del tavolo“. Gli studenti lavorano sui problemi insieme, passandosi il foglio per avere la risposta di ciascun membro, così da concordare e mettere in atto il passaggio successivo.

     

  • Chi sono i visual-spatial learner?

    Chi sono i visual-spatial learner?

    I visual-spatial learner sono studenti che apprendono in maniera olistica (globale), anziché graduale, tramite l’uso di immagini piuttosto che parole. In queste persone le idee sono interconnesse tra loro ed il pensiero sequenziale lineare è assente. Possiedono ottime capacità sensoriali verso gli stimoli, come estrema sensibilità agli odori, udito acuto e reazioni intense a rumori forti; per questo motivo ricevono molte informazioni, che hanno però difficoltà a filtrare. Si tratta di bambini altamente perfezionisti, motivo per il quale non riescono a gestire il fallimento: si rifiutano di utilizzare l’approccio per tentativi ed errori e se non capiscono immediatamente la soluzione ad un problema, non provano nemmeno a risolverlo. Un loro punto di forza è la capacità di comprendere in maniera immediata le persone e il loro stato d’animo, tramite il linguaggio del corpo e le espressioni facciali, grazie soprattutto alle loro capacità visive. A volte però tendono a fraintendere il comportamento delle insegnanti nei loro confronti, pensando di essere “odiati”.
    Nelle scuole tradizionali l’istruzione tende ad essere uditiva, i concetti vengono introdotti in maniera graduale, tramite esercitazioni e ripetizioni, si richiede una certa organizzazione ed attenzione ai dettagli e ci si basa su orari rigidi, ben scanditi nel tempo. I visual-spatial learner, invece, sono disorganizzati, prestano poca attenzione al tempo, si basano su immagini e non su suoni e sono gestaltici, ovvero devono vedere l’intero quadro o sistema per comprenderne le parti. Imparano dunque nuovi concetti qualora essi vengano presentati all’interno di un contesto o siano strettamente connessi ad altri: senza collegamenti facilmente osservabili, l’informazione non viene appresa, cosi come è inutile la ripetizione e la memorizzazione. Per tutta questa serie di motivi, gli insegnanti sostengono spesso come questi studenti siano incapaci di apprendere nuove informazioni e come siano necessarie maggiori esercitazioni, ma invano. Lo studente inizia ad avere continui fallimenti scolastici, pensa di essere stupido, perde la motivazione ed odia la scuola.
    Questi studenti spesso eccellono in campi legati alle capacità spaziali e di comprensione delle numerose relazioni tra variabili, come l’arte, la matematica, l’ingegneria, l’architettura, la fisica, la programmazione informatica e la fotografia. Sarebbe dunque necessario tutorarli individualmente e supportarli sia a casa che a scuola, affinché possano essere motivati nel rafforzare i loro punti di forza, utilizzandoli nell’apprendimento e sviluppare i loro talenti, intraprendendo cosi una carriera brillante.

     

