Categoria: ADHD

  • La sindrome da disimpegno cognitivo (Sluggish Cognitive Tempo)

    La sindrome da disimpegno cognitivo (Sluggish Cognitive Tempo)

    La sindrome da disimpegno cognitivo, inizialmente denominata Sluggish Cognitive Tempo, è una condizione clinica (non un disturbo del neurosviluppo), che per lungo tempo è stato considerato un sottotipo dell’ADHD, disturbo da deficit di iperattività e attenzione. Scoperta per la prima volta negli anni ’80 da un gruppo di ricercatori che studiavano i sottotipi dell’ADHD è stata, negli ultimi anni, oggetto di numero ricerche che ne hanno riconosciuto la sua distinzione dalle altre condizioni cliniche.
    Quali sono le caratteristiche di questa sindrome? La presenza sia da sintomi cognitivi che coinvolgono il disimpegno o non allineamento tra attenzione e coscienza o elaborazione mentale faticosa sia da sintomi motori che coinvolgono ipoattività. Infatti, questa si associa ad apatia, scarsa motivazione, frequenti sogni ad occhi aperti, facile confusione, sensazione di essere in una nebbia, perdita nei propri pensieri, perdita del filo del pensiero, lentezza, sonnolenza, pensiero lento, sguardo assente, stanchezza o letargia e ipoattività o movimento lento.
    Questi sintomi hanno delle conseguenze sulla vita delle persone? Sembra proprio di sì. Infatti, è emerso che vi è un’associazione tra questa sintomatologia e una maggior predisposizione a sperimentare problemi internalizzanti, legati appunto all’internalizzazione del disagio psichico e alla non espressione esterna, come, ad esempio l’ansia e alla depressione. I comportamenti legati a questa condizione clinica sembrano anche essere associati a maggiori difficoltà nelle relazioni sociali e nella regolazione emotiva. Nei bambini le prime potrebbero essere legate ad un maggiore isolamento sociale a causa della loro timidezza, mentre le difficoltà nella regolazione emotiva sembrano essere una conseguenza delle difficoltà relazionali di questi bambini. Infine, i sintomi legati alla sindrome da disimpegno cognitivo sembrano essere associati ad un minor rendimento accademico generale dovuto ad una minor concentrazione e organizzazione dello studio.
    Come compensare quest’ultime difficoltà nel mondo scolastico? Ad esempio, fornendo del tempo aggiuntivo per lo svolgimento delle consegne. 

    Fonti:
    Becker, S. P., & Barkley, R. A. (2018). Sluggish cognitive tempo. Oxford textbook of attention deficit hyperactivity disorder, 147-153.

    Becker, S. P., Willcutt, E. G., Leopold, D. R., Fredrick, J. W., Smith, Z. R., Jacobson, L. A., … & Barkley, R. A. (2023). Report of a work group on sluggish cognitive tempo: Key research directions and a consensus change in terminology to cognitive disengagement syndrome. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 62(6), 629-645.

    Fredrick, J. W., & Becker, S. P. (2023). Sluggish Cognitive Tempo (Cognitive Disengagement Syndrome) and academic functioning: A systematic review and agenda for future research. Clinical Child and Family Psychology Review, 26(1), 82-120.

  • ADHD: le punizioni sono efficaci?

    ADHD: le punizioni sono efficaci?