  • Le cinque strategie di apprendimento cooperativo

    Le cinque strategie di apprendimento cooperativo

    Tra le strategie di apprendimento cooperativo, la più popolare è la tecnica “Think-Pair-Share”, che consiste nel chiedere a ciascuno studente di riflettere su un argomento o formularsi mentalmente una domanda, da condividere poi con un altro compagno.
    Altre strategie sono:
    1- Strategia di apprendimento cooperativa di focalizzazione
    Essa si basa sulla generazione di parole o frasi per definire o descrivere l’argomento principale. Agli studenti, dunque, viene chiesto di creare liste di parole o frasi relative all’argomento assegnato dall’insegnante, per poi discuterle in piccoli gruppi, oppure gli studenti possono essere inizialmente suddivisi in gruppi, ognuno dei quali creerà le liste da argomentare anche con la classe intera.
    2- Carte One-minute
    Si tratta di una strategia che consiste nel chiedere agli studenti, al termine della lezione, di rispondere singolarmente a tre domande:
    -qual è stata la cosa più importante che hai imparato dalla lezione?
    -cosa non è ancora chiaro sulla lezione? Quali domande hai ancora?
    -qual è una cosa dell’argomento di cui vuoi saperne di più?
    Successivamente gli alunni vengono suddivisi in gruppi, in cui ognuno deve esplicitare le risposte soggettive, per poi trovare quella più popolare o comune a ciascuna domanda, da discutere con l’intera classe.
    3- Comuni
    Secondo questa strategia, una volta suddivisi in gruppi o “squadre” da quattro, gli studenti vengono invitati a rispondere ad una serie di domande, per poi discutere con ciascun membro circa le risposte personali, trovando infine ciò che hanno in comune e segnandolo nelle diverse caselle di un foglio bianco che gli è stato consegnato. Per esempio se alla domanda “hai un fratello?” tutti e quattro i membri scoprono di averne uno, allora lo scriveranno nella quarta colonna/casella, se invece solo due hanno un fratello, allora lo segneranno nella seconda colonna e così via…
    4- Dibattito
    Questa strategia consiste nel rendere visibile, a tutta la classe, da parte dell’insegnante un’affermazione o proposta (scritta alla lavagna), chiedendo a ciascuno studente di spostarsi su un lato dell’aula, in base al loro grado di accordo, creando così due gruppi diversi. Successivamente a ciascuno dei due viene chiesto di discutere circa la loro non scelta o meglio il lato opposto della loro scelta, sviluppando cosi il pensiero critico negli studenti.
    5- Graffiti cooperativi
    Utilizzando questa strategia, viene chiesto agli studenti di segnare su un foglio, con penne di colore diverso, quante più idee possibili sull’argomento scelto dall’insegnante. Infine, dopo circa 5-10 minuti di tempo a disposizione, viene chiesto a ciascun alunno di riordinare le proprie idee in diverse categorie.

     

  • La tombola delle sillabe e delle parole

    La tombola delle sillabe e delle parole

    Le modalità di apprendimento dei bambini che frequentano la prima classe della scuola primaria risultano essere molto diverse e disomogenee tra loro: non tutti gli alunni affrontano ugualmente le nuove richieste scolastiche, alcuni di loro possono essere ancora poco abituati ai cambiamenti che gli si presentano. In generale, le attività più complesse con le quali i piccoli si confrontano nei primi mesi scolastici sono la lettura e la scrittura, due competenze che vengono acquisite attraverso la successione di diverse fasi, raggiunte con tempi e modi differenti gli uni dagli altri. Per alcuni bambini l’acquisizione di queste competenze può richiedere più tempo e risultare maggiormente difficoltosa, nonché provocare il conseguente ritardo all’accesso alla lettura e alla scrittura; in questi casi è molto importante facilitare il processo di acquisizione di tali abilità e dare la possibilità a ciascun bambino di progredire con gli stessi tempi dei coetanei. Con questo obiettivo è stata creata la Tombola delle sillabe e delle parole, che sfrutta le attività ludiche per aiutare i piccoli a migliorare nel riconoscimento e nella memorizzazione di sillabe e parole.

    Che cos’è?
    La Tombola delle sillabe e delle parole è uno strumento operativo che si propone di intervenire a livello fonologico e metalinguistico, con lo scopo di effettuare un lavoro di rinforzo e di recupero in coloro che presentano difficoltà, disturbi o ritardi dell’apprendimento. Ciò viene effettuato attraverso una serie di attività ludiche (non solo la Tombola, ma anche Memory, Trova l’intruso, …) che spingono i bambini a identificare e memorizzare le sillabe e le parole. I partecipanti hanno la possibilità di manipolare le tesserine, di accostarle le une alle altre, di verificarne la somiglianza e di collocarle al loro posto sulle cartelle: inoltre, grazie alle immagini presenti sul retro delle tessere, essi possono rievocare alcune parole che iniziano con una certa sillaba, promuovendo l’abilità di recupero lessicale. Tutte le attività possono essere effettuate a casa, a scuola o in contesto riabilitativo. Il gioco è costituito da cinque tipologie di tombola (Azzurra/Rosa/Verde/Viola per le sillabe e Arancione per l’abbinamento di parole e immagini) con le relative cartelle e le corrispondenti tessere-sillabe e tessere-parole. Le cartelle si succedono in base al livello di difficoltà: la più semplice è la Tombola Azzurra, che favorisce la memorizzazione delle varie consonanti, seguita da quella Rosa, Verde, Viola e Arancione. Quest’ultima propone un compito di abbinamento di immagini alle parole, incoraggiando la lettura automatica del bambino.