    I bambini con un disturbo da deficit di attenzione e iperattività hanno bisogno di genitori comprensivi, che sappiano accettare e interpretare in modo corretto i loro comportamenti.
    Questa capacità richiede una serie di aggiustamenti educativi e l’acquisizione di strategie funzionali per interagire in modo efficace con il proprio figlio: ciò risulta essere fondamentale per creare un clima familiare tranquillo e sicuro, dove il bambino è predisposto all’apprendimento.
    Nel contesto educativo, specialmente di fronte a questo tipo di difficoltà comportamentali, i termini disciplina e punizione ricorrono in modo costante e spesso vengono utilizzati in modo interscambiabile. In realtà, attraverso queste parole si fa riferimento a due concetti molto differenti fra di loro. La punizione consiste nell’associare ad un comportamento giudicato come negativo, uno stimolo avversivo (ad esempio una nota), oppure nel rimuovere uno stimolo positivo (ad esempio i cartoni animati), in modo tale da ottenere una diminuzione del comportamento non desiderato. Tuttavia, la punizione non offre una alternativa comportamentale e in questo modo non consente al bambino di identificare un modo corretto di comportarsi. La disciplina consiste invece nell’insegnare al bambino come comportarsi, includendo l’individuazione e spiegazione del comportamento sbagliato e offrendo un’alternativa accettabile. Inoltre, la disciplina si basa sul rinforzo positivo, che consiste nell’emissione di un incentivo ogni volta che viene messo in atto un comportamento funzionale. Questo atteggiamento sarà utile per il bambino poiché imparerà a comportarsi in modo corretto, ma soprattutto potrebbe portare benefici nella relazione con l’adulto.
    Il modo migliore per disciplinare un bambino con ADHD è attraverso un programma di modifica del comportamento, che consiste nel definire obiettivi adeguati all’età e raggiungibili, premiando sistematicamente ogni piccolo risultato finché il comportamento non diventa routinario. Premiando il comportamento positivo (piuttosto che punendo il comportamento negativo) si contribuisce ad aumentare ulteriormente la motivazione del bambino a comportarsi correttamente.
    In molti casi il bambino con ADHD non si adegua alle richieste o ai comportamenti corretti a causa delle difficoltà esecutive ed attentive, legate al controllo comportamentale. Se il bambino viene punito per un comportamento che non riesce a controllare, ciò si ripercuote sulla sua autostima e sul suo senso di autoefficacia, portando alla costruzione di una concezione negativa delle proprie capacità e possibilità. Inoltre, all’interno di un contesto educativo ci si dovrebbe focalizzare sul comportamento inadeguato, non tanto sul modo di essere del bambino, separando l’azione dalla persona.
    Come genitori è importante cercare di guardare al comportamento del proprio figlio con uno sguardo positivo, per promuoverne il benessere e facilitare la relazione. Con questo non si intende demonizzare la punizione, che può essere utilizzata in certi contesti, oppure come ultima risorsa, ma si vuole facilitarne la conoscenza delle caratteristiche e gli eventuali effetti, per fare delle scelte educative consapevoli.
    In ogni caso, affinché il bambino si senta amato e sostenuto deve percepire che il genitore ha fiducia nelle proprie capacità, dunque, un passo fondamentale è quello di accettare il funzionamento divergente del proprio figlio e le sue imperfezioni. Sebbene infatti la mente di questi bambini funzioni in modo diverso, ha in realtà le potenzialità per avere successo così come qualsiasi altro bambino. 

    Sitografia:

    ADHD e punizione: https://www.additudemag.com/behavior-punishment-parenting-child-with-adhd/

  • Potenziare le funzioni esecutive: Cogmed e memoria di lavoro

    Potenziare le funzioni esecutive: Cogmed e memoria di lavoro

    Le funzioni esecutive sono quelle abilità cognitive che ci permettono di pianificare, organizzare, inibire comportamenti, ragionare, capacità di problem solving e che ci permettono di agire in modo flessibile. Uno dei componenti chiave delle funzioni esecutive è la memoria di lavoro, che è la capacità di mantenere e manipolare le informazioni nella mente per brevi periodi di tempo. La memoria di lavoro è fondamentale per l’apprendimento, la risoluzione dei problemi, la comprensione del linguaggio e la capacità di prendere decisioni. Ad esempio, quando si legge un libro, la memoria di lavoro ci permette di ricordare i personaggi, le loro relazioni e la trama della storia. Quando si risolve un problema matematico, la memoria di lavoro ci permette di mantenere in mente le informazioni pertinenti e di elaborarle per trovare la soluzione. Se vogliamo potenziare le nostre funzioni esecutive, un’opzione è intraprendere un percorso di allenamento tramite il Cogmed Working Memory Training. Questo programma si basa sulla plasticità cerebrale, ovvero la capacità del cervello di adattarsi e cambiare in risposta all’esperienza. Il Cogmed Working Memory Training utilizza esercizi computerizzati che sono progettati per essere sempre più difficili man mano che si progredisce, in modo da sfidare continuamente la memoria di lavoro, si può svolgere anche da remoto (a casa), con supervisione asincrona di un allenatore certificato. I risultati degli studi su questo programma sono stati molto positivi, e visionabili sul loro sito: https://www.cogmed.com. Molti partecipanti hanno riportato miglioramenti significativi nella loro memoria di lavoro e nelle funzioni esecutive in generale. Inoltre, questi miglioramenti sono stati associati a miglioramenti in altre aree della vita, come il rendimento scolastico e lavorativo. Il Cogmed Working Memory Training può essere particolarmente utile per chi ha problemi di attenzione, disturbi dell’apprendimento come la dislessia, o per chi vuole semplicemente migliorare le proprie funzioni esecutive. In sintesi, la memoria di lavoro è una componente importante delle funzioni esecutive e svolge un ruolo fondamentale nell’apprendimento, nella risoluzione dei problemi e nella presa di decisioni. Il Cogmed Working Memory Training è un programma di allenamento cognitivo che può aiutare a potenziare la memoria di lavoro e le funzioni esecutive in generale. Se pensate di avere difficoltà in questo ambito, potrebbe valere la pena dare una chance a questo programma e vedere se può fare la differenza nella vostra vita quotidiana.