    Come si gioca?
    La Tombola, più familiare e gradita ai bambini, viene effettuata con le regole classiche del gioco. Si distribuiscono una o due cartelle ai partecipanti, considerando che, in base alle cartelle utilizzate, si dovranno selezionare le tessere corrispondenti (se si utilizzano la Tombola Azzurra e quella Verde, si selezionano le tessere azzurre e verdi e le altre si lasciano da parte). A turno ciascun partecipante pescherà una tessera, leggerà ad alta voce la sillaba scritta, quindi osserverà le immagini sul retro. Tutti i bambini dovranno cercare e trovare la sillaba sulla loro cartella; la tessera viene poi consegnata al bimbo che la trova per primo, il quale la posizionerà sulla cartella sopra la sillaba uguale. Vince chi fa tombola, quindi chi completa tutta la cartella. Per arricchire il gioco, i partecipanti possono essere incoraggiati a ripetere di volta in volta le varie sillabe e a denominare le figure, in modo tale da favorire ulteriormente il consolidamento della fusione sillabica e la precisione nel denominare le diverse immagini. Si può giocare con un solo bambino o con piccoli gruppi di partecipanti aventi competenze omogenee: in compagnia, si favorisce la collaborazione, l’ascolto delle risposte dei compagni, l’apprendimento dagli errori altrui e si assicura il divertimento. Inoltre, spinti dalla motivazione a vincere, i bambini beneficeranno del lavoro di gruppo sentendosi più stimolati ad apprendere in un contesto ludico.
     

  • Sei importanti strategie di apprendimento

    Sei importanti strategie di apprendimento

    Quante volte è capitato di dire ai nostri alunni di studiare per un compito o per una verifica? E quante volte le informazioni da loro acquisite non sono state mantenute nel corso del tempo? È possibile insegnare agli studenti alcune modalità di apprendimento che facilitino loro lo studio? Nella ricerca condotta da Yara Weinstein e Megan Smith, vengono illustrate sei strategie di apprendimento che possono essere insegnate e apprese dagli studenti, con lo scopo di aiutarli nello studio e facilitare loro il processo di acquisizione delle informazioni. Attraverso l’apprendimento di queste strategie è probabile che i ragazzi abbiano più possibilità di ricordare gli argomenti studiati anche dopo molto tempo. 

    La prima strategia, chiamata dalle due studiose Spaced practice, afferma che lo studio deve avvenire in chunks, ovvero in blocchi piccoli, con cui è possibile rafforzare la memoria giorno dopo giorno. Un metodo utile per attuare questa strategia potrebbe essere quello di far creare calendari agli studenti con lo scopo di pianificare e organizzare i compiti, studiando ogni giorno il materiale nuovo e ripassando quello dei giorni precedenti.

    La seconda strategia, chiamata Retrieval practice, consente di esercitarsi a ricordare le informazioni senza l’aiuto di materiali. Come spiega Weinstein, chiudendo i libri di testo, gli appunti e i quaderni, è possibile facilitare lo studio ripetendo ad alta voce o scrivendo tutto ciò che si è appreso a scuola, o meglio, tutto quello che si ricorda di aver appreso. In questo modo, le informazioni vengono archiviate diversamente nella memoria, cosicché il loro recupero potrà avvenire più facilmente in seguito.

    La terza strategia, Elaboration, richiede agli studenti di creare delle connessioni tra i vari contenuti di apprendimento. Questo può avvenire se gli studenti si pongono alcune domande relative ai vari argomenti di studio e se rispondono nel modo più dettagliato possibile, andando a controllare in seguito che le risposte fornite siano corrette.

    La quarta strategia si chiama Interleaving e consiste nel passare da un argomento all’altro mentre si studia. Weinstein spiega che se gli studenti stanno imparando a calcolare l’area di un triangolo, invece di far loro eseguire numerosi esercizi sui triangoli, sarebbe necessario assegnare degli esercizi su differenti argomenti, non solo su quello appena studiato: quindi si potrebbe distribuire un esercizio sul triangolo, uno sul quadrato, uno sul rombo, … Ciò risulta più difficile e probabilmente gli alunni commetteranno un numero più alto di errori: in questo modo, però, invece di ripetere l’argomento appena appreso, consolideranno le nuove conoscenze e impareranno a utilizzare diverse strategie per ciascun problema, diventando sempre più veloci e critici. 

    La quinta strategia, chiamata Concrete examples, viene già largamente utilizzata dalle insegnanti e consiste nel fornire agli alunni esempi concreti per la comprensione di concetti astratti. Quello che manca è il tentativo di far creare agli studenti degli esempi propri, mettendo alla prova le loro conoscenze e aiutandoli a focalizzarsi sugli esempi scorretti o sulle parti di esempio sbagliate.

    Infine, la sesta strategia, chiamata Dual coding, prevede la combinazione di parole e immagini nel corso dello studio; l’associazione tra il testo e gli elementi visivi, che possono essere create anche dagli studenti stessi, permette di rafforzare il concetto studiato, rendendo più facile e veloce il suo recupero in seguito. Le immagini possono essere di qualsiasi tipo (un fumetto, un grafico, una fotografia, una sequenza temporale, ecc.) e hanno lo scopo di essere una rappresentazione visiva utile a chi studia. In classe, le insegnanti potrebbero chiedere agli studenti di spiegare alcune immagini di vari argomenti e di inventarle loro stessi, per rafforzare ulteriormente i contenuti.
     

  • Il segreto per memorizzare le cose

    Il segreto per memorizzare le cose

    Nello studiare il funzionamento della memoria, lo psicologo cognitivo si imbatte nel “paradosso baker/Baker”. L’incredibile esperimento (ripetuto più volte da ricercatori, sempre con stesso risultato) in cui le persone dovevano ricordare la parola “baker” (intesa come “fornaio”) o Baker, maiuscola (intesta come un cognome molto comune e noto a chi parla inglese).
    Stessa parola, scritta pronunciata allo stesso modo.
    In tutti i casi, la stragrande maggioranza delle persone tendeva a ricordare di più solo una delle due. Secondo te, quale?

    Il segreto del memorizzare sta lì, in un processo chiamato “codifica elaborativa”, e consiste nel far entrare informazioni al cervello dotandole di uno o più rimandi a significati, cose, suoni, colori, e favorire un apprendimento multisensoriale (fondamentale nella maggior parte delle materie scolastiche, a cominciare da quelle linguistiche).
    Un buon metodo di studio, specialmente per chi ha difficoltà di quel sottotipo di memoria noto come “memoria di lavoro”, deve tener conto della codifica elaborativa ed impiegare fantasiose strategie per…orientarsi sul giusto “baker”.

    Se vuoi saperne di più, e vedere se hai indovinato la risposta alla domanda sull’esperimento, puoi approfondire con questo video in cui il Dott. Jacopo Lorenzetti spiega l’esperimento nel dettaglio, durante il suo intervento nel 2016 al Palazzo Della Borsa di Genova:

    https://www.youtube.com/watch?v=LXU86iNcuhA&feature=youtu.be