  • ADHD e autostima

    ADHD e autostima

    Un’autostima positiva è fondamentale per un sano sviluppo psicologico e in effetti è stata trovata una relazione positiva tra autostima e salute mentale. Se dovessimo dare una definizione di autostima, potremmo dire che si tratta di un insieme di giudizi che elaboriamo su noi stessi, quindi, una buona parte di essa dipende dalla nostra capacità auto-osservativa, in particolare, dal confronto fra il nostro sé attuale (ciò che sono adesso) e quello ideale (ciò che vorrei essere). L’autostima può però essere anche concepita come il prodotto delle interazioni con gli altri: si tratta di una valutazione riflessa di quello che gli altri pensano di noi. Diversi studi hanno dimostrato come bambini e adolescenti con ADHD hanno livelli di autostima significativamente più bassi rispetto alla popolazione generale, ma come mai accade questo? L’ADHD ha un forte impatto sul funzionamento del bambino e dell’adolescente, sia nel contesto scolastico, sia in quello familiare e sociale, a causa delle difficoltà nel controllo esecutivo e cognitivo che comporta. Queste difficoltà possono portare il bambino e l’adolescente a sperimentare molteplici fallimenti, che si tratti di quelli accademici o di quelli relazionali. In questo senso interviene la prima parte dell’autostima, legata al giudizio auto-riferito: spesso si sviluppa una percezione di minore competenza rispetto ai coetanei, nonché sentimenti di inadeguatezza e imperfezione che possono avere una influenza negativa sul proprio senso di autoefficacia, anticipando il fallimento anche nelle successive sfide, con conseguente ansia ed evitamento del compito. Inoltre, le persone possono sviluppare una serie di aspettative relative al comportamento e ai risultati ottenuti nei confronti del bambino o dell’adolescente. Queste aspettative possono provenire da genitori, insegnanti, datori di lavoro, colleghi, partner, amici e dalla società in generale e variano considerevolmente a seconda del contesto di riferimento. Non è raro che le persone con ADHD lottino per soddisfare tali aspettative e spesso, nonostante gli sforzi applicati, queste non vengono soddisfatte. Ad esempio, bambini e i ragazzi con ADHD possono spesso disturbare il lavoro in classe interrompendo l’insegnante o alzandosi dal banco, possono arrivare in ritardo a causa delle difficoltà organizzative o ancora avere delle difficoltà di interazione per la gestione emotiva. A causa dei loro comportamenti, bambini e adolescenti con ADHD sono soggetti a costante correzione, critica e talvolta anche un rifiuto sociale da parte degli altri. Questi continui feedback negativi da parte delle altre persone significative vengono nel tempo interiorizzati, portando effettivamente alla costruzione di una immagine negativa di sé stessi. Questo sentimento di sfiducia, rabbia e bassa autostima pone i bambini e i ragazzi con ADHD ad un rischio più elevato verso problematiche internalizzanti, come ansia e depressione ed esternalizzanti, come comportamenti oppositivi e provocatori, uso di droghe e autolesionismo. Favorire l’autostima del bambino o dell’adolescente con ADHD è quindi fondamentale per garantire il loro benessere. Così come promuovere in loro i tratti protettivi dell’autocoscienza, dell’accettazione di sé e dell’autocompassione. Ecco, quindi, alcuni consigli per genitori e insegnanti che hanno a che fare con questi bambini e adolescenti, in modo tale da migliorare la relazione e incrementare l’autostima:

    1. È importante capire che questi bambini e ragazzi hanno difficoltà nell’autocontrollo e i loro comportamenti non sono intenzionali.
    2. Siate positivi: è importante premiare il bambino e il ragazzo in modo semplice e immediato per incoraggiare i comportamenti desiderati. Le punizioni non controllano i comportamenti indesiderati.
    3. Elogiateli con costanza: ciò permette di sottolineare i comportamenti e le caratteristiche positive, rinforzando l’autostima.
    4. Organizzazione: è importante saper individuare quelle situazioni in cui il comportamento potrebbe essere più difficile da gestire, pianificando delle regole fondamentali.
    5. Scegliere le vostre battaglie: è importante capire quali comportamenti riprendere e quali lasciar correre, in funzione degli obiettivi educativi posti.

  • Difficoltà di memoria di lavoro e apprendimento: come il training Cogmed può aiutare

    Difficoltà di memoria di lavoro e apprendimento: come il training Cogmed può aiutare

    Genitori e insegnanti sono spesso alla ricerca di metodi efficaci per aiutare gli studenti a superare ostacoli nell’apprendimento. Uno degli aspetti chiave dell’apprendimento è la memoria di lavoro, che può influire notevolmente sul rendimento scolastico. In questo articolo, esploreremo come le difficoltà di memoria di lavoro possano interferire con l’apprendimento e come il training Cogmed possa essere d’aiuto.

    La memoria di lavoro è un sistema cognitivo temporaneo che consente di conservare e manipolare informazioni per brevi periodi di tempo. È fondamentale per molte funzioni cognitive, tra cui il ragionamento, la comprensione e l’apprendimento. Le difficoltà di memoria di lavoro possono manifestarsi in vari modi, come la difficoltà nel seguire istruzioni complesse, nel risolvere problemi e nel mantenere l’attenzione durante le lezioni.

    Le difficoltà di memoria di lavoro possono derivare da vari fattori, tra cui disturbi specifici dell’apprendimento (come la dislessia o il disturbo da deficit di attenzione e iperattività), ma possono anche essere presenti in individui senza diagnosi specifiche.

    Il training Cogmed è un programma di potenziamento della memoria di lavoro sviluppato da esperti in neuroscienze e psicologia. Il programma si basa su esercizi cognitivi mirati e adattivi che migliorano le capacità di memoria di lavoro in modo strutturato e graduale. Il training Cogmed può essere personalizzato in base alle esigenze di ogni individuo e si adatta automaticamente al livello di competenza dell’utente, offrendo un’esperienza stimolante e coinvolgente.

    Numerosi studi hanno dimostrato che il training Cogmed può produrre miglioramenti significativi nella memoria di lavoro, con effetti positivi sulle abilità cognitive correlate, come l’attenzione, la capacità di pianificazione e la soluzione di problemi. Alcuni dei principali benefici del training Cogmed includono:

    • Miglioramento delle prestazioni scolastiche: Il potenziamento della memoria di lavoro può tradursi in un miglior rendimento scolastico, consentendo agli studenti di seguire le lezioni con maggiore facilità e di acquisire nuove competenze in modo più efficace.
    • Aumento della concentrazione: Il training Cogmed può aiutare a sviluppare una maggiore capacità di concentrazione, riducendo la distrattibilità e migliorando la capacità di mantenere l’attenzione sul compito a lungo termine.
    • Riduzione dello stress e dell’ansia: Migliorare la memoria di lavoro può ridurre lo stress e l’ansia associati alle difficoltà di apprendimento, favorendo una maggiore autostima e un senso di autoefficacia.

    Le difficoltà di memoria di lavoro possono rappresentare un ostacolo significativo per molti studenti, interferendo con l’apprendimento e il raggiungimento del loro pieno potenziale. Il training Cogmed può offrire un valido supporto per affrontare queste difficoltà, migliorando la memoria di lavoro e, di conseguenza, le prestazioni scolastiche e la qualità della vita degli studenti.

  • L’influenza dell’allenamento cognitivo sulla mente: le ricerche del Prof. Torkel Klingberg

    L’influenza dell’allenamento cognitivo sulla mente: le ricerche del Prof. Torkel Klingberg

    Torkel Klingberg è un professore di neuroscienze cognitive presso l’Università di Karolinska, Svezia, ed è noto per la sua ricerca sulle funzioni cognitive e sulla plasticità cerebrale. Ha scritto numerosi articoli di grande interesse. Di seguito, una sintesi di alcuni degli articoli più letti del Prof. Klingberg:

    “Training of Working Memory in Children with ADHD” (2005): In questo studio, il Prof. Klingberg e i suoi collaboratori hanno investigato l’efficacia dell’allenamento della memoria di lavoro nei bambini con ADHD. Hanno scoperto che l’allenamento della memoria di lavoro ha portato a significativi miglioramenti nelle funzioni cognitive e ai sintomi dell’ADHD, suggerendo che questo tipo di intervento può essere utile nel trattamento dei bambini con ADHD.

    “The Overflowing Brain: Information Overload and the Limits of Working Memory” (2009): Questo libro esplora le limitazioni della memoria di lavoro e le sfide poste dall’abbondanza di informazioni nella società moderna. Il Prof. Klingberg discute l’importanza di comprendere le capacità cognitive umane per affrontare efficacemente le sfide dell’era dell’informazione.

    “Childhood Cognitive Development and Later Risk of Depression” (2011): In questo articolo, gli autori hanno esaminato il legame tra lo sviluppo cognitivo durante l’infanzia e il rischio di depressione in età adulta. Hanno scoperto che un maggiore sviluppo cognitivo durante l’infanzia è associato a un minor rischio di depressione nell’età adulta, suggerendo l’importanza di promuovere lo sviluppo cognitivo nei bambini.

    “Changes in Cortical Dopamine D1 Receptor Binding Associated with Cognitive Training” (2013): In questo studio, il Prof. Klingberg e i suoi colleghi hanno indagato gli effetti dell’allenamento cognitivo sulla densità dei recettori dopaminergici D1 nella corteccia cerebrale. Hanno scoperto che l’allenamento cognitivo è associato a cambiamenti nella densità dei recettori dopaminergici, suggerendo un possibile meccanismo di plasticità cerebrale sottostante gli effetti dell’allenamento cognitivo.

    “Computerized Training of Working Memory in Children with Autism Spectrum Disorder” (2017): In questo studio, gli autori hanno esaminato l’efficacia dell’allenamento della memoria di lavoro nei bambini con disturbo dello spettro autistico (ASD). Hanno scoperto che l’allenamento della memoria di lavoro può portare a miglioramenti significativi nelle funzioni cognitive e nei sintomi dell’ASD, suggerendo che questo tipo di intervento potrebbe essere utile anche per i bambini con ASD.

    Questi articoli offrono una panoramica del lavoro del Prof. Klingberg nel campo delle neuroscienze cognitive e dimostrano l’importanza della ricerca sulle funzioni cognitive, la plasticità cerebrale e le applicazioni pratiche di tali scoperte per migliorare la qualità della vita delle persone con disturbi neurologici e della popolazione in generale.

  • Come organizzarsi quando si soffre di ADHD

    Come organizzarsi quando si soffre di ADHD

    ADHD e organizzazione
    L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo e molti dei sintomi sono legati a problemi nelle funzioni esecutive, cioè a quelle abilità che aiutano a eseguire o a portare a termine ciò che si intende fare
    L’ADHD è anche uno spettro, il che significa che il tipo e la gravità dei sintomi possono variare da persona a persona in diverse funzioni esecutive, come: controllo degli impulsi, controllo delle emozioni, pensiero flessibile, memoria di lavoro, autocontrollo, pianificazione e definizione delle priorità, avvio dei compiti e organizzazione.
    Pensate alle vostre funzioni esecutive come al direttore d’orchestra del vostro cervello. In pratica, le funzioni esecutive aiutano a pianificare, organizzare, fissare obiettivi, iniziare e completare i compiti.
    Se soffrite di ADHD e state cercando di organizzarvi a casa, al lavoro o altrove, è probabile che abbiate difficoltà con una (o più) di queste funzioni esecutive.
    Organizzarsi e mantenersi organizzati è un compito che richiede molto impegno, ma per chi soffre di ADHD può essere ancora più difficile. La buona notizia è che difficile non significa che sia impossibile.
    Esistono alcuni modi per organizzarsi e rimanere organizzati:

    1. Stabilite un obiettivo
      Avete difficoltà a gestire i progetti o a classificare alcune cose? Oppure vi ritrovate a passare la maggior parte della giornata a cercare di capire da dove iniziare un progetto per poi non concludere nulla?
      Annotate ciò che sperate di ottenere (fate un brain dump, cioè trasferite ciò che avete in testa per iscritto, in modo da alleggerire il carico cognitivo).
      Stabilire quali sono le difficoltà e definire un piano e degli obiettivi è il primo passo per affrontare il compito dell’organizzazione.
    2. Suddividere l’obiettivo in passi più piccoli o sotto obiettivi
      Se avete un piano o un obiettivo che richiede più fasi e attenzione ai dettagli, suddividetelo in fasi più piccole e gestibili, più facili da realizzare. Ricordate che non dovete fare tutto in una volta.
    3. Programmare il tempo che dedicherete a questi compiti
      Prevedete del tempo per completare il vostro obiettivo. Trovate un metodo che vada bene per voi.

    Alcuni suggerimenti pratici che possono essere utili:

    • Utilizzate un’agenda digitale per registrare ogni giorno tutte le attività e gli appuntamenti;
    • Aggiungete i compiti al vostro calendario come se fossero appuntamenti/scadenze da rispettare;
    • Create brevi periodi di tempo per affrontare determinati compiti. Quando il tempo è scaduto, passate a un altro compito o riprogrammate per un altro momento fino a quando il compito non è stato completato;
    • Cercate di renderlo divertente e interessante. Ponete delle sfide a voi stessi. Riuscite a pulire in dieci minuti o a organizzare qualcosa in cinque minuti? Ascoltate musica o qualcosa di piacevole mentre lo fate;
    • Evitate le liste di cose da fare. Possono complicare e aggiungere stress al processo. Concentratevi su pochi compiti al giorno anziché su molti. Un piccolo progresso è sempre un progresso;
    • Date un posto fisso ad ogni cosa: se notoriamente perdete oggetti come le chiavi, gli occhiali o il telecomando, teneteli sempre nello stesso posto. Tenere le cose vicino a dove si usano può renderle più facili da mettere via o da trovare il giorno in cui servono. Programmate da 5 a 10 minuti al giorno per rimettere gli oggetti dove li avete trovati. Può sembrare assurdo programmarlo, ma se riuscite a farlo diventare un’abitudine, sarà una cosa in meno di cui preoccuparsi.
    • Chiedere aiuto: Non si può sempre fare tutto da soli. Chiedete aiuto quando ne avete bisogno.

    Un modo per affrontare le sfide organizzative dell’ADHD è rendersi conto che la perfezione è sopravvalutata. Cercate di essere gentili con voi stessi. Ricordate a voi stessi che a volte il buono è abbastanza buono. Se si mantengono aspettative ragionevoli e si prendono provvedimenti per rimettersi in carreggiata, si cominceranno a vedere cambiamenti significativi.

  • Step da mettere in atto per ridurre il comportamento oppositivo provocatorio in bambini con diagnosi di ADHD

    Step da mettere in atto per ridurre il comportamento oppositivo provocatorio in bambini con diagnosi di ADHD

    Prima di iniziare a parlare dei passaggi da mettere in atto, è  importante fare una breve introduzione del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD). Un bambino che riceve questa diagnosi ha come sintomi una durata scarsa o breve dell’attenzione e\o vivacità e impulsività eccessive non appropriate alla sua età. Tutto questo va ovviamente a interferire con le sue funzionalità e il suo sviluppo.
    Inoltre, vari studi hanno scoperto che tra il 45% e l’84% dei bambini o adolescenti a cui è stato diagnosticato l’ADHD, soddisfano tutti i criteri diagnostici per il disturbo oppositivo provocatorio. E che cosa vuole dire? Questi bambini hanno maggiore probabilità di disobbedire ai propri genitori o comunque alle figure autorevoli e possono agire in maniere aggressiva. Presentano anche delle difficoltà a gestire e regolare le emozioni e si arrabbiano facilmente.
    Adesso che abbiamo fatto questa breve introduzione possiamo parlare degli step. Quando si ha un figlio che mostra spesso comportamenti oppositivi, la situazione in casa o in qualsiasi altro contesto può diventare frustrante. La chiave di tutto però è capire da dove proviene questo comportamento, cos’è che lo fa scattare e una volta capito prepararsi a prevenire o comunque gestire queste situazioni. In questo articolo parleremo di strategie da mettere in atto per evitare così di fare o dire qualcosa che non farebbe altro che aumentare l’ostilità nel bambino.
    Il primo step da affrontare è quello del prendersi cura di sé, può sembrare un passaggio strano e\o addirittura inutile, ma è forse tra i più importanti. La diagnosi di tuo figlio non deve sconvolgere e inglobare totalmente la tua vita, come la sua. Una diagnosi di ADHD può far sentire i genitori esausti, stressati e depressi e per questo è giusto prendersi anche cura di se stessi. Bisogna farlo un po’ per amor proprio, ma se questo non interessa, bisogna farlo almeno perché quando si è più tranquilli e riposati, si ha anche più pazienza ed è quindi più probabile che non si reagisca a un comportamento del bambino in un modo che non farebbe altro che peggiorare la situazione.
    Ritarda la tua risposta. Quando si deve affrontare un comportamento provocatorio questo può mettere a dura prova la nostra pazienza. Ed è proprio in questi momenti che è facile dire qualcosa per cui ci potremmo pentire in futuro; quindi, prova a fare un respiro profondo e a contare almeno fino a 10! È molto importante che tu riesca a trovare il modo migliore per rispondere, perché quando il bambino è agitato ha bisogno che tu sia calmo.
    Step fondamentale è quello di rafforzare i comportamenti positivi. Quando trovi tuo figlio a comportarsi bene spontaneamente, lodalo, ricompensa (magari cambiando periodicamente le ricompense per non farlo abituare e annoiare) questi comportamenti. È sempre più efficace utilizzare ricompense e incentivi prima delle punizioni.
    Purtroppo, però, nella vita di un bambino con ADHD la frustrazione è una compagna di vita. Viene sperimentata a seguito a fallimenti ripetuti, quindi a volte succederà che inizieranno ad esitare di fronte a circostanze in cui temono di fallire nuovamente. Il consiglio è quindi quello di essere consapevoli di questa strategia di coping e pazienti, attua dei comportamenti che aiutino tuo figlio ad avere un’opportunità di successo. E se questo successo non dovesse arrivare ricorda che compiti che sembrano semplici possono essere molto complicati per un bambino con ADHD. Premia allora il duro lavoro, lo sforzo e il progresso, invece che concentrarti sul risultato.
    Un altro consiglio è quello di offrirgli scelte accettabili. Ma che vuol dire? La vita di un bambino è governata dalle indicazioni degli adulti e quando a qualcuno viene detto sempre cosa fare, specialmente se questo qualcuno tende a essere oppositivo, lo porterà automaticamente a rispondere e a contrapporsi. Quindi, per esempio, invece di dire: “È l’ora di fare i compiti”, ponigli la domanda “Vuoi iniziare i compiti ora o dopo aver fatto uno spuntino?”.
    L’ultimo step di cui è importante parlare è quello che chiameremo il ruolo del genitore. Tu come genitore o comunque tutore del bambino devi fare tre cose fondamentali:

    1. Dare regole chiare, coerenti e che vengano soprattutto comprese dal bambino;
    2. Ideare e mantenere una routine quotidiana, ai bambini con ADHD aiuta sapere cosa accadrà dopo perché rende le cose meno caotiche;
    3. Concedersi dei momenti con il bambino, programmare un momento speciale. Questo passaggio è importantissimo perché molto spesso i bambini con ADHD sperimentano interazioni sociali negative a causa dei loro comportamenti oppositivi-provocatori.
  • Modi per promuovere le tue risorse nonostante l’ADHD

    Modi per promuovere le tue risorse nonostante l’ADHD

    L’ADHD può non essere un limite ma si possono gestire i sintomi in modo da usarli come punti di forza.

    • Sei creativo e divertente: impara nuovi modi per gestire i tuoi sintomi e usali a tuo vantaggio, anche trovando strategie nuove per memorizzare e il tuo modo per organizzare le informazioni nel tuo cervello!
    • “Agire d’impulso a volte porta a cose meravigliose”, usa la tua spontaneità per raggiungere i tuoi obiettivi e sogni!
    • La tua prospettiva, diversa dalle altre, può mostrare un punto di vista diverso per affrontare e risolvere i problemi.
    • Con la tua passione ed energia puoi ispirare gli altri a inseguire i loro obiettivi!
    • Durante la scuola affronterai sfide difficili e grazie a queste diventerai un vero e proprio guerriero, resiliente.
    • Definisci cosa è per te il successo, solo per te, non per gli altri e trova persone che celebrano con te i tuoi successi ma che sappiano stare al tuo fianco anche quando avrai degli insuccessi: questi sono necessari, fai un respiro e ricomincia. Sono normali rischiando, ma solo rischiando riuscirai ad avere anche dei successi! Ricorda i tuoi successi precedenti e usali come motivazione per ottenerne degli altri!
    • Quando non pensiamo a nulla entriamo in una modalità predefinita (DMN), contrariamente a quando prestiamo molta attenzione e immaginiamo (TPN): nelle persone neurotipiche vi è una diminuzione del DMN quando si passa al TPN, ma nelle persone con ADHD questo non accade in egual misura e rende difficile la concentrazione. Prova a reindirizzare la tua attenzione facendo altre attività.
    • Fai esercizi giornalieri sull’equilibrio e la coordinazione (es. stare su una gamba sola, anche a occhi chiusi, cambiati ad occhi chiusi, fai sport che chiedono equilibrio), per migliorare anche la cognizione, il controllo sulle emozioni e la concentrazione.
    • Trova i tuoi talenti, ciò in cui sei bravo e creativo, la tua attività stimolante che conta per te.

    Spero che il caso di Leonardo dia finalmente prova che l’Adhd non è collegato ad un basso quoziente intellettivo o a una minore creatività, quanto piuttosto alla difficoltà di sfruttare al meglio il proprio talento naturale. Spero che l’eredità di Leonardo possa aiutarci a cambiare e eliminare questo stigma intorno all’Adhd“. https://www.wired.it/scienza/medicina/2019/05/24/leonardo-da-vinci-aveva-adhd/?refresh_ce=

    Bibliografia

     

  • La vita in classe per i bambini con problemi di attenzione

    La vita in classe per i bambini con problemi di attenzione

    Come possiamo aiutarli?
    Gli insegnanti hanno il compito di gestire la classe in maniera calma e autorevole. Nel caso in cui in classe ci siano bambini con ADHD è importante fornire regole semplici, comprensibili, espresse in maniera positiva e non come un divieto. Vanno definite bene, non semplicemente imposte. All’inizio dell’anno scolastico vanno condivise con i genitori al fine di adottarle anche a casa. Potrebbe essere una buona idea quella di far sedere lo studente accanto alla maestra, per evitare distrazioni e rumori eccessivi presenti tra i compagni. È importante avere fiducia nelle possibilità e nelle competenze del bambino, utilizzare un approccio positivo che pone l’accento sul rinforzo e sulla ricompensa quando vengono messi in atto comportamenti opportuni e corretti, non essere punitivi.
    Per evitare stanchezza, stress ed eccessiva frustrazione, il lavoro va suddiviso in micro-attività. Vanno previste delle pause (usando un timer per indicare quando iniziano e finiscono), dando la possibilità al bambino di muoversi fisicamente con un senso e in modo controllato, affidandogli dei piccoli compiti.
    Per aiutarlo a comprendere è utile sottolineare le parole chiave, cercare insieme le parole difficili per capirne il significato dal senso della frase, riassumere, motivare ad esporre e a raccontare quanto letto.
    Al fine di evitare la caduta dell’attenzione durante le lezioni è possibile rendere i compiti più interessanti, permettere di lavorare in coppia, in piccoli gruppi, alternare compiti molto interessanti ad altri meno interessanti, usare stimoli visivi per attirare l’attenzione, cercare le novità, specialmente alla fine di un lungo compito. Possono trasformare in gioco la correzione dei compiti e il ripasso mnemonico